Alessandro Sonnenfeld dal 2009 è il responsabile del gruppo di flash mob di Lucca: è un laureando in Fisica di 25 anni che ho conosciuto su Facebook e ho voluto incontrare perché volevo mi parlasse della sua esperienza di mobbista e della sua decisione di fondare anche a Lucca (che in questi anni si sta finalmente aprendo a iniziative di ambito contemporaneo) un club di amanti di flash mob. Attraverso varie domande ho, pertanto, cercato di capire che senso ha per lui partecipare a quest’attività che mi sembra voglia in qualche modo essere una forma di arte.

Già conoscevo il flash mob, sapevo che la sua caratteristica fondamentale è la sincronizzazione dell’azione e l’emozione successiva che si prova sentendosi uniti come in un gruppo. Il flash mob consiste, infatti, nel mettersi d’accordo (tramite passaparola, Internet o sms) tra persone disparate in ambienti disparati a fare tutti la stessa azione insolita nello stesso momento per un lasso determinato di tempo in mezzo a situazioni normali dove tutti gli altri non mobbisti continuano la loro vita regolare. Il flash mob ha le sue radici nella performance art e subisce forse l’influenza Dada per quanto riguarda la critica al sistema e al conformismo. Il primo flash mob ha luogo a New York organizzato da Bill Wasik al negozio Macy’s che volle tentare un esperimento sociologico sulle folle; è un evento tra l’happening e il nonsense.

Cos’ è il flash mob?

È un appuntamento di un grande numero di persone che si trovano per compiere un’azione insolita che duri qualche minuto, la parola “flash”, infatti, determina la caratteristica rapida di azione e il termine “mob” (“moltitudine”) dà il senso di un’appartenenza ad un gruppo.

Qual è lo scopo di un flash mob?

La caratteristica guida del flash mob è l’assenza di un fine particolare, non serve a niente, sono azioni pensate per essere fini a se stesse; un elemento importante è l’effetto sorpresa che suscita nell’ambiente. Chi si trova ad assistere a questi fenomeni sociali rimane completamente di stucco, proprio per l’impossibilità di poter attribuire a quel gesto un senso. Che senso si potrebbe attribuire ad una folla, non so in metro dove di solito si va in tutta fretta, che si ferma (paralizzata!) per qualche minuto? E’ questa la peculiarità più importante di un flash mob: l’essere catapultati in un non senso, scardinare le certezze.

Quindi possiamo dire che anche il pubblico è parte integrante dell’azione. Come reagisce la gente? E come ha reagito all’azione di Lucca?

Il pubblico passa attraverso varie fasi:

stupore, paura, stordimento, curiosità.

Quando abbiamo provato a Lucca, l’effetto sorpresa è stato ancora più dilatato dal fatto che, come piccola città di provincia, non è abituata a tali stranezze e, quindi, le persone si sono altamente sorprese. Una regola fondamentale è scegliere un posto abbastanza affollato dove ci sia tanta gente, per questo abbiamo scelto di farlo in Piazza Napoleone, all’angolo con via Beccheria e piazza XX Settembre.

Il flash mob di Lucca che abbiamo compiuto durante i Comix consisteva in un ”freeze” cioè un fermarsi improvviso e subitaneo per alcuni minuti.

Abbiamo scelto questa data proprio perché in quel momento oltre ai tanti lucchesi erano presenti anche molte persone venute da fuori, e quindi poteva essere un’ottima occasione per coinvolgere il maggior numero di gente.

Ho potuto osservare che c’è stato un secondo d’incomprensione: alcuni non si rendevano conto, altri erano infastiditi perché bloccati dalla gente, ma soprattutto molti erano incuriositi… Si vedevano, infatti, molte persone fotografare e questo ci ha dimostrato l’interesse e la curiosità suscitate anche se la fotografia non è un mezzo adeguato per documentare questo avvenimento.

Molta gente si fermava a vedere e si chiedeva il perché; tutti, comunque, davano per scontato che questa cosa avesse un fine, in realtà, come ho già detto, è l’opposto: obiettivo è solo e soltanto generare stupore.

Secondo te è un modo di rendere concrete delle possibilità di interrompere la realtà e inserire una verità diversa.. mi viene in mente il film Matrix.

Questo flash mob è un’uscita dalla realtà, che si forma nel rapporto tra mobbista e spettatore che documenta la stranezza di quest’azione.

Lo spettatore, infatti, è parte integrante del flash mob. Durante i Comix, per esempio, ha potuto avere il più grande impatto possibile perché le persone coinvolte, sia come spettatori sia come mobbisti, erano moltissime. Sì, credo che queste azioni mettano a nudo i meccanismi quotidiani con cui ci creiamo false certezze, e creano quello spaesamento che prova il protagonista di Matrix.

