Di Oriana Rispoli.

Marcella Antonini Nardoni è una donna dalle grandi qualità umane e professionali, che da dieci anni ricopre un ruolo fondamentale nella Direzione Generale dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Si dedica infatti all’ideazione e allo sviluppo dei progetti culturali, finalizzati principalmente alla valorizzazione del territorio e rivolti soprattutto ai giovani. L’Ente Cassa di Risparmio promuove, oltre alla formazione professionale, diverse attività per le scuole, dalle elementari alle superiori, con il preciso intento di sostenere i ragazzi nella loro educazione alla cultura e all’arte, e di orientarli poi nel delicato momento del loro inserimento nel mondo del lavoro.

(foto di Sergio Garbari)

Quali sono state le sue esperienze precedenti all’ingresso nell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze?

La mia attività professionale è incominciata negli anni Settanta nel Centro di Formazione Internazionale della Olivetti a Firenze, nella villa Coppini che era appartenuta a Lord Acton. E’ stata un’esperienza molto bella: la Olivetti era una fucina di idee e di attività legate ai temi – nuovi per l’epoca – della psicologia sociale e della sociologia. Io mi occupavo della formazione, trattata con molta attenzione agli orientamenti più avanzati della psicologia del lavoro.

Entrata molto giovane, ho imparato tanto. Inizialmente seguivo alcuni aspetti della formazione, come ad esempio l’organizzazione dei corsi; poi mi sono spostata nel settore della progettazione della formazione, che era di tipo avanzato: Olivetti aveva ben 75.000 dipendenti in tutto il mondo, dunque non essendo possibile farli venire a Firenze, la formazione doveva necessariamente avvenire sul posto di lavoro. Così entrai nel ‘Centro Progetti in Autoistruzione’, che doveva soprattutto progettare i metodi per effettuare la formazione a distanza, e che riguardava ad esempio la comunicazione interpersonale, o l’apprendimento all’uso delle apparecchiature.

Un altro ambito d’intervento è stato quello dei rapporti con persone che venivano da tutto il mondo: stili di vita, lingue, esperienze. Ho lavorato in questo settore fino agli anni Ottanta, con un passaggio molto importante nel momento in cui subentrò l’informatica. Feci un percorso interessante, con una ricerca piuttosto lunga sull’uso del computer nella formazione, e pubblicai due libri che erano il risultato delle nostre ricerche su questi temi.

Successivamente a quella prima fondamentale esperienza, a quali altri ambiti ha applicato le sue competenze?

Negli anni Novanta fu costituita l’Elea all’interno del gruppo Olivetti, ma come società di formazione a parte, ed io vi assunsi il ruolo di direttore operativo per l’e-learning (che naturalmente non si chiamava ancora così). Si costituì anche la Elemedia, a sé stante e rivolta specificamente a questo settore: alla metà degli anni Novanta, e in particolare dal 1994, con l’uso di Internet (allora gli utenti erano soltanto poche migliaia) abbiamo cercato di realizzare progetti di formazione soprattutto nel settore bancario, ovvero il settore che aveva le caratteristiche più adeguate all’applicazione di questa tecnologia.

Alla fine degli anni Novanta mi sono spostata in Infogroup e ho formato la Didaxis Multimedia, sempre con finalità formative ma attraverso un approccio aggiornato, metodi didattici più avanzati e progetti innovativi rispetto alle tecnologie sul mercato, sfruttando il Web e la multimedialità. Attraverso l’Infogroup incominciai a lavorare con l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, dove mi proposero di occuparmi di comunicazione, e così cambiai ambito di attività.

