Conversazione con Cristina e Francesca Flotta

di Elisa Coppede’

Cristina e Francesca Flotta sono due giovani artiste (anno 1988) diplomate col massimo dei voti al liceo artistico A. Passaglia di Lucca, che ora frequentano il terzo anno della Scuola Internazionale di Comics di Firenze.

La loro è una vera e propria passione per il fumetto, coltivata fin da piccolissime e sviluppata in maniera abile e appassionata, tanto che Cristina e Francesca sperano, un giorno, che questa attività possa trasformarsi nella loro professione; la strada, mi spiegano, è lunga e complicata, ma non si perdono d’animo.

Francesca e Cristina Flotta

Ho deciso di intervistarle per avere una panoramica generale anche su questo campo: quello del fumetto, da molti bistrattato o considerato solo diletto per bambini.

Sono convinta del fatto che il fumetto sia uno strumento di comunicazione ed un linguaggio contemporaneo e popolare, il quale, anche se con regole più rigide rispetto alla pittura o alla scultura, con la stessa intensità riesce a far provare emozioni. Non a caso Will Eisner, il famoso fumettista americano che ha lavorato per le maggiori case editrici come la DC Comix, definisce il fumetto come “arte sequenziale”.

Il termine fumetto deriva dai ‘balloon’, cioè le nuvolette in cui vengono scritti i dialoghi  dei vari personaggi nella vignetta. E’ una “letteratura disegnata” che si diffonde ben presto in tutto il mondo e che ha caratteristiche proprie in ogni luogo (sono bandes dessinées nei paesi francofoni; historietas in Argentina e talora anche in Spagna, dove però di solito figurano piuttosto come tebeos; quadrinhos in Portogallo e Brasile e infine manga in Giappone). Molti riportano l’origine dei fumetti alle “historie medievali” o addirittura ai graffiti delle caverne. Ma in realtà questo genere, così come lo intendiamo oggi (cioè un mezzo di comunicazione di massa), ha inizio con la diffusione dei giornali e delle riviste a stampa, e dunque si colloca alla fine dell’Ottocento, quando Richard F. Outcault esordisce sulla rivista The Truth con un simpatico ragazzino dai denti sporgenti, che indossa una camicia gialla su cui vengono scritti i dialoghi in un inglese sgrammaticato: si tratta del famoso ‘Yellow Kid’. Questo personaggio è considerato da molti il primo fumetto moderno; successivamente la sua caratterizzazione verrà sviluppata fino ad includere i balloon e i colori.

Nel 1908 abbiamo l’introduzione dei fumetti anche in Italia con il Corriere dei Piccoli, supplemento del Corriere della Sera.

Come è organizzata la Scuola di Comics?

La scuola di Comics, Accademia delle Arti Figurative e Digitali, è nata nel 1979, ed è stata fondata dal disegnatore Dino Caterini, uno dei più fantasiosi artisti del fumetto italiano, attualmente direttore generale; le sue sedi sono a Roma, Firenze, Jesi, Torino, Pescara, Padova e Reggio Emilia.

I corsi hanno durata variabile a seconda dell’ambito che intendono sviluppare: il nostro corso, che prevede una preparazione specializzata nel fumetto, dura tre anni, dopodiché ci possono essere diverse specializzazioni: dall’illustrazione alla grafica digitale.

Nel corso triennale ci viene insegnato, attraverso corsi e seminari (che vanno dall’anatomia alla storia delle vignette), tutto quello che c’è da sapere per creare il fumetto… per ogni materia viene chiamato un esperto che la insegna in maniera specialistica e di solito ci spiega anche in cosa consiste il suo lavoro in particolare; in questo modo si unisce la teoria con l’esperienza pratica.

Le classi, di norma, sono formate da una ventina di persone e i corsi si articolano in mattina, pomeriggio o sera per tre volte alla settimana. In realtà il lavoro grosso si fa a casa; alle lezioni di solito vengono corrette le tavole che ognuno ha elaborato per proprio conto.

A quali altre attività partecipate, con la scuola, oltre ai seminari e ai laboratori?

Con la scuola partecipiamo a molti concorsi nazionali ed internazionali che ci permettono di cominciare ad apparire pubblicamente. Durante il terzo anno ci prepariamo per il grande concorso di Angoulême, in Francia, che si svolge tra gennaio e febbraio di ogni anno. Questa è la più importante fiera per il fumetto in Europa in cui si ritrovano tutti gli editori francesi…quindi, è un’ottima occasione per mostrare i nostri lavori.

