Di Anna Laura Longo.

Fuoriesce da un saldo disegno, acquisendo presto la sua preminenza, attraverso un incipit “muscolare”, in cui il suono viene addentato e repentinamente divelto nel trapasso all’utile brezza di un arresto catturante.
Poco più di sei minuti di ieratica brevità per il Quartetto n. 2 in cui il compositore D. Bravi spartisce crude tensioni e largo onirismo: i due aspetti vengono anzi sintetizzati provocando fluide miscele.
Tra fermezza e sapida vigilanza incede magistralmente l’esecuzione del Quartetto Arditti (esecuzione imbandita anche presso il Teatro Malibran in occasione dell’ultima Biennale di Venezia). Gli interpreti appaiono segnatamente intenti a permutare i segni e i modi della scrittura in risultati di timbri di egregia vivezza.
All’insegna di una generosa mediazione, che mai imprigiona, ci rammenta invece come esista il succo di una scaturigine dietro ciascun suono o cellula.
Una consequenzialità di strappi e lasciti carezzevoli vengono situati all’interno di una scattante struttura. Quest’ultima vistosamente sospinge e ci focalizza nella zona-fulcro del centro (vero sbocco gravitazionale) dove si apre – attraente, scivolosa e sbieca – una scorribanda enfatica di urli di archi, che quasi annulla la divisione delle parti, traducendosi in una sorta di magmatico afflato. A seguire echi di profonde vallate.
L’efficacia magnetica non si estingue, resta sorvegliata fino alle ultime tracce, con assetto tridimensionale, in grado di arrecare emozioni inedite.
Altrettanto impiantata, rivestita di chiara premura è la musica della Meditazione Quarta – Del Vero e del Falso – (Ensemble Vide) accostabile alla Meditazione Prima “ in eco” (Algoritmo Ensemble), in entrambi i casi con l’impronta e la cura direttoriale di M. Angius.
Tende talora ad attenuarsi il tratto in zone di più lieve ed introspettiva temperie, alla ricerca sempre di una serica unicità , dal “colore” palpabile.
Intagliata nel legno è la musica in D. Bravi, munita di pregio, nella sospensione così come nel radicamento.
Con costanza tende a recarsi in territori di accensione e/o tumulto, per risvegliare e definire direzioni nette e decise. E’ vitale il soffio, è vitale il daimon della scrittura.



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