di Joseph Roth*

Naturalmente il violinista era giovane e biondo. E il violino era di un legno fatato, e come ogni altro violino aveva quattro corde. La prima era di ferro, la seconda d’argento, la terza d’oro – e la quarta era qualcosa di molto, molto speciale: il capello lungo e sottile di un elfo. Era proprio come un violino deve essere in una fiaba. Un vero violino da fiaba.

[…]

Il giovane violinista sapeva suonare in un modo talmente bello e incantevole che lo sentivano addirittura i sordomuti degli ospizi e ne ripetevano le melodie. Le stelle danzavano in cielo, e perfino le stelle fisse giravano in tondo. Col suo violino il giovane musicista rivoluzionava l’intera astronomia, e i professori ce l’avevano con lui, perché le stelle fisse osavano rinunciare alla propria fissità contro ogni legge scientifica e si mettevano a ballare.

Non è usuale che in una fiaba ci sia solo un violinista. Secondo me gli deve succedere qualcosa, per questo aggiungerò anche una principessa.

Come? Niente più principesse? Non è giusto. Perché, primo, esistono anche principesse senza corona, secondo, non posso scostarmi dalla tradizione: nelle fiabe ci sono soprattutto principesse.

La principessa era ancora più giovane e più bionda del violinista, è naturale. Se usasse acqua ossigenata per i capelli, non saprei dire. E’ comunque possibile, perché anche per il resto aveva caratteristiche tipicamente femminili, come dimostrerò fra breve.

Così ad esempio si era messa in testa che avrebbe potuto scegliere per sposo e re del suo paese soltanto un uomo di eccelse capacità. Bandì allora un concorso nelle gazzette.

Si presentarono parecchi pretendenti.

Il primo era un pittore. Piazzò una tela, diede tre pennellate di qua e di là ed ecco la principessa alla maniera cubista, futurista, espressionista. Comunque era irriconoscibile, e tutta la corte andò in estasi per quella verosimiglianza sorprendente.

[…]

Si presentarono poi molti altri artisti e gran sapienti. Un velocista che sfidava i raggi solari. Un giocoliere che palleggiava con la luna e gli astri. Un architetto che costruiva ponti d’arcobaleno. Un indovino di pensieri che però riscuoteva scarso plauso poiché, essendo uomo di saldi princìpi, a chi gli chiedeva di fare un esperimento, rispondeva puntualmente: «Lei non pensa nulla!».

Insomma, si erano presentati tutti coloro che sapevano fare qualcosa di particolare. Mancava soltanto un famoso telepatico. Diretto al castello della principessa, aveva sbagliato strada senza più riuscire ad orientarsi.

Anche il mio giovane violinista arrivò al castello.

Piacque molto alla principessa. Ma, prudenti come sono le principesse, lo fece aspettare. «Chissà,» pensò «può sempre arrivarne uno più bravo».

Debbo dire che non era molto bello da parte della principessa. Peraltro non era nemmeno cattiva. Era solo giovane, bionda e principessa, per l’appunto.

Un giorno arrivò un tale con il monocolo. Sul biglietto da visita c’era scritto: v. Relevant, maestro di ballo. Era il più famoso ballerino del paese.

Già si intuisce che cosa accadde. A questo punto potrei tranquillamente interrompere la mia fiaba. Qualcuno dubita ancora che una principessa, una principessa giovane e bionda, potesse preferire il ballerino?

Accadde quello che doveva accadere. Il maestro pregò il violinista di suonare. E il violinista suonò. Perché i giovani musicisti sono sempre pronti a eseguire l’accompagnamento della propria rovina.

Ma a questo punto la fiaba è davvero finita. La conclusione è del tutto secondaria!

Proviamo a immaginare: il musicista suonò alle nozze della giovane coppia. E come in ogni fiaba, d’un tratto cadde a terra stecchito.

E la principessa, colta da improvviso terrore, si rese conto che senza musica il suo ballerino non poteva assolutamente danzare.

Oh, come sarebbe stato felice il violinista, se avesse potuto continuare a ballare anche lui.

Ma questo non capita mai. I violinisti non possono ballare. Per il semplice fatto che gli tocca suonare.

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* Il racconto è tratto dalla raccolta Il secondo amore. Storie e figure, Milano, Adelphi, 2011 (traduzione di Gabriella de’ Grandi, tit. originale Die zweite Liebe. Geschicthen un Gestalten).



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