Un esteso tracciato sonoro si è diramato lungo il festival ginevrino ARCHIPEL – Festival des Musiques d’aujourd’hui (17-27 marzo 2011) –  dislocato dentro ampi margini contenenti una eclettica miscellanea di musiche accattivanti dell’oggi, quell’oggi che tanto preme sui nostri passi conoscitivi ed esperienziali, fornendo inviti ad entrare agili nel suo scabro  e vivo “ respiro”.

Chi scrive porta così un rendiconto che è relativo al recital xenakiano “Hors temps”  dove il violoncellista Arne Deforce, con sfaccettata e attenta presenza, ha lasciato emergere ed inverare i corto-circuiti interni ed i numerosi giochi di riflessi soggiacenti a Nomos Alpha e Kottos, gagliardamente concepiti negli anni 1966-77 ed intercalati a pagine di Hector Parra e Jonathan Harvey. Di ausilio il Centre Henri Pousseur per la realizzazione elettronica.

Nomos Alpha e Kottos si confermano  essere fervidi blocchi, scalpitanti agglomerati per esperienze “nude” del suono, in cui si gonfiano ed espandono – grintosamente – i confini intervallari, promuovendo e suscitando una temperie che ancora oggi risulta essere sofisticatamente nuova.

Ciò che si chiede all’uditore perentoriamente è di ACCETTARE il solco della differenza, per captare il flusso del momento magico, sempre pronto ad insorgere, a scaturire. Nella differenza – s’ intende – dei livelli di contatto proprio con il magma del suono, con la sua densa corrente.

Si chiede ancora di accendere tentativi di esplorazione per scoperchiare i nostri  nessi abitudinari, così da aggiungere connotati  di audacia  e  varchi  di scoperta.

Una tale accettazione a priori discioglie – perlomeno riformula – la questione se siffatta musica sia percorribile o  invece preclusa (ed in quale misura).

Negli interstizi del tono, segmentato in piccole scaglie per nuove misture, si sedimenta pertanto una carica di energia che è insieme morbida e dura. Ed ogni attacco sullo strumento può fornire o imporre una scia, una valida conseguenza, in termini di ombra o di luce.

Rimane chiara nella memoria la natura obliqua e fortemente striata (misteriosamente fuorviante) di Xenakis, pensatore in musica e la sensazione di iniezione (di austera purezza della struttura) agganciata a pezzi  e lacerti di radicalità.

Una radicalità che continua ad indurre a trasformarsi in scrutatori o persino abitatori di sempre nuove o rinnovabili “stanze” del suono, annusando o semplicemente vivendo la possibilità di sostare in una concezione altra di SPAZIO in musica e dunque di presenza.  Se ne resta nutriti ed impregnati.  E  la forza  è quella di un diverso e  geometrico  abbraccio.

Di Anna Laura Longo



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