Oscar Abba è un artista che sceglie forme complesse, per individuare la profondità dello spazio, scolpire gallerie, creare solidi infinitamente sfaccettati. Non è un caso che Oscar abbia iniziato la sua formazione indirizzandosi dapprima verso la psicologia; l’atteggiamento introspettivo e l’intenzione di scavare nella mente umana erano il tratto dominante della sua indagine.

La genialità di un artista si misura proprio dalla capacità di comunicare la propria visione e interpretazione del mondo, indipendentemente dai mezzi utilizzati: qualsiasi forma di espressione avesse scelto quando ha intrapreso la sua strada, Oscar sarebbe comunque riuscito a rendere la profondità dell’inconscio, l’ingresso nella galleria tenebrosa dell’interiorità umana.

Oscar in questo modo è arrivato addirittura a ripercorrere il processo creativo di grandi artisti del passato, come è accaduto, ad esempio, quando si è ispirato al disegno della piazza del Campidoglio di Michelangelo, per realizzare il pendente in oro che vedete nell’immagine a fianco.

E leggete quanto scrisse Oscar in quella occasione, nel 2004, quando venne in Italia, il suo paese di origine, per osservare da vicino i capolavori del Buonarroti:

Vedo la linea, la linea che disegna la forma, così com’è, tanto nel suo apparire quanto nel suo celarsi. Il suo limite intrinseco consiste nell’essere legata al tempo, così come accade per la storia stessa che è lineare e si svolge nel tempo: è una linea che potrebbe implodere o sdoppiarsi.

Nel Campidoglio trovo un caso esemplare di architettura simbolica, dovuto all’espansione simultanea dello spazio che si trasforma in una delle più eccellenti espressioni del concetto di luogo che l’uomo abbia mai concepito. Michelangelo credette di esprimere idealmente, nel Campidoglio, il significato che durante i secoli si era attribuito al concetto di luogo. Come Cosmocrator, l’Imperatore era situato nel centro stesso della composizione.

Il Campidoglio rappresenta per noi non soltanto il centro del mondo, ma anche il centro delle partenze e dei ritorni che conferiscono significato e contenuto alla nostra vita individuale. Qui l’uomo sente l’esistenza come una relazione significativa, anche se problematica, fra il suo io individuale e il mondo cui appartiene.

Questo ci suggerisce, che gli attributi delle linee esistono già nel mondo, e che il nostro compito è soltanto di rivelare quelle qualità; esiste una condizione che provoca la conversione finale della linea in qualcosa che prima non esisteva, dove soggiace un’altra linea potenziale che è la linea come figura d’indagine, di cambiamento, di trasformazione.

Ma come si genera questa linea, e come si procede in concreto? Non esiste alcuna possibilità di risalire all’origine esatta di una linea, ci si può afferrare ad essa così come la gente si attacca ad una speranza. Credo che in quel senso, la linea sia una struttura umana… si potrebbe parlare addirittura di come le diverse epoche si sono succedute mediante la rottura di una linea. E noi siamo capaci di percepire le epoche passate attraverso brecce improvvise, attraverso una ricerca sperimentale operata dalla nostra memoria… le linee degli sguardi, le linee dell’intenzionalità, le linee del desiderio, o le linee di fede e di spirito… gli spazi sono parte degli sguardi, e anche parte di quell’essere lì prima di essere arrivati.”

Ecco, questa è la linea che segue Oscar Abba; la sua creatività, così vicina alla natura e alla storia, contribuisce a individuarlo come un maestro di raro spessore artistico.

Contatti:

Oscar Abba

Carrer Bailen 112, 08009 Barcelona, Spagna

tel./fax: + 34 93 459 38 75

e-mail: oataller@coac.net



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