Associazione culturale e teatrale Progetto Idra Direttore Artistico: Marino Filippo Arrigoni

Scuola di recitazione:  adulti – ragazzi – bambini
Ricerca e Sperimentazione – Improvvisazione Teatrale
Promozione testi inediti – Produzione Teatrale
Comicità e Cabaret – Stage sul Clown
Corsi teatrali

www.progettoidra.it info@progettoidra.it

TeatrovverocomunicaresperimentarespirazionesfogovitazionemozionE

Questo… trovi nel Teatro.

Questo… trovi dentro TE.

Chi fa Teatro lo fa per passione (non per fare soldi) questo lo hanno capito tutti, ormai.

Sarà anche per questo che un giorno qualcuno volle dare un taglio al F.U.S.? (Fondo Unico Spettacolo). Chissà, forse l’hanno fatto proprio per noi… per noi artisti intendo!

Ma chi siamo noi? Siamo anime perse nell’oceano di emozioni. Il Teatro crea emozioni; emozioni che facciamo fluire dentro e fuori di noi; emozioni che regaliamo al pubblico e che il pubblico ci restituisce; emozioni che sono vita.

Chi ha deciso di continuare a leggere questa mia pagina o è un pazzo o sta iniziando anch’egli a sentirsi stretto dalla razionalità delle cose che lo circondano.

Allora, chiunque tu sia, anche fossi l’ultimo folle rimasto sulla Terra; l’ultimo a credere nel potere dell’immaginazione, benvenuto in questo spazio. E a te io dedico il mio tempo e la mia passione.

Einstein diceva: “l’immaginazione è più importante della conoscenza” ed è vero, col potere dell’immaginazione riusciamo a superare limiti che credevamo invalicabili e a scoprire cose strabilianti.

La nostra mente purtroppo è chiusa in schemi spesso troppo rigidi e in essa ci muoviamo con metodi ripetitivi senza azzardare una strada diversa da quella percorsa da sempre.

Facendo Teatro impariamo a spostare spesso la nostra angolazione nell’osservare le cose. La stessa cosa infatti, sia che si tratti di una situazione oppure di una battuta o ancora di un personaggio, può assumere un aspetto diverso a seconda di come ti poni di fronte ad essa ovvero a seconda del punto di partenza. So di non dire cose nuove, non vorrei passare per lo pseudo-psicologo di turno, ma quello che intendo sottolineare è che il punto di partenza, nel nostro caso, è quello che viene prima della scena rappresentata o della battuta fatta da un personaggio; è quello che sta nel cosiddetto “sottotesto”; è in poche parole quello che, accadendo, ha portato alla situazione che stiamo osservando. E’ il suo “vissuto”. E qui sta il bello: immaginarsi quale sia questo vissuto.

Ovviamente sto parlando del lavoro di analisi del testo da farsi in assenza di un regista che abbia già studiata la messinscena e quindi deciso l’interpretazione da dare. In pratica questo sistema viene adottato da quasi tutte le scuole di teatro durante il percorso formativo.

E’ il lavoro di studio che si fa con il gruppo, dove ognuno avanza delle ipotesi, propone scenari diversi, disegna la storia del personaggio in maniera del tutto personale, crea insomma il suo passato, con una visione puramente soggettiva. Per fare questo ognuno attinge al proprio, di “vissuto”; non solo… ma ci mette un po’ della propria educazione, della propria cultura, delle proprie rigidità ovvero delle proprie convinzioni. Ecco che vengono fuori 10, 100 storie diverse, tutte possibili, tutte verosimili, tutte realizzabili. E le combinazioni possono moltiplicarsi: quando il personaggio viene assegnato ad un attore e poi ad un altro e poi in seguito ad un altro ancora, scopriamo d’avere un personaggio dalle dieci, cento sfaccettature ovvero personalità. La stessa cosa avviene per l’attore quando veste i panni di personaggi diversi. Si scontra con parti di se stesso ogni volta diverse. Ogni volta ha una faccia nuova, diversa e diverso è il suo atteggiamento e la sua personalità; ecco allora che ognuno appare come fossero dieci, cento persone diverse.

Non a caso è stata scelta l’Idra come nome del nostro laboratorio teatrale. L’Idra della palude di Lerna, il mostro mitologico dalle sette teste (secondo la versione a cui ci siamo ispirati), ognuna delle quali se recisa ne faceva crescere altre tre, rappresentò una delle dodici prove di Ercole ed essa ben rispecchia l’essenza dell’arte attoriale.

L’Idra rappresenta le molteplici facce dell’attore ovvero le diverse maschere che egli di volta in volta è solito indossare in maniera non dissimile da ciò che avviene nella realtà di ogni giorno per ogni essere umano. Ad un altro livello possiamo dire che il mostro dimora nella caverna del nostro subcosciente ed ogni testa raffigura le passioni, i desideri inconfessati, le paure, i sentimenti più reietti che fanno parte di ogni individuo.

