“Come hai fatto, Carlo, a farmi quello che mi hai fatto?”
“E cosa ti avrei fatto di tanto grave, Anna?”
“Come fai ad essere così calmo, tranquillo e rilassato dopo una cosa tanto grave?”
“Forse perché mi sento completamente a posto con la mia coscienza, non credi? Comunque abbiamo sempre parlato di tutto e così abbiamo sempre risolto tutti i problemi, magari anche questa volta…”
“Dimmi una cosa: non immagini davvero di cosa dobbiamo assolutamente parlare? Sei così ingenuo e puro?”
“Davvero, Anna, non capisco perché sei così arrabbiata! Se me lo spieghi…”
“Chi deve dare delle spiegazioni non sono certo io…ti dice niente il nome Irina?”
“Certo. Irina è la mia nuova segretaria e, per giunta, è anche molto brava, lavora molto bene ed è molto ricettiva.”
“Lo sai che è straniera?”
“Dai, Anna, ti prego, non mi fare scenate perché ho assunto una segretaria straniera. Non sei mai stata xenofoba abbiamo tanti cari amici stranieri che vediamo spesso assolutamente senza problemi.”
“Non è questo…lo sai che lavoro faceva prima la tua Irina?”
“Se la prostituzione per potersi mantenere tu la chiami lavoro… un momento, ma tu che ne sai?”
“Una sera ti ho seguito con la macchina perché le tue continue e frequenti uscite la sera mi davano da pensare.”
“Per fortuna che, quando ci siamo sposati, tu mi hai chiesto di avere fiducia in te! E cosa avresti visto di così sconvolgente?”
“Incredibile! Riesci a mantenere la calma anche in queste situazioni imbarazzanti… ma come fai?”
“Insomma, Anna, mi vuoi dire di cosa mi accusi? In maniera che possa provare a difendermi.”
“Tu hai una relazione con Irina. Ti prego, non offendere la mia intelligenza con scuse inutili.”
“E per dire ciò avresti sentito o visto qualcosa di compromettente nei miei confronti?”
“Come fai a ridacchiare sotto i baffi di una cosa così seria? Allora ti piace farmi soffrire!”
“Ti giuro che è l’ultima cosa che voglio, ma questa situazione un po’ mi diverte perché tu sei sempre stata la femme fatale, quella che faceva battere il cuore agli uomini appena ti vedevano, ed io mi sono sempre tenuto tutto dentro. Ora, di colpo, sei tu la gelosa!”
“Se tu avessi visto le cose che ho visto io e avessi sentito le cose che ho sentito io…”
“Di persone gelose della felicità altrui ce ne sono tante ma tu, evidentemente, hai visto cose particolari e delle persone invidiose, per non so quale motivo, ti hanno confermato i tuoi sospetti. Abbiamo tempo, raccontami!”
“Che mi dici di mercoledì scorso sera? Non sei andato a cena con la nostra grande lavoratrice Irina?”
“Non lo nego, ma lo sai che giorno era mercoledì scorso?”
“Mi prendi per scema? Era il 30 aprile!”
“Era il compleanno di Irina! Lo sai bene che non ha altri amici oltre me e mi ha invitato fuori a cena. Mi condanna per questa stupidaggine, vostro onore?”
“Ma come sei spiritoso! Come lo spieghi che a un certo punto della cena, lei è scoppiata in lacrime e tu, per consolarla, le hai preso la mano tra le tue carezzandogliela dolcemente?”
“Lei mi stava raccontando alcuni episodi di violenza che le sono accaduti mentre lavorava come prostituta, si è commossa ricordandoli ed io ho fatto quel gesto carino per consolarla e non farla sentire sola. C’è altro, vostro onore?”
“Mi spieghi perché, alla fine della cena, l’hai baciata? E, per giunta, anche sulla bocca…”
“Lei, presa dalla tristezza, non voleva ordinare il dolce io le ho detto “Che festa di compleanno è senza la torta con almeno