Diversi mesi fa ebbi occasione di segnalare su questo sito http://www.nuovetendenze.org/?p=1896  la vita e l’arte di un validissimo quanto sfortunato pianista russo, Youri Egorov, morto trentaquattrenne dopo una vita tumultuosa. Egli ebbe comunque una certa notorietà in vita, pienamente meritata, e nello stesso tempo ebbe occasione di lasciare un testamento artistico di indiscusso pregio, sia per un cofanetto EMI a lui dedicato, sia per diversi (anche se non numerosissimi) altri CD editi da etichette minori.
Sultanov1Ora è la volta di un altro grande pianista di origine russa (per la precisione uzbeka) anch’egli sfortunatissimo in vita, ma al contrario di Egorov, praticamente sconosciuto al grande pubblico e di cui ci sono pervenute poche testimonianze in disco.
Aprendo una breve parentesi, non vorrei indirizzare le mie noticine su questo sito unicamente verso la trattazione di vite e situazioni drammatiche, ma sta di fatto che da un lato ritengo importante riproporre artisti molto validi ma pochissimo conosciuti, dall’altro è necessario, a mio modesto avviso, ricordare altri artisti la cui vita breve e sfortunata impedì loro di manifestare in tutta la sua compiutezza il grande spessore artistico che li contraddistingueva. E il pensiero va immediatamente, tra gli altri, a Jacqueline du Pré e a Dino Ciani.
Chiusa la parentesi, torno al pianista protagonista di queste righe, sintetizzando brevemente la sua vita, dato che i particolari si possono trovare sul suo sito ufficiale http://alexeisultanov.org/aboutalexei.htm, che consiglio vivamente di consultare a chi fosse interessato ai dettagli dell’esistenza dell’artista. Fra l’altro contiene dei link agli articoli del Chicago Tribune di poco posteriori alla morte di Sultanov che sono molto toccanti in quanto trattano delle sue ultime settimane di vita.

Aleksej Sultanov nacque il 7 agosto 1969 a Tashkent da padre violoncellista e madre violinista e il suo DNA evidentemente fu decisivo, perché a sei anni iniziò a prendere le prime lezioni di pianoforte nella città natale sotto la guida di Tamara Popovich. Dati gli ottimi risultati si decise di mandarlo a studiare al Conservatorio di Mosca e per qualche anno il padre lo accompagnò in treno con una certa cadenza mensile a lezioni che si tenevano a 3400 chilometri di distanza. Finalmente fu accettato definitivamente e si trasferì a Mosca per studiare prima alla Scuola Centrale di Musica e poi di nuovo al Conservatorio, dove fu allievo per diversi anni di Lev Naumov[1].

Nel 1989 fu prescelto, insieme ad altri tre giovani pianisti russi, per partecipare all’8° Van Cliburn Piano International Competition. Nonostante fosse il più giovane del lotto dei 38 concorrenti, Sultanov vinse il primo premio e da lì iniziò la fortunata serie dei circa 200 concerti previsti dal premio in tutto il mondo che durarono due anni, durante i quali trovò anche il tempo di incontrare e sposare una giovane violoncellista lettone, Dace Abele, che tanta parte avrà nella sua vita.

Nell’ottobre del 1995 partecipò al tredicesimo Concorso Chopin a Varsavia. Il primo premio non fu assegnato e Sultanov vinse il secondo premio ex-aequo con Philippe Giusiano (gli altri premiati furono in ordine Gabriela Montero, Rem Urasin, Rika Miyatani, Magdalena Lisak: solo la bella americana Montero mi risulta ancora in attività concertistica, degli altri si sono perse le tracce).

Sultanov non ritirò il premio, sembra, perché fosse convinto di aver suonato male e quindi di non meritarlo, ma questo è un episodio ancora da chiarire.

Nonostante un piccolo ictus di cui soffrì subito dopo il Concorso, riprese l’attività concertistica, per poi partecipare, nel 1998 all’XI Concorso Internazionale Čaikovskij. Le sue interpretazioni furono elettrizzanti ma non vinse alcun premio, ottenendo soltanto il “premio dei giornalisti”. (Per la cronaca i sei premi furono vinti in ordine da Denis Matsuev, Vadim Rudenko, Freddy Kempf, Sergeij Tarasov, Maksim Filippov, Oleg Poljanskij, tutti ancora in attività anche se con alterne fortune).

Sultanov2Da questo momento in poi la vita di Aleksej Sultanov si avvitò purtroppo in una discesa inarrestabile che lo portò alla morte. Nel 2001 un secondo ictus gli paralizzò tutta la parte sinistra del corpo (naturalmente anche la mano sinistra) rendendolo anche parzialmente disabile alla vista e all’udito.

A trentadue anni la sua vita era spezzata. Con grande forza d’animo e aiutato dalla moglie ricominciò a suonare più che altro in istituzioni benefiche, chiese, ospedali: egli suonava la mano destra e la moglie con la sinistra la parte del basso. L’abnegazione della moglie, Dace Abele, lo curò fino alla fine, inevitabile dato il quadro clinico complessivo, che arrivò a Forth Worth, in Texas (nel 2004 avevano preso la cittadinanza americana) nella notte tra il 29 e il 30 giugno 2005. Le ceneri furono sparse in mare dalla moglie. Aveva 34 anni, come Youri Egorov che abbiamo citato all’inizio. Dopo un mese e mezzo sarebbe morto il suo maestro Lev Naumov.

Il lascito artistico di Sultanov è purtroppo riconducibile a pochi CD. Ovviamente quasi tutte le incisioni si riferiscono ad un artista molto giovane, talvolta acerbo in certi passaggi o in talune visioni estetiche, ma in cui si intravede spesso una genialità fuori dal comune. L’appartenenza alla scuola pianistica russa nella più pura e completa accezione del termine è testimoniata dalle interpretazioni degli autori romantici, quali Chopin e Rachmaninov ad esempio, in cui si intravede l’esemplare lezione del suo maestro Lev Naumov, assistente nientemeno che di Heinrich Neuhaus. La postura al pianoforte (nonostante la statura non molto alta) è solida e ben piantata (alla Richter insomma), le mani scorrono fluentemente sulla tastiera con la cupola alta e “a rostro”, la tecnica è spesso mirabolante, il virtuosismo accentuato e caratteristico della scuola russa. I canoni interpretativi sono tipicamente romantici – Sultanov conobbe personalmente Horowitz a New York ed aveva anche lui una predilezione per le trascrizioni – ma filtrati attraverso spunti originali anche nei brani più eseguiti e rinomati.

Quello che emerge sostanzialmente dalle incisioni rimaste è la certezza che siamo in presenza di un giovane di sicuro avvenire e la cui maturazione nel corso della carriera sarebbe stata incredibile, tale da darci un pianista di straordinario spessore artistico.

cdSultanovAnalizziamo i pochi CD disponibili sul mercato per fare una conoscenza diretta della sua arte.

Intanto suggerirei, purtroppo di difficile reperimento, il cofanetto di produzione polacca in 7 CD delle CHOPIN International Piano Competitions:

in cui Sultanov (siamo nel 1995)  esegue i seguenti brani:

Haydn III Sonata H-moll, Op. 58, Allegro maestoso

Chopin Etude e-moll, Op. 25 Nr 5

Chopin Etude Gis-moll, Op. 25 Nr 6

Chopin Etude C-moll, Op. 10 Nr 12

Chopin Valse Es-dur, Op. 18

Chopin Polonaise As-dur, Op. 53

ed in cui si possono ascoltare esecuzioni, oltre che dei pianisti meno noti che parteciparono alle varie edizioni del Concorso, anche di Lev Oborin, Jakov Zak, Maurizio Pollini, Martha Argerich, Krystian Zimerman, Yundi Li, Rafał Blechacz.

cdSultanov2cdSultanov3Un altro CD importante per capire l’arte di Sultanov è il Melodia 1001194 che contiene esecuzioni di vari compositori all’XI Concorso Internazionale Čaikovskij del 1998, tra cui la Settima di Prokof’ev che mandò il pubblico in visibilio.

 

Il CD con le esecuzioni più recenti contiene un concerto di Riga del 2000 in cui spicca la Sonata di Liszt. Questo è l’ultimo CD prodotto prima del fatale ictus del 2001.

cdSultanov4Ma fondamentali sono anche i seguenti CD con vari brani tratti da due concerti giapponesi del 1996. Brani che si possono trovare, in parte e comunque in esecuzioni in studio, sul seguente Apex (su autorizzazione Teldec).

cdSultanov5

Più in particolare la Settima Sonata di Prokof’ev e la Quinta Sonata di Scriabin furono registrate nel febbraio 1992, mentre la Seconda Sonata di Rachmaninov è del novembre 1990. Esecuzioni di un pianista poco più che ventenne, ma già completo dal punto di vista tecnico e della maturità interpretativa.

cdSultanov6Importante è inoltre il Sultanov “sinfonista” con le esecuzioni del Primo di Čaikovskij e del Secondo di Rachmaninov (ambedue con Maxim Šostakovich alla guida della London Symphony Orchestra in una produzione Teldec in studio di fine 1989), due fondamenti del Romanticismo e post-Romanticismo russo.

 

Impregnato dunque di “russità” (mi scuso per l’orribile e cacofonico neologismo) fu Aleksej Sultanov, sia per la natalità, sia per gli studi, sia per il repertorio, sia per la visione estetica anche se innamorato degli Stati Uniti (forse anche per la vittoria nel Van Cliburn) tanto da ottenerne la cittadinanza  e poi andarvi a risiedere negli ultimi scorci della vita.

Con i moderni mezzi telematici si può naturalmente trovare un assaggio dell’arte di Aleksej Sultanov anche su Youtube. Se ne trovano diversi esempi, per la maggior parte derivati dalle esecuzioni giovanili. Si nota così la grande passionalità nell’Etude-Tableaux op. 39 nr. 5 di Rachmaninov, la ottima tecnica anche senza spunti particolari nella Ballata nr. 4 di Chopin, la sensibilità e la brillantezza in alcuni Studi dello stesso autore, la irruenza giovanile nella Sonata di Liszt e così via.

Sarebbe però riduttivo volerne fare la conoscenza approfondita solo da ciò che si trova “in rete”: è opportuno procurarsi qualcuno, se non tutti, dei CD sopra citati (alcuni si trovano a prezzo bassissimo, altri più elevato) per potersi godere uno tra i più bravi e promettenti, anche se più sfortunati, pianisti degli ultimi decenni.



[1] Lev Naumov (1925-2005) uno degli ultimi tre assistenti di Heinrich Neuhaus costituisce un’altra storia interessante poco conosciuta. Di questo grande pedagogo e grande pianista ci rimangono purtroppo pochissime esecuzioni, spesso introvabili.



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