Omaggi per chitarra, è un percorso a ritroso nel repertorio della chitarra.

Strumento molto diffuso in ambito folklorico, pop, jazz,  la chitarra ha incontrato da sempre (e per motivi diversi) grande difficoltà nelle idee e nelle fantasie musicali di compositori di formazione cosiddetta colta o accademica.

Troppo limitata da un punto di vista sonoro per soddisfare le esigenze “linguistiche” dell’epoca romantica e tardo romantica, troppo vergine per assorbire la temperie culturale novecentesca del messaggio debussyano o la “violenza” fonico\formale di Stravinskiy, addirittura estranea  alla imminente deriva dodecafonica che, agli inizi del secolo scorso, stava  trasformando definitivamente la coscienza musicale, e non solo, dell’uomo occidentale.

Eppure, in questo  ambito di grande difficoltà e apparente disinteresse, qualche compositore ha saputo cogliere l’elemento profondo di questo strumento, portando la chitarra e alcuni suoi interpreti, ad assumere un ruolo determinato e coerente con le proprie caratteristiche, nel panorama musicale.

I tre autori delle opere in programma, sono testimoni di questo percorso.

Angelo Gilardino, chitarrista, didatta, musicologo e compositore vercellese, con la serie di Sessanta studi di virtuosità e trascendenza (suddivisi in cinque volumi ed. Berben), scava nell’essenza della chitarra e approda ad una visione buia, notturna, profondamente interiore: l’idioma strumentale come guida alla ricerca del senso e della natura stessa del suono. La lezione di Gilardino è virtuosità dunque, intesa come percorso personale per il superamento delle difficoltà strumentali e non virtuosismo come mera dimostrazione di agilità fisica.

Mario Castelnuovo-Tedesco, compositore e pianista fiorentino, ha ignorato la chitarra fin quando, a Venezia nel 1932, l’incontro con Andres Segovia fa scattare una scintilla fatale. Questa fatalità risiede non tanto nell’opera Sonata op. 77 “Omaggio a Luigi Boccherini” in programma, quanto nella propria vicenda umana. Di origini ebraiche, è costretto all’esilio negli Stati Uniti nel 1939. Fino ad allora  Castelnuovo-Tedesco è uno dei maggiori rappresentanti della cultura musicale italiana, ma per le gravi difficoltà di vita e un impiego come compositore presso la Metro Goldwin Mayer che non gli lascia alcuna libertà artistica, la sua fama è completamente offuscata. La chitarra sarà per lui un’ancora di salvezza, l’unico strumento per il quale riesce a comporre con quella serenità con la quale amava lavorare nel primo periodo della vita.

Nell’Ottocento non sono pochi i compositori che lavorano sul repertorio della chitarra, ma le loro opere rimangono ben lontane dal livello che i grandi autori classici proponevano per gli altri strumenti. Mauro Giuliani è riuscito, più degli altri, nel tentativo dare alla chitarra (ben diversa da quella moderna anche dal punto di vista fisico) un repertorio degno della sua epoca. Brillante concertista conosciuto e ammirato da Beethoven, ci ha lasciato tra l’altro, una serie di sei poutpourri su temi rossiniani, assicurando una intelligente traduzione timbrica dei caratteri distintivi delle opere di Rossini, dalla lucida cantabilità al caratteristico crescendo rossiniano.

Angelo Colone



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