Dal 2001 dunque mi occupo specificamente di comunicazione. Ho progettato e costituito la Fondazione Rinascimento Digitale, inoltre ho creato un nuovo ufficio e un’entità che si chiama ‘Ufficio progetti culturali motu proprio’ per costituire un gruppo di lavoro all’interno dell’Ente, assumendo personale nuovo. Ho così incominciato a progettare iniziative per valorizzare il territorio nel quale “insiste” l’Ente Cassa di Risparmio, ovvero ha il suo riferimento territoriale, e per favorire itinerari turistico-culturali innovativi. Nel nostro comitato scientifico sono coinvolti studiosi importanti come il professor Antonio Paolucci, o come la dottoressa Cristina Acidini, Soprintendente del Polo Museale Fiorentino.

Come avete sviluppato questo approccio al territorio?

Per portare avanti questa strategia ci siamo innanzitutto confrontati con enti territoriali, fondazioni e soggetti europei per vedere come gli altri affrontavano questo tema: ne è derivato un convegno, nel 2002, La scoperta del territorio, con il coinvolgimento di esperti provenienti da Francia e Germania, oltre che da diverse parti d’Italia. Il risultato principale fu la presa di coscienza che la comunicazione è uno dei modi principali per realizzare un progetto di qualsiasi tipo. I contenuti c’erano: emergenze artistiche, monumenti, paesaggio… come farli conoscere e apprezzare? Attraverso la comunicazione. Abbiamo dunque cercato di creare strumenti per comunicare efficacemente l’oggetto del nostro interesse e con la mia équipe, tutta femminile, abbiamo formato dei gruppi. Si trattava di identificare i destinatari della comunicazione, individuati innanzitutto nei giovani: destinatari importanti, perché educare i giovani all’arte, alla conoscenza dell’ambiente è una delle azioni più significative che possiamo fare per il futuro dell’umanità. Avendo dato al nostro programma, come parametro prioritario, quello del consolidamento del legame con il territorio, abbiamo innanzitutto studiato i territori in cui i ragazzi vivono, li abbiamo suddivisi in aree omogenee, e tra il 2002 e il 2004 abbiamo avviato l’iniziativa, coinvolgendo il mondo della scuola dove è più facile raggiungere i giovani. ‘Cento itinerari più uno’ consiste proprio nella realizzazione di itinerari nel rispettivo territorio di riferimento, per insegnare ai ragazzi a conoscerlo bene.

Poi, con il professor Antonio Paolucci è nato un altro progetto, che ha assunto il nome di ‘Piccoli Grandi Musei’, in cui si è cercato, dal 2004 in poi, di selezionare quelli che venivano chiamati musei minori del territorio, di suddividerli per categorie e di valorizzarli. Capimmo che anche in questo caso, per promuovere la conoscenza di questi musei si doveva partire da un evento, spunto indispensabile per la comunicazione. E’ così che sono nati i progetti “La Valle dei tesori”, ‘Rinascimento in Valdarno’, ‘Mugello culla del Rinascimento’ (da lì provenivano i Medici!), ‘Per ville e per giardini’ e molti altri, per seguire, oggi, le tracce del Ghirlandaio nella Piana. Ecco che così vengono rafforzati i legami tra  i giovani e il territorio, i musei, la natura ecc. In conclusione, noi non siamo soltanto i finanziatori delle iniziative, ma abbiamo sviluppato una vera e propria capacità progettuale che prima non esisteva.

Quali altre iniziative state realizzando in questo momento?

Un progetto importante, legato al paesaggio, è quello sulle Vie Romee. Con il professor Renato Stopani, storico del territorio, abbiamo selezionato le strade che nel Medioevo portavano i pellegrini verso Roma censendo tutte le strade di Firenze, Siena e Arezzo, e ora siamo sulle tracce della via Teutonica, nel territorio aretino, che i pellegrini provenienti dall’Europa del nord-est percorrevano nel Due –Trecento.

In ognuno di questi progetti cerchiamo un rapporto di collaborazione stretta con Soprintendenze, Province, Comuni, Comunità montane, e con altre istituzioni bancarie. In particolare per quanto riguarda Lucca, abbiamo preso contatti con il GAL della Garfagnana, in quanto quella è una delle zone che in prospettiva faranno parte del progetto sulle Vie Romee, e dunque anche Lucca verrà coinvolta. L’Ente Cassa, in questa situazione, svolge un ruolo di coordinamento metodologico.

