“PICTA MANENT” (la pittura che resta)

Se già non sapessi che Franco Avitabile è napoletano, stenterei a crederlo. Se non fosse per quella sua poesia visiva, schiettamente mediterranea, che lo distanzia da quell’arte massmediale che proprio nel Nuovo Mondo portò alla ribalta e prepotentemente l’iconografia “fantascientifica” dei mezzi di comunicazione di massa, sarei indotto a chiamarlo americano.

La forza di Avitabile sta tutta nella contaminazione e nel mutuo e vicendevole scambio tra le correnti che da sempre sono alla base delle sue creazioni: è nella libertà dei continui sconfinamenti tra il pop, il minimal, il geometrico, la grafica, il lettering, che vive la sua instancabile ricerca di una sempre nuova “maniera” personale. Lontano dalle fredde modalità puramente costruttiviste, come dai pleonasmi grafici o da scontati e facili grafismi, Avitabile arriva agli occhi passando prima dall’intelletto: ovviamente, solo in chi non vi ravveda una fredda sommatoria di elementi tipica dei manipolatori pop americani. Grafica nella sua veste ma pittorica nel suo divenire, l’arte di Franco Avitabile è la sua gioia di fare, di comporre logiche di colore, di far cantare le parole come forme danzanti e libere di replicarsi all’infinito nello spazio.

Il rigore, la precisione grafica, l’essenzialità delle campiture, non sono mai una barriera invalicabile: l’opera non è una prigione di strutture cromatiche fisse, ma una finestra da cui gli elementi prendono corpo per poi librarsi nel vuoto oltre la cornice. Una sperimentazione continua sul pendio semantico della parola, una pura ricerca visuale che si spinge sempre più ad approfondire le fertili connessioni tra il verbo della realtà e quello della pura creatività. Interessato al significante come forma e al significato come espressione, l’Avitabile “poeta visivo” sa benissimo che la parola è prima di tutto immagine. Di lui colpisce la musicalità delle pagine, degli spartiti algebrici, la capacità di far creare direttamente le parole, il suo scherzare con esse, docili strumenti di un linguaggio in cui tutte le note possiedono una loro gioiosità ludica.

Mai matematico, mai inespressivo, sempre più libero e, cosa per lui fondamentale, mai anonimo, Franco Avitabile gioca a far accadere ciò che pensa, nel recinto logico e raziocinante di un’anima che vuol sentirsi libera…

Marco Palamidessi


“ per NOTE”

Nel contesto della ricerca sperimentale su scrittura, visualità e nuovi media, l’arte del napoletano Franco Avitabile ha senza dubbio la gran virtù della chiarezza espressiva. Grafico esperto ancor prima che artista meticoloso, la precisione dei dettagli e l’esattezza del suo discorso pittorico ha già dato prove convincenti in tutta la vasta Provincia lucchese, sempre più aperta alle esperienze del mondo figurativo contemporaneo. Una pittura massmediale dallo stile marcatamente pubblicitario, che fa riferimento anche all’aurea produzione della Pop Art americana. Avitabile trascrive nel territorio della pittura il variopinto repertorio mediatico, attraverso l’ironia e l’originalità delle composizioni. Il rapporto tra parola e immagine, sostenuto dai mezzi e coi mezzi dell’avanguardia, diventa così pretesto per una ricerca verbo-visuale; nelle opere, le stesure piatte di colore, la nitidezza delle figurazioni pittoriche, i dettagli microscopici e macroscopici costituiscono la sintassi figurale di un linguaggio moderno che si risolve perfettamente in un’ efficace comunicazione espressiva. Quella di Avitabile è una sperimentazione continua sul versante semantico della parola, che si sposta sempre più ad approfondire le fertili connessioni tra il verbo della realtà e quello della pura creatività.

