Di  Anna Laura Longo.

Strepitosamente curva, buia e “scalza” potrebbe esser definita la musica offerta e piacevolmente affondata nella cornice densa della XXIX Rassegna di Nuova Musica di Macerata 2011, la cui formulazione porta la firma di S. Scodanibbio. Nella fattispecie il riferimento è al concerto tenutosi nella serata del 29 marzo presso il Teatro Lauro Rossi della città.

Con procedimento a ritroso si riferirà intanto della sezione vivida di improvvisazione concertata, di cui sono stati lari e dispensatori il trombonista M. Svoboda ed i pianisti S. Schleiermacher e F. Ottaviucci.

Il pianoforte sceglie di aprirsi dunque in veste duale, in una compenetrazione gravida di echi e sorprese.

C’è una buona vita dentro le numerose “celle sonore” germinate e poi trasposte in quasi-anfratti di suoni e palpiti puri o rappresi. Una trama musicale all’insegna di una ripida mobilità, con corroboranti “colpi” di stasi. M. Svoboda – agilmente dotato di fruttuosa elasticità e lauto respiro – ci raggiunge in forma ampia ed eloquente.

Dei pianisti emerge in primis la proficua fame di abissi, nonché il vento di fermentazione interno di cui è buono  nutrirsi. Risalendo in alto nel programma – excursus si raggiunge l’area “ossuta” e costantemente elevata dedicata ad H. Lachenmann, mago di risonanze e di magnifici spessori ed enunciati in musica.

Spiace certo l’assenza del compositore tedesco, che era atteso per fornirci la sua impronta pianistica in Wiegenmusik.

Con sottigliezza di tocco gli interpreti del mdi ensemble (G. Casati, P. Casiraghi e L. Ieracitano)  seguiranno invece le variegate direttrici  dell’Allegro sostenuto.

Condensazioni  e fremiti incalzano: non esistono varchi diretti – è  risaputo – ma un’idea fortemente contratta, un’esigenza di catene di suoni e timbri protesi, a volte in forma di bulbi o protuberanze in una impervia cascata che non nega provvide  escogitazioni o ingranaggi.

Un robusto sostegno va a chi una volta ancora è tornato a credere di poter raccogliere frutti dai tentativi estremi compiuti nel recente passato o nel semi-ombroso presente della ricerca musicale-compositiva, senza neutralizzare appunto, ma agevolando anzi quelle forme di transitività  che ci  rivelano o informano di una linea di specifico posizionamento.

Lungo l’asse del tempo l’arte strenuamente vive del suo compito plasmatore, ci cosparge e ci infonde una  fertile turbativa, assetando talvolta gli orecchi di una nuova texture.

Maggio 2011



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