BRUXELLES
Sons libérés 2012 – Festival des musiques improvisées

Paradossalmente denso è il vigore che cola dalla prassi algida ed assertiva di Charlotte Hug (Zurigo, classe 1965) le cui direzioni sonore, colme di ruvidità – attraverso slittamenti – raggiungono e penetrano l’udito in modo scabro eppur ancestrale, purtuttavia tangibile. I suoi flussi improvvisativi, permeati di attento rigore, scarmigliano parimenti ogni forma e struttura e fastosamente si ergono mediante la voce (che emana charme e crudezza) in congiunzione con la viola, il cui uso raramente stemperato ci immette dentro un’onda a tratti inclusiva ed a tratti sbalzante.
Ben diversificate le situazioni in cui c’è stata occasione di conoscenza ed avvicinamento al suo campo di idee multiple: la Lucerna estiva del passato Festival 2011 che ha premiato i criteri ed i margini operativi di questa artista dalle molteplici sfaccettature, affidandole spazi e giornate in cui sfoderare e “distendere” i risultati delle sue ricerche.
E più recentemente (5-6 ottobre 2012) il Salon Mommen in Bruxelles nel corso di Sons libérés 2012 – Festival des musiques improvisées, in cui la si trova circondata da compagni di viaggio del suono dalle caratteristiche più che mai “snodabili“ e piacevolmente scoscese. Garantisce ulteriore spessore, nonché carica metamorfica, al suo lavoro, proprio l’assidua spinta collaborativa con artisti figurativi oltrechè strumentisti. Il tutto conduce regolarmente alla formulazione di progetti caratterizzati da spigliate intersecazioni di linguaggi.
L’impatto, pur nella differenza di contesto, è ugualmente avvincente.
C’è un’impronta eminentemente abrasiva nel suo suono che si genera – viene anzi “formato” -alternando forza a sorprendente magrezza. Dinamicamente immessa in una visione caleidoscopica del far musica, con abbondanza di riferimenti visivi, la sua linea estetica appare convincente per la virulenza del risultato sommario raggiunto, cui si unisce una buona dose di slancio altero e di fermezza.
In special modo conta, in avventure sonore di siffatto tipo, la qualità della vigilanza delle idee affioranti, da collegare ad una capacità e generosità nel lasciar accadere e nel lasciar inverare le cose, sprigionando flussi di libertà e di magia espansa.
Qualità su cui poggia e su cui cresce il lavoro assertivo di Charlotte Hug.



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