Marco Palamidessi

“SULL’EQUILIBRIO DELLE FORME GEOMETRICHE”

Quando nei primi anni del Novecento, la pittura arrivò al suo punto estremo con l’astrattismo geometrico di Mondrian e di Van Doesburg, con il Neoplatonismo, il Costruttivismo sovietico e il Bauhaus, conquistando l’assoluto si costruì un’immagine totalmente innovativa della realtà, come avanguardia morale e sociale. Tali movimenti si proponevano anche, e qui sta tutta l’apertura all’arte contemporanea, una concreta collaborazione tra scultori e pittori, da un lato, e architetti e disegnatori industriali dall’altro, in una forma d’arte libera da ogni riferimento al reale, razionale e tecnica, di una purezza formale assoluta. Su queste linee direzionali, su queste avanguardie, si muove il discorso pittorico di Franco Avitabile. Anch’egli fa dell’astrattismo geometrico il suo punto estremo di arrivo. Le superfici dipinte di verticali e di orizzontali, inquadranti zone di colore puro, sfociano spesso in composizioni plastiche, accentuate da un lirismo cromatico e suggestivo. Tutto questo avviene attraverso un rigore metodologico di grande intensità che Avitabile percorre e affronta seguendo la non facile strada dell’unità: una nuova unità fra arte e tecnica, frutto della sua formazione di grafico, secondo le teorie bauhausiane, lontana da ogni intenzione concettuale o di valori etico-metafisici.

Le campiture che prediligono i colori primari a contrasto con le tonalità del grigio neutro o bianco squillante, si aprono verso spazi di luce o s’interrompono in griglie serrate sostenute da un nero profondo. La linea, così, s’interrompe, s’intreccia e si armonizza in composizioni sempre nuove e coerenti di quell’equilibrio che la sapienza artistica di Avitabile sa dosare e amministrare. E’ un uomo versatile e intelligente, ama il pensiero e l’azione. Il suo sguardo è penetrante e indagatore, con lampi magnetici pronti a braccarti e a sorprenderti con un desiderio inappagato di vedere oltre il visibile. C’è una forza d’urto nel suo comunicare che è nel vigore del suo stesso carattere, della sua incidenza verbale che è sempre vivace, polemica, incisiva come un disegno lineare e segnico. La sensibilità dell’artista si evolve spesso in una sottile e penetrante ironia, velata di malinconia tipicamente mediterranea, così realizza otticamente il pensiero e graficamente lo incide in “parole dipinte”, motti evocativi di libertà e di sapienza creativa.

Ilaria Bernardi

“DALLA POP ART IN POI”

Un grande scrittore e critico, Italo Calvino, per sottolineare tutte le potenzialità presenti in un’opera d’arte, ha parlato di “infiniti ermeneutici”. È la prima cosa che mi è venuta in mente, considerando le opere di Franco Avitabile, perché rimandano a molteplici percorsi grafici e pittorici. Da parte mia, ho pensato di trovarmi difronte ad una visione grafica intuibile come fenomeno sentimentale, ad una pittura che disgrega la sintesi tra il conosciuto quotidiano e il non conosciuto personale, tanto da usare le atmosfere espressive di un artista per me grandissimo: Martial Raysse.

Le stupende cornici imprigionano il colore e liberano una luce che pare nascere da ogni particella, da ogni punto della tela. Gli oggetti, le foglie, le cabine del lungo mare, quasi tende templari dominate dal rosso geometrizzato di una bandiera e capaci di far immaginare eleganti duelli medievali, la frammentazione carnacialesca di un lapis policromo vomitato da un Vesuvio piramidale sembrano affiorare da una sinopia rimasta sotto la dimensione pittorica assieme a parole che costituiscono la punta di un iceberg poetico alla maniera di Stelio Maria Martini o di Emilio Isgrò (dittico del canarino e del cinesino).