Ancora, una nostra manifestazione che ci dà molta soddisfazione sono le mostre dell’Ente Cassa, ad esempio sui Macchiaioli, o quella attualmente in corso a Villa Bardini, ‘Novecento sedotto’, che  nascono all’interno dell’Ente partendo dalla ideazione e progettazione, e che portano alla completa realizzazione e al monitoraggio… sono una piccola “fabbrica” in cui il prodotto culturale viene sviluppato a partire dal nucleo originario dell’idea, e non c’è mai una fine: la cultura porta nuova cultura, e nuove idee. Possiamo senz’altro definirla entropia culturale!

Nei nostri progetti realizziamo molti prodotti editoriali, per lasciare un segno tangibile, e usiamo intensamente Internet per diffondere le informazioni.

Torniamo a parlare dei giovani. Quali altri progetti sono nati, specificamente rivolti a loro?

Innanzitutto coinvolgiamo direttamente molti giovani nella realizzazione dei progetti cui ho accennato prima, offrendo loro un’occasione di formazione. Abbiamo rivolto loro proposte suddividendoli per età, e partendo addirittura dalle scuole medie e medie superiori: ad esempio, abbiamo creato una scuola di cinematografia per documentare le iniziative che hanno ideato; la formazione viene progettata in relazione ai contenuti del territorio per far sì che i ragazzi si inseriscano professionalmente in quell’ambito. Nella piana di Firenze abbiamo sviluppato l’editoria digitale, che ha portato alla creazione di una cooperativa nel settore dell’e-book. Proprio per analizzare i bisogni  del territorio, è stata avviata una collaborazione con l’università Bocconi e in particolare con il centro ASK (Art, Science and Knowledge). La Bocconi è stata scelta perché ha un settore molto attivo di economia della cultura, diretto da Paola Dubini che è anche direttore del centro ASK. Abbiamo così trovato la migliore partnership per condurre le nostre ricerche, come ad esempio quelle effettuate sul territorio di Arezzo per capire quali sono le potenzialità e gli effetti economici della cultura in quell’ambito territoriale, e in particolare i potenziali occupazionali per i giovani nel settore cultura. Fra l’altro, il territorio aretino confina con Firenze, Siena, Perugia ed è idoneo per creare una rete allargata di risorse culturali.

Mi sembra di ricordare che non soltanto i ragazzi, ma anche i bambini più piccoli sono stati coinvolti…

Sì, infatti c’è un altro progetto rivolto ai bambini, sempre attraverso il Web: il Portale Ragazzi. Si insegna l’uso di Internet in maniera responsabile, con contenuti che, insieme ai docenti e alle famiglie, educhino i bambini attraverso il loro stesso linguaggio, quello dei giochi. Questa attività si colloca come sussidiaria rispetto alle attività scolastiche, e cerca anche di integrare le lacune della scuola. Nel Portale Ragazzi, ad esempio, abbiamo inventato un personaggio, Picchetto l’archeologo, che aiuta a capire che cos’è l’archeologia attraverso il gioco: come si fanno gli scavi, che cosa sono i reperti… a ciò si unisce poi la visita al museo archeologico.  Per fare crescere i ragazzi, non basta la scuola: siamo convinti che sia necessaria la presenza di altre istituzioni che offrano un’educazione all’arte, alla cultura, alla scienza.

Che rapporti ha l’Ente Cassa di Risparmio con il territorio di Lucca?

