Di Anna Laura Longo.

Lineare e attento torna a dispiegarsi l’omaggio alle numerose vittime della strage di Bologna del 2 agosto 1980, con il desiderio di rimanere saldamente vicini a chi ha subito il dolore di quel tragico evento.

Il Concorso Internazionale di composizione 2 agosto 2011, riafferma – nella sua XII edizione – criteri di compartecipazione ed intenti di vicinanza.

La direzione artistica affidata a F. Festa e la presenza univoca dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, diretta da R. Ceni, costituiscono i presupposti per lo svolgimento del concerto di premiazione.

Sicché nel cuore di Piazza Maggiore, chiaro fulcro rappresentativo, viene per primo ascoltato il pezzo di A. Gaglianello (Rapsodia concertante) all’insegna di una fluida concitazione orchestrale, che contraddistingue in special modo l’esordio, sul quale si stagliano – vibranti – i due solisti: A Tinelli al clarinetto  ed I. Battiston alla fisarmonica.

Quello che viene a generarsi è un tessuto sonoro alquanto febbrile, che trova più apertamente calore nel centro della composizione, disseminando una sorta di flusso stringente, in cui non mancano accenti o tremiti spigolosi.

A. Casagrande (2° classificato) affida al clarinetto solista, pur sempre avvolto dalla compagine orchestrale, il  brano che porta il titolo Diabolical Machine. Si apre e scalpita la sua musica cavalcando su sincopi ed avvolgendosi intorno ad un nitido profilo, che tratteggia una limpida ricorsività di cellule tematiche, mediante rincorse e spunti imitativi. I colori talvolta scuri dello sfondo orchestrale danno appoggio alla ferma lucidità del solista che ha la voce di C. Arbonelli.

Si ritrova un fermento in Risorgimenta(l) Variatio, di D. Fensi (3° classificato), in cui fa la propria comparsa  “magicamente” l’ocarina nelle mani di F. Galliani. Ma vi è il supporto anche degli strumenti che caratterizzano il resto dell’organico, vale a dire il mandolino (M. Corcella), la fisarmonica (I. Battiston) ed  immancabilmente l’orchestra.

Tra citazioni di brani risorgimentali prende corpo una eclettica commistione di suoni dal taglio struggente e lieve al contempo. Un arcipelago vivo e mutevole – si potrebbe dire – con una zona centrale maggiormente dotata di spunti evocativi. Musica fondamentalmente segmentata, caratterizzata da micro-realtà giustapposte, ma altresì pronta a divenire danzante ed agile.

Nella concatenazione di brani offerti nel corso della serata trovano posto – a seguire – i due pezzi commissionati, rispettivamente di M. Carcella e di  A. Inglese.

In Raggi di un sogno nascente torna ad essere viva e pregnante la specificità dell’organico: quattro ocarine (propriamente dei Solisti del Gruppo budriese), clarinetto, mandolino, fisarmonica, ensemble di sintetizzatori, chitarra elettrica, basso elettrico e batteria.

Si propaga un’atmosfera vagamente cavernosa, eppure sottile, che va a spingersi ritmicamente dentro formule evidentemente assertive fino a costruire una panoramica aperta a mobili gradazioni.

Irretisce – nuovamente – il suono delle ocarine, neoancelle sonore e portatrici di continui e inediti varchi uditivi. In Ma la gloria non vedo di A. Inglese infine si disvela un corpus musicalmente flessuoso, variamente proteso a produrre sottolineature sul testo per voce recitante ( trattasi di un assemblaggio cucito da C. Venturoli  e F. Festa nell’ambito del quale spicca su tutte una  pagina appartenente  a G. Mazzini di  compatta incisività).

Porta il suo affondo su un  testo così denso la voce energica  di  M. Ovadia.

Il concorso mirava quest’anno ad unirsi all’ondata celebrativa per i 150 anni dell’Unità d’Italia.

In giuria una cerchia di salienti nomi della creazione in musica del presente.

Lungi dal produrre effetti di cancellazione nella memoria storica ed individuale, una tale commemorazione porta invece rinforzo a quelli che sono i già carichi segmenti di ricordi e di riflessioni accese.

Potrà crearsi a lungo andare una stratificazione in tal senso e  potrà soprattutto generarsi – sperabilmente – una sollecitazione ad assumere un instancabile posizionamento in favore ed in direzione di logiche costruttive e  nettamente vitali, rifiutando al contrario ogni spunto o forza di lacerazione oscura, potenzialmente incline  a confluire in gesti e moti di inaccettabile  e dura  violenza .



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