Come è venuta l’ idea? Quando hai iniziato? Che cosa ti ha spinto a creare un gruppo lucchese?

È nato tutto nell’estate 2009, d’agosto: io e un mio amico abbiamo organizzato una gavettonata e abbiamo invitato molta gente a parteciparvi tramite Internet su Facebook. A dir la verità è stato un mezzo flop: ha partecipato, infatti, solo una dozzina di persone, però ci siamo divertiti e soprattutto dopo siamo stati spinti a discutere su come fare altre iniziative del genere anche perché organizzare una cosa così richiede poco sforzo e ottiene un buon risultato.

Uno di noi disse allora “perché non organizziamo un flash mob?” Era, infatti, l’unico ad essere al corrente dell’esistenza di questa iniziativa (l’aveva conosciuta tramite Internet).

L’idea piacque, e allora decisi di fondare un gruppo di mobbisti, per sondare il terreno e vedere se quest’idea piaceva. Ce la feci, tanto che dopo un mese avevamo già raggiunto i trecento iscritti.

A quel punto la cosa da fare era mettere in atto un programma.

Abbiamo deciso la data: 31 ottobre, e poi è partita la campagna su Facebook.

Gli iscritti sono stati più di 1000 anche se all’evento risultavano 200 persone partecipanti.

Come si può capire la cosa importante è lanciare l’idea, perché poi i mezzi per realizzarla ci sono e sono facilmente utilizzabili.

Ci sono delle regole precise?

Sì, ci sono delle piccole regole come, per esempio: mantenere il mistero (se si riesce ad evitare, è meglio non dire cosa si farà il giorno dell’evento), no ai volantini, non organizzare troppi flash mob nello stesso posto per non perdere il gusto dell’attesa e l’evento deve essere apolitico e senza un fine preciso, deve essere libero da ogni tipo di strumentalizzazione che anzi ne snaturerebbe l’effetto. Deve, inoltre, essere organizzato in modo gratuito, basato su passaparola. Internet è il modo più adeguato per diffondere l’informazione agli interessati e nello stesso momento anche tutelarla nei confronti di tutti gli altri.

Come ti sentivi durante il flash?

C’erano tante persone di tutte le età e mi sentivo loro complice, ci siamo regalati un’emozione diversa dal normale…è stato molto bello!!

Questa è arte?

Non mi sento in grado di definire cosa sia arte o no: il mio non è stato un obiettivo artistico, noi si voleva fare qualcosa che emozionasse che stupisse: qualcosa di diverso. Forse questa è arte, l’arte in fondo ha a che fare con le emozioni e questa non è stata una cosa tecnica ma emotiva e l’obiettivo fondamentale era mettere in comune le sensazioni provate.

Con quali gruppi siete in comunicazione?

Siamo in comunicazione con il gruppo di Val di Nievole, dove un ragazzo ha creato un gruppo gemello al nostro che ha organizzato un evento all’Ipercoop di Montecatini e una parte della loro comitiva ha partecipato al nostro.

Conosci altri flash mob riusciti?

Un flash mob numeroso è avvenuto a Catania: un minuto di lancio di gavettoni.

Ci sono anche modalità più elaborate: per esempio, quella avvenuta a Bondi Beach in Australia, dove un’intera spiaggia si è messa a ballare a ritmi alterni per qualche minuto. In questo momento vanno per la maggiore flash mob su musiche di Michael Jackson. Il record di partecipanti a questi flash mob è di circa 4000 persone, che a Londra nel 2007 hanno ballato per due ore nella Victoria Station, ognuno con la propria musica nelle orecchie.

Hai in mente altri flash mob?

Sicuramente faremo altri flash mob: ho tante idee in proposito, però mi è piaciuto anche coinvolgere nella ideazione il maggior numero di persone possibile e per questo ho fatto un sondaggio, chiaramente sempre tramite Internet per decidere la prossima modalità.

Non posso certo ora dirti l’idea che va per la maggiore altrimenti l’effetto sorpresa che, come ho già detto, è un elemento caratteristico del flash mob andrebbe perso!! Inoltre si considera un flash mob un evento la cui azione da intraprendere è indicata a chi  partecipa solo poco prima dell’inizio dell’azione..

Quali prospettive future vedi per il flash mob?

Diverse e disparate, in quanto viene incontro alla necessità che le persone nella nostra società sempre più alienante sentono grandissima, ovvero di comunicare ed entrare in un contatto intimo tra di loro che le faccia sentire un gruppo empaticamente e liberamente unito. E’ un’attività libera, non richiede alcuna conoscenza, chiunque può parteciparvi, è gratis… non può far altro che crescere!!!

Febbraio 2010

Link su Youtube di alcuni flash mob:

Bondi beach

Black eyed peas



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