Maria Grazia Gialli Meli è nata in Versilia, ma vive da molti anni ad Arezzo, dove ha svolto la sua attività d’insegnante di scuola elementare. Ha partecipato a numerosi premi letterari, conseguendo significativi riconoscimenti. Dal 1988 al 1996 ha pubblicato in antologie di poesia e prosa, curate da vari autori. Nel 1993 è uscita la sua prima raccolta di versi dal titolo Con ricami di parole (M.E.M., Arezzo); nel 1998 la seconda, intitolata Poesie del quotidiano (Fje, Arezzo) e nel 2002 la terza raccolta Verdi rime (Helicon, Arezzo).

L’Autrice è tra i poeti citati nella Storia della letteratura italiana contemporanea, a cura di Neuro Bonifazi e nel Dizionario ragionato degli scrittori italiani del ‘900, a cura di Rodolfo Tommasi.

Ha rimarcato il critico Neuro Bonifazi a proposito dei versi di Maria Grazia Gialli Meli, “la singolare facilità di espressione e di seduzione di questa poesia, il suo carattere fondamentale e profondo, la sua qualità essenzialmente lirica e la maniera di dipingere (è il caso di usare questa metafora) cose ed emozioni per mezzo di una scrittura di immediata presa sul reale e da qui sull’irreale e sul divino.”

Dalla raccolta Poesie del quotidiano (Frangipani):

Il cagnolino di Ilaria del Carretto

Compresi l’Arte

incontrando il suo

tenero sguardo

carico di dolore.

Freddo niveo marmo

reso carne viva palpitante.

Ed io soffrii con lui.

Dalla raccolta Parole vissute (Edimond):

I)

I giochi della vita

Giovane mamma

tu giocavi con me

la tua bambina

bambola viva.

Ha tessuto il tempo

la sua tela:

più non ci sono ora

fiabe, balocchi

ed io gioco con te

vecchia bambina

a rinverdir ricordi

nella nebbia evanescenti.

Insieme

ancora ancora

rifiorir faremo

il tuo albero della vita.

(a mia madre nel suo novantaquattresimo compleanno)

II)

Ritratto d’autore

Grande forza

ha il sentimento,

ma non ha forma

e sempre mi stupisce –

miracolo ordinario –

con segno colore pennello

vederlo impresso

in uno sguardo.

III)

Sant’Anna di Stazzema (12 agosto 1944)

A quell’eccidio

anche Caino,

pur esperto in fratricidio,

il capo volse inorridito.

Poi,

nell’”armadio della vergogna”

verso il muro rivoltato,

furono rinchiusi

con i documenti

tutti gli schiamazzi

e le grida festanti

di quegli scolari

innocenti

dai fiocchi sfarfallanti

che girotondi

intrecciavano

sul piazzale

della chiesa.



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