Di Anna Laura Longo.


Numerosi fringuelli si rivelano essere generatori di suoni, attraverso il loro appoggio – fatto di fragrante ed inedita grazia – sopra un corpus di otto chitarre e quattro bassi elettrici connessi ad amplificatori.
Si prefigurano possibilità più che mai “aperte” e inaudite di guizzi ed impasti di suoni: una evidente filiazione rispetto alle pratiche casuali dispensate ed approfondite nei decenni passati, attraverso uno stampo e una poetica nuova (sollecitatrice).
Arte che si dischiude, arte che si proietta verso l’occhio-orecchio.
E’ attraversabile il luogo dal visitatore, che può inebriarsi del volo così come del cinguettìo intriso di artificiali filamenti sonori. E quel luogo è sommariamente cosparso di sabbia, arbusti ed elementi naturali disparati, rinvenuti nei dintorni dello spazio. From here to ear è il titolo affidato a quest’ opera – visitata  sino a dicembre a Milano – forgiata  dall’artista francese Céleste Boursier Mougenot,  per l’Hangar Bicocca, con Andrea Lissoni in qualità di curatore.
Giunge in Italia tale lavoro dopo diverse tappe di rilievo, innanzitutto da Londra  (Barbican Art Center).
C’ è un’accensione di libertà dentro un tempo musicalmente snodabile: questo in definitiva il sunto ed il succo estraibile dall’attraversamento  fisico, visivo e uditivo di questa installazione sonora, che apporta una vera contiguità di sensazioni e non manca – paradossalmente – di offrire una possibilità di affondo contemplativo.



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