Alcuni eventi che ci piacciono particolarmente sono, per esempio, i Lucca Comics and Games di Lucca che potrebbero essere una buona opportunità di lavoro per noi o comunque un modo per farci conoscere.

Altri incontri importanti sono per esempio, i Romics, cioè il salone del fumetto e dei Comix e Videogames a Roma, l’Expocartoon che assegna lo storico premio Yellow Kid (Roma), Cava Fumetti, una mostra mercato a Cava de’ Tirreni, e il Fullcomics a Sarzana, festival dell’illustrazione e dell’animazione.

Cosa vuol dire essere fumettista?

Il fumettista o vignettista è colui che mette in pratica la sceneggiatura, è un lavoro che definirei un po’ da regista un po’ da pittore, perché occorre sforzarsi di tradurre in immagini una storia scritta attraverso inquadrature, primi piani o espressioni diverse usando in maniera esperta la tecnica sia antica sia moderna. In un certo senso il disegnatore ha più libertà rispetto al regista di un film, in quanto non ha un budget che non può sforare, ed è limitato esclusivamente dalla sua abilità tecnica e fantasia.

Immagino che, come in pittura, anche nel vostro campo esistano stili differenti.

Certo! Ogni fumettista ha un suo stile preciso, che poi può modellare e adattare alle diverse situazioni lavorative.

● Francesca: il mio è un incrocio tra lo stile francese ed il giapponese: le caratteristiche del fumetto francese essenzialmente vedono pochi neri, poche ombre e una grande importanza è data allo stile pulito, con tanti dettagli e tante vignette (non come quello italiano che di solito ha sei vignette suddivise in tre strisce. Ha, inoltre, molta rilevanza lo story telling, cioè la narrazione vera e propria. Il mio stile di disegno è un po’ più espressivo rispetto allo standard francese, per questo sono un incrocio con lo stile giapponese che è molto più incentrato sull’emotività e i sentimenti.

Mi ispiro a Barbara Canepa, artista italiana che lavora in Francia ed è autrice di Sky Doll, caratterizzata da uno stile misto fra giapponese ed  occidentale. Devo dire, che sono anche molto interessata all’Art Nouveau, in special modo ad una delle sue caratteristiche più importanti: l’ispirazione alla natura e lo studio dei suoi elementi strutturali, che vengono tradotti in una linea dinamica ed  ondulata, con tratto «a frusta». Artisti che mi interessano sono Alfons Mucha e Hermann Vogel.

● Cristina: io invece sono un po’ eclettica, amo cambiare il mio stile ed arricchirlo di materiale sempre nuovo, sono più incline ad uno stile grottesco, che si basa sull’espressività e sulle deformazioni e che ha il suo centro in Francia, ma è un filone diverso da quello tradizionale del luogo; è uno stile che si distacca dal disegno in senso classico e và più verso l’espressionismo, la dinamicità, l’espressività dei volti e la gestualità.

Mi piacciono molto gli stili di: Cyril Pedrosa, fumettista con un passato da animatore, Massimiliano Frezzato, un autore italiano che crea personaggi molto caratterizzati ed espressivi, e Nicolas de Crécy, che utilizza lo stile grottesco: la sua peculiarità è l’uso preponderante del colore.

C’è da aggiungere che le componenti fondamentali che rimangono la base dell’arte del fumetto, come di ogni arte figurativa, sono la conoscenza e lo studio delle varie tecniche sviluppate dall’epoca rinascimentale in poi, soprattutto per quanto riguarda il nudo, le proporzioni e la prospettiva.

Mi illustrate qualcuna delle tecniche che utilizzate per la creazione delle vostre tavole?

Allora, intanto c’è da dire che generalmente il vignettista è colui che disegna la storia che viene scritta dallo sceneggiatore, successivamente ci saranno l’inchiostratore ed il colorista. Esistono anche autori completi che realizzano da soli sia sceneggiatura che disegno.

Per lo story board (che è tipo la bozza, il canovaccio su cui si dà un’idea di come deve venire la tavola definitiva) usiamo, normalmente, lapis e pennini, a volte acquarelli, tanto per dare un’idea di colore.

