Sophie Pacini

Una giovane pianista che sa esattamente quello che vuole. Che viene osannata dal pubblico, ma che un attimo dopo, chiede: «Andava davvero bene? Dov’è che posso far meglio?»

Il suo cammino, consapevolmente o inconsapevolmente è sempre stato rettilineo.

Ma cominciamo dai primi passi.

Sophie Pacini è nata a Monaco di Baviera, il padre è un professore italiano di letteratura e la madre un medico internista tedesco. A suonare il pianoforte ha cominciato relativamente tardi, a 6 anni, ma già subito rivela il suo fulminante talento: nel 2000 debutta con il Concerto per pianoforte e orchestra in re maggiore di Haydn, nel 2002 viene già immatricolata al Mozarteum di Salisburgo nella classe di Karl-Heinz Kämmerling, nel 2004 entra nell’Istituto per bambini prodigio del Mozarteum, dove le vengono impartite insieme alle lezioni di pianoforte, lezioni di improvvisazione, di formazione dell’orecchio interno, armonia, composizione e direzione. Nel 2007 passa nella Meisterklasse di Pavel Gililov e parallelamente inizia nel 2009 i corsi universitari di Pianoforte solista (Konzertklavier), che porterà a termine nell’ottobre 2011.

Se da un lato gli studi estremamente impegnativi a Salisburgo, hanno dato frutti eccellenti, dall’altro non sono mancate altre esperienze negative e positive insieme. «Sono entrata in un mondo che tutt’ora segue a non piacermi: esercizi su esercizi,

pressione continua e troppi genitori sempre presenti…». Ma d’altra parte questa disciplina ha reso forte Sophie, le ha permesso di capire ciò che vuole e ciò che non vuole, le ha insegnato a farsi valere. Dopo aver deciso a 15 anni di passare nella classe di Pavel Gililov, lì trova un mondo diverso: impara a confrontarsi in profondità con il discorso musicale, a cercare ciò che si nasconde dietro le note, capisce che uno puro strumentista, per quanto virtuoso e perfetto tecnicamente, non potrà mai diventare un grande musicista. «Voglio essere inteprete e non saltimbanco.»

Sophie procede nella sua strada con totale determinazione. Un esempio magnifico è il suo incontro con Martha Argerich nell’estate del 2010 in Italia, a Pietrasanta. Sophie vi era andata per strappare un’audizione al suo grande idolo. Ha atteso ore nell’albergo dove la Argerich era alloggiata. Alla fine ecco che lei compare. Un’audizione? Non se ne parla nemmeno, non è possibile, gliene manca il tempo, inoltre è troppo stanca, ha bisogno di riposo… e scompare in ascensore. Sophie aspetta, non si dà per vinta, non se ne va. «Ho pensato fra me: non ti puoi liberare di me così subito!», racconta Sophie e aspetta ancora. Dopo un’ora buona Martha si fa nuovamente viva, vorrebbe andare ad esercitarsi e vede Sophie ancora lì.

«Ma sei irremovibile! Che cosa mi vuoi suonare dunque?» «La Sonata in si minore di Liszt!» è la risposta di Sophie. Martha la fissa incredula. «La Sonata di Liszt! Suonami qualcos’altro.» «No, voglio suonare Liszt!». E facciamo buon viso a cattiva sorte, avrà pensato Martha fra sé. Ed ecco che Sophie va ad uno dei due pianoforti a coda sistemati in una saletta dell’albergo, prova per un attimo tasti e comincia la Sonata. «Avrò suonato forse quattro o cinque pagine – racconta Sophie – e già sentivo che avevo vinto! Martha si era intanto alzata mentre suonavo e aveva sollevato completamente la specchiera superiore della coda. Ho portato la Sonata di Liszt fino all’ultima nota.»

Martha è andata allora verso di lei, le ha dato un bacio e le ha detto: «Ma lo sai che sei davvero bravissima?»

Dopo sono andate a braccetto in piazza a bersi una cocacola. Hanno parlato di mille cose, di musica, ovviamente, ma anche di tanti altri problemi che occupano l’animo di una giovane musicista. Ed è allora che Sophie conosce una Martha Argerich così diversa dal cliché che di lei ci si è fatti. Non una diva, non un persona imprevedibile, ma un essere umano aperto, di cuore, bello. E’ l’inizio di un’amicizia.

Martha Argerich le apre la strada dal maestro Fou T’song e la invita a suonare a Lugano nella successiva edizione del «Progetto Martha Argerich». E combinano di rivedersi ogni volta che sarà possibile.

Sophie ha suonato il 20 luglio 2011 nella chiesa di San Rocco a Lugano. In sala erano presenti Martha Argerich, il grande Ivry Gitlis e Dora Schwarzberg. Suona  Beethoven, la Sonata «Waldstein», Chopin, il Notturno op. 48/1 e il secondo Scherzo e infine la Sonata di Liszt: esecuzione esaltante, ovazioni! La registrazione live della Radio Svizzera è lì a testimoniarlo.

Come ha detto Martha Argerich:«Tu ricordi molto me stessa.» Può una giovane pianista sognare di più?

Premi

2002 e 2005   Primo premio con lode nella German Young-music Award (“Jugend musiziert”)

2006  Primo premio al Concorso internazionale «Grotrian-Steinweg» a Braunschweig in Germania

2009    Primo premio al «Grande concorso delle università austriache» della Fondazione Hildegard Maschman (dotazione di 12.000 Euro)

2009   Borsa di studio «Huebel» dell’Università Mozarteum di Salisburgo

2011   Premio «Margherite Dütschler» del Festival svizzero «Sommets musicaux de Gstaad» che prevede l’incisione di un CD per la casa discografica  «Onyx» con la Deutsche Staatsphilharmonie Rheinland-Pfalz sotto la direzione di Radoslaw Szulc:  Mozart, Concerto per pianoforte e orchestra in mi bemolle maggiore K 271 «Jeunehomme»; Schumann, Concerto per pianoforte e orchestra in la minore)

2011    «Förderpreis Deutschlandfunk». Il premio, assai ambito, prevede produzioni negli studi della radio nazionale tedesca a Colonia quale «Artist in Residence» e l’incisione di un CD, così come una scrittura per il «Musikfest Bremen» 2012.



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