I lavori di Franco hanno dietro ovviamente la lezione di Robert Rauschemberg, di Jasper Johns e di Yves Klein e della pop art italiana, ma la loro originalità sta nel recupero della soluzione raffinata e dello sconfinamento nella dimensione spirituale: l’oggetto è sottratto alla “trivialità” dell’uso quotidiano e inserito in un contesto di aritmetiche cromatiche che ne esaltano l’eleganza. Del resto, le opere esposte in questo spazio sono parti di un racconto metafisico leggibile attraverso uno spartito di sottouniversi chiaramente fra loro non comunicanti.

Daniele Luti

L’esperienza pittorica di Franco Avitabile si inserisce, dovutamente, nel contesto della nuova figurazione, praticata da diversi artisti ma non sempre ben circostanziata nei suoi termini effettivi; il pittore proviene da una esperienza grafica (ben presente nei  quadri per la precisione dei particolari e per l’esattezza del discorso pittorico) in cui ha già dato risultati convincenti. Perché Franco ha affrontato l’esperienza della pittura? A sentire l’artista, i suoi quadri sono nati da una condizione spontanea, quasi di inconscio, o addirittura per gioco; può esistere però una situazione d’arte affidata unicamente al capriccio del caso? Anche questo si è verificato in qualche specifico settore dell’arte contemporanea, ma ha dato i risultati che poteva dare. Da parte nostra non crediamo che possa valere, nell’arte, il gioco per il gioco; d’altra parte i risultati della pittura di Avitabile vanno al di là delle stesse asserzioni del pittore (ma non al di là delle vere intenzioni, quasi inconfessate), che dei pittori mostra, con assoluta coscienza, i dubbi, le perplessità, gli equivoci. Tutto questo è segno che un piano problematico è alle radici delle esperienze dell’artista, il quale, operando, osserva la vita e le sue vicende, e le supera oggettivamente, partendo però da un piano interiore che non intende, pur nel vario (e serio) gioco delle parti della vita, rinunziare al suo giudizio su uomini e cose: è una contraddizione questa che si designa, però la vitalità dell’operatore, la ricerca di una chiarificazione della funzione dell’arte, che è poi un tentativo di chiarire il significato stesso della vita. L’arte, così, può diventare e diviene, in effetti, anche messaggio. Osserviamo questi quadri: si tratta di composizioni  eseguite con tempera acrilica preparata e trattata dallo stesso artista; l’impostazione tecnica aderisce in pieno ai canoni della nuova figurazione pop (o almeno della nuova figurazione): stesure piatte di colori, nitidezza delle immagini pittoriche, viste in chiave microscopica o macroscopica, ma lontanissime dai caratteri dell’espressionismo.

Come si può osservare, il pittore è in piena tematica contemporanea, che richiama alla memoria esperienze analoghe, ma nel senso di una comune e necessaria tendenza dell’arte contemporanea; così l’impegno con cui l’artista mostra di operare conferisce alle sue opere una indubbia modernità di linguaggio, risolto in una efficace comunicazione espressiva; e in questo pensiamo che consista il suo merito particolare.

Pietro Sgueo

“TRA PITTURA E GRAFICA”

Con il termine di “Pop Art” si fa riferimento ad una corrente pittorica che diventa espressione artistica popolare a partire dagli anni ‘60.

Contribuiscono alla sua diffusione, in tutto il mondo occidentale, critici ed artisti come Lawrence Halloway , Richard Hamilton, Andy Warhol ed altri.

Anche Franco Avitabile, come tanti giovani artisti napoletani, viene affascinato, intorno agli anni 60/70, da questo nuovo contesto espressivo della “nuova figurazione”, perché diventa un congeniale mezzo comunicativo in quel preciso momento storico, caratterizzato dalla contestazione giovanile.

L’esperienza artistica di Franco Avitabile parte dalla progettazione grafica, passa attraverso la scenografia per poi arrivare alla pittura come trascrizione del variegato repertorio visivo pubblicitario, attraverso originali ed ironiche composizioni, liberamente ispirate ai mass- media.