Durante la fase “lapis”, il disegnatore prevede gli spazi per le nuvolette, scrivendo rapidamente il testo, per vedere quante righe occupa. Presso alcuni editori, soprattutto quelli americani, il lettering viene eseguito da una “letterista” e viene introdotto nelle tavole dopo l’inchiostratura, cioè quando i disegni definitivi sono ripassati, di solito, con inchiostro di china nero, a pennello e pennino (il primo per fare segni più larghi e per dare il senso volumetrico, il secondo per definire i particolari). Per la colorazione generalmente, utilizziamo Photoshop, però molto dipende dalla richiesta dell’editore e dell’autore.

Non sembra, ma la creazione di vignette richiede un grande lavoro di équipe ed una grande capacità di adattamento. C’è da dire che spesso in questo gruppo c’è una certa affinità stilistica, nel senso che il colorista viene scelto in base al gradimento di stile o meno del disegnatore o dell’editore o dell’autore.

Quali sono i mercati più importanti?

Mah, sicuramente i centri fondamentali del fumetto sono Francia,  America e Giappone. Anche in Italia c’è un bel giro soprattutto di fumetti della Bonelli, che hanno uno stile molto “classico”, molto disegnato.

L’America richiede un fumetto più movimentato ed esaltato dove maggiore attenzione è data dal movimento ed i fumetti più rinomati… beh! sono quelli che tutti conoscono, come Batman della DC, Spiderman della Marvel ed altri meno conosciuti ma validi anch essi come Watchmen di Alan Moore.

I fumetti francesi sono cartonati di formato più grande rispetto al solito, con copertina rigida e si comprano in libreria; alcune case editrici più importanti sono la Casterman, la Soleil e la Delcourt.

In Giappone c’è la Kodansha, che pubblica fumetti manga di ogni tipo e un disegnatore manga molto bravo è Takeshi Obata. Molti dei nomi che cito sono sconosciuti per i non addetti ai lavori e questo ti rende l’idea di quanto i fumettisti, purtroppo, siano sottovalutati e non considerati artisti.

Ecco, mi porti, quindi, a fare una domanda da un milione di dollari… il fumetto secondo voi è arte? Molti la chiamano nona arte, secondo voi è così?

Io ti rispondo con una domanda: il cinema è arte?

Come mai il cinema può essere etichettato come arte ed il fumetto, che oltretutto ha più affinità con il supporto cartaceo tradizionale rispetto alla pellicola cinematografica, deve essere trattato come una mera tecnica fredda e artificiosa o come  intrattenimento commerciale e spesso infantile? L’arte deve imparare a riconoscersi nel contemporaneo, l’arte ha bisogno di un’altra via diversa dal cavalletto, diversa dal colore ad olio, dall’argilla.

Questa nostra arte è un mezzo di comunicazione globale; il fumetto non si limita a riflettere gli stili di vita ma contribuisce a formarli, ispirando artisti, correnti, modi di dire e mode, e influenzando il modo di pensare e la fantasia dei lettori grazie all’inconfondibile e coinvolgente stile narrativo.

Il fumetto può sembrare il massimo esponente dell’oggettività, ma in realtà guardando i disegni, le scenografie o la storia, si scopre che è un mondo altamente soggettivo, tanto che si riconoscono facilmente lo sceneggiatore o il disegnatore. Ovviamente è un’arte un po’ “rigida”, perché deve sottostare a certe regole, quindi ha dei confini, ma la creatività sta anche in questo! Nel riuscire a non scomparire dietro a regole e confini, ma nel riuscire sempre a fare in modo che quello che vuoi dire e il tuo io escano fuori.

Il fumetto condiziona anche la vostra vita? Avete altri hobbies?

Il fumetto prende gran parte della nostra giornata, anche perché i tempi sono lunghi e spesso si lavora anche la domenica, senza orari fissi e con le ore contate.

Il fumetto è la nostra passione: siamo cresciute con i cartoni animati della Disney e i manga giapponesi. Gli altri nostri hobbies si modellano seguendo, comunque, il nostro primo amore. Ci piacciono il cinema, la storia dell’arte, i videogames e le nuove tecnologie.. Un’altra nostra passione è il Cosplay, ovvero la realizzazione di costumi ispirati a personaggi di fumetti o film, da indossare durante i vari incontri; insomma è una passione a tutto tondo!!!!



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