Recentemente abbiamo coinvolto la città di Lucca, attraverso la partnership della Fondazione Banca del Monte, per il progetto dell’Osservatorio dei Mestieri d’Arte (OMA) cui partecipano diverse fondazioni toscane. Con la creazione dell’Osservatorio abbiamo voluto valorizzare l’artigianato artistico. Questo progetto ha due strumenti: una rivista, OMA, e il sito (www.osservatoriomestieridarte.it); così avviene la diffusione e la valorizzazione dell’attività dell’artigianato artistico. Poi si realizzano convegni, iniziative a livello europeo, il bellissimo progetto DREAM, con diversi paesi europei per la sartoria e il tessile: dieci ragazzi sono venuti dall’Europa per imparare a lavorare in una sartoria fiorentina. Abbiamo creato per i giovani le borse lavoro, per affrontare adeguatamente le problematiche connesse alla memoria del sapere nelle botteghe artigiane, e gestire il passaggio della conoscenza dall’artigiano anziano al giovane apprendista. Infatti, come si sa, oggi è venuta meno la continuità nel tramandare le tecniche dell’artigianato, e mancano i mezzi agli artigiani per tenere ragazzi a bottega: allora l’Ente, in collaborazione con la Provincia ha offerto, attraverso voucher formativi, delle borse lavoro per svolgere un apprendistato di almeno sei mesi e fare entrare a bottega i giovani apprendisti, prevedendo anche un rimborso spese per gli artigiani; inoltre gli apprendisti vengono seguiti attraverso un tutoraggio costante. Questa azione ha consentito di fare avvenire quell’importante passaggio generazionale tra le botteghe artigiane – che rischiano di scomparire con i loro antichi saperi – e i giovani che vogliono acquisire una professionalità nel mondo dell’artigianato.

www.vieromee.it

Il progetto delle Vie Romee si pone l’obiettivo specifico di valorizzare l’area dell’antico contado fiorentino – coincidente con i territori delle Diocesi di Firenze e di Fiesole, area su cui Firenze, sin dal XIII secolo, esercitò il controllo – attraverso la riscoperta e la valorizzazione delle strade di pellegrinaggio che lo percorrevano e che collegavano Firenze con la Via Francigena.

www.piccoligrandimusei.it

L’iniziativa Piccoli Grandi Musei mira a incentivare la conoscenza e la fruizione delle piccole realtà museali del territorio, ad incoraggiare la nascita di sistemi museali territoriali e a rafforzare quelli già esistenti, sensibilizzare gli enti locali nella valorizzazione delle risorse culturali del territorio.

www.portaleragazzi.it

L’obiettivo del Portale Ragazzi è quello di promuovere tra i più giovani l’utilizzo consapevole di Internet, la conoscenza e l’approfondimento di temi legati alle nuove tecnologie, alle scienze, alla storia, alle arti e alle tradizioni, all’ambiente e al territorio. PortaleRagazzi intende attivare meccanismi virtuosi per lo sviluppo di progetti didattici innovativi che integrano l’uso delle nuove tecnologie.

www.centoitineraripiuuno.it

L’obiettivo principale del progetto Cento itinerari più uno consiste nella valorizzazione congiunta di due  risorse fondamentali del territorio: il patrimonio artistico-culturale, paesaggistico, ambientale, l’insieme delle tradizioni e dei mestieri artigianali, e le giovani generazioni, che dovrebbero e potrebbero prendere in carico appunto la valorizzazione del patrimonio, generando professionalità specifiche, e trovando dunque importanti stimoli non solo ad apprezzare il proprio territorio ed a promuoverlo, ma a mettere essi stessi radici e trovando anche per il proprio futuro le “ragioni per restare”.

www.rinascimento-digitale.it

La Fondazione Rinascimento Digitale – Nuove Tecnologie per i Beni Culturali nasce per coinvolgere l’insieme di risorse, esperienze e competenze maturate in questo ambito nel nostro Paese, al fine di promuovere l’applicazione, secondo standard di elevata qualità, delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione per la valorizzazione dei beni culturali, intesi nella loro accezione più vasta, assumendo, anche in collaborazione con altri enti, iniziative di ricerca, consulenza, documentazione, promozione, formazione e divulgazione.



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