Nelle opere dell’artista le comunissime immagini della strada come scritte, simboli, etc. si trasformano in  un’operazione di ri-scrittura dei segni che diventano “arte colta” sempre più controllata  e mai eccessivamente esuberante, frutto di una capacità espressiva maturata nel corso degli anni.

L’artista, come si evince dalle sue opere, usa tecniche che meglio esprimono concetti, argomenti e  tematiche della società contemporanea, prendendo spunto soprattutto dal mondo della comunicazione pubblicitaria unitamente a quello delle nuove tendenze dell’arte contemporanea.  L’impegno con cui l’artista ha mostrato di operare, conferisce alle sue opere una indubbia modernità di linguaggio brillantemente rappresentata.

Tony Cirillo

“ PITTURA COME POESIA VISIBILE”

La poesia regna sugli idoli di ogni specie e sulle illusioni realiste; salvaguarda felicemente l’equivoco tra il linguaggio della “verità” e il linguaggio della “creazione”.

André Breton e Paul Eluard,

Notes sur la poésie, in “Révolution surréaliste”, 1929.

L’arte di Franco Avitabile, considerata nel modo in cui intreccia le immagini e il linguaggio grafico per una nuova comunicazione, può definirsi vera e propria poesia visiva. L’artista, infatti, opera in una dimensione espressiva che formula in modo originale un concetto di nuova figurazione nella quale, assunti con responsabilità ed in piena libertà, si avvertono echi delle moderne avanguardie ed in particolare della Pop Art.

Sotto l’aspetto compositivo i suoi quadri si affidano inizialmente alla scomposizione e ricomposizione grafico-geometrica del piano realizzando un equilibrio che consente di armonizzare tra loro forme e colori. I contorni del reale, siano essi foglie, ombrelli, matite, lettere o slogans, resi col codice linguistico della modernità, una volta calati nelle forme geometriche sottostanti, vengono scomposti e semplificati in modo da apparire sovrapposti al supporto di fondo.

In questa pittura, i cui accurati schemi compositivi sono di una evidenza tale da escludere qualsiasi rinvio ad una profondità che stia oltre, assume forza particolare il colore reso con una sonorità di stampo espressionista. Un gioco espressivo che muove in un modo brioso pensieri e sentimenti, facendo sì che la rigorosa geometria compositiva non rassomigli a quella fredda dei Suprematisti russi.

La tavolozza di Avitabile si tinge così di azzurro, di giallo, di rosso, di viola e d’arancio fin quando le maglie del tessuto connettivo del quadro non prendono felicemente vita e si aprono all’inserimento di un un testo scritto, lettere o parole in codice il cui significato rimanda ad altro.

Il procedimento rimanda così ad una nuova area di ricerca che sperimenta una lettura nuova dell’immagine nella quale singole lettere, parole, slogan di marchi pubblicitari non debbono essere intesi come fine del messaggio pittorico, ma piuttosto come strumento che evoca un significato che, al pari dell’immagine, è metafora del fare artistico.

Si convalida in questi termini l’ipotesi che l’opera di Avitabile sia un work-in-progress nel quale la ricerca sperimentale tra scrittura, visualità e nuovi media tragga le sue prime radici nell’esperienza futurista e dadaista per acquisire, raffigurando la realtà odierna, i connotati del cambiamento in atto nella prospettiva del postmoderno.

Il rapporto tra parola e immagine, sostenuta dall’atteggiamento analitico e metalinguistico dell’avanguardia, diventa così ricerca verbo-visuale rimarcata da parole tronche come “Pigr”  o “Magine” o da espressioni significanti del tipo “Pulp”, “Kitsch”.

Esse trovano nell’immagine l’armonica compenetrazione tra forma ed espressione poetica, tra il conosciuto quotidiano e il simbolo accennato che, come diceva Calvino, teorico della ricerca poetico-concreta sul versante semantico della parola, rimanda a interpretazioni ermeneutiche tra linguaggio della realtà e linguaggio della pura creatività.

Veronica Ferretti



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