Il gioco, nell’individuo/attore, corrisponde alle tre azioni di Ercole: riconoscere l’esistenza dell’Idra (consapevolezza); scovare le varie teste (perseveranza); distruggere le potenzialità negative del mostro (umiltà). Così facendo possiamo portare alla luce gli oscuri frammenti del subcosciente, scoprendo una nuova prospettiva. Succede allora, come un fatto alchemico, che la persona riesce finalmente ad approcciare, sfruttandole, le potenzialità fino ad oggi ignorate, grazie alle quali darà corpo e voce anche al personaggio più ostico.

Lungi da noi, sia ben chiaro, l’intenzione di fare psicoterapia. E’ il Teatro che offre uno spazio (magico)  ideale per entrare in contatto con le nostre parti intime che sono alla base della creatività individuale. Ed è in questo spazio che ritroviamo il gusto del gioco attraverso il quale, ognuno con le proprie risorse, può “buttar fuori”, esprimersi,  giocare, creare, ma soprattutto comunicare.

Comunicare. Un bisogno viscerale, un’esigenza irrinunciabile. Comunicare e trovare nuove strade per farlo.

In un periodo storico come quello che stiamo vivendo, non a caso è proprio la comunicazione al vertice dell’evoluzione tecnologica, ma non bastano i sistemi satellitari, né le chats, tanto meno gli MMS o SMS multidestinatari a soddisfare quel bisogno individuale, sempre più forte, di comunicare. Bisogno che nasce dalla difficoltà stessa di farlo e quantunque anche le “e-mail” offrano la possibilità di metterti in contatto con ogni parte del mondo, non potranno mai risolvere il problema reale che è quello della relazione, senza considerare poi l’ormai costante rischio di ricevere ed inoltrare inconsapevolmente virus distruttivi che mal si conciliano con il piacere dell’interscambio.

In questa giungla elettronica, telematica, magnetica l’uomo comune si perde e perde anche la possibilità di identificazione, poiché il confronto non avviene più a quattr’occhi, con un dialogo diretto, con azioni e reazioni tangibili, bensì attraverso strumenti che spesso possono divenire alienanti. Tuffandosi in un vero e proprio oceano magnetico seguiamo l’onda del momento. L’appuntamento più frequente è ora nella “ragnatela” di internet, trattata spesso come surrogato di una moderna Agorà, ma dove i milioni di siti e di persone virtuali difficilmente potranno sostituire l’energia e l’emozione di un incontro ravvicinato.

Energia ed emozione, ecco le componenti principali che troviamo in un laboratorio teatrale; in un gruppo di lavoro; durante un “contact”; nell’eseguire un abbraccio “globale”; nello scambiarsi due battute in improvvisazione; nel dare sfogo al proprio istinto. Il tutto in uno spazio protetto dove la relazione interpersonale si sviluppa attraverso canali stimolanti e creativi. La vera opportunità sta nel riscoprire la propria creatività, usando semplicemente le risorse personali come l’istinto in un luogo ove “tutto” è ammesso, sfatando la radicata convinzione che il saper recitare sia privilegio di pochi eletti.

Il binomio, anche banale, racchiuso nella parola “comunicazione” suggerisce una via Comunica con l’Azione: l’azione è ovviamente quella scenica; il luogo necessariamente è il teatro; gli attori sono imprescindibilmente persone in carne ed ossa.

Quando dico questo, naturalmente, non nego la validità e l’utilità di certi mezzi informatizzati e non escludo quindi la possibilità di avvalersene, nei dovuti limiti, se questo dovesse risultare a complemento o a completamento del lavoro svolto in teatro. Questo può sembrare in contraddizione con quanto esposto prima. Non è così, anzi: l’esperienza acquisita in 30 anni di lavoro da analista programmatore di computers mi ha permesso di agire con cautela nell’esaltare le automazioni, senza però disconoscere in maniera retrograda e indiscriminata l’aiuto che da esse deriva.

Concludo dicendo che va bene tutto, se tutto è nella giusta misura. La cosa importante è l’equilibrio.

E noi, partendo proprio dall’equilibrio di palcoscenico, affrontando Stanislavskij fino ad arrivare a Costa, ci troveremo ancora qui fra l’odore del velluto e quello del legno, nella magia del palcoscenico ad accogliere tutto ciò che scaturirà dalla nostra creatività.

Marino F. Arrigoni



Condividi
Copyright ©  2011-2017  Nuove Tendenze
Codice Fiscale 97361110584 - P.IVA 09009871006

Logo realizzato da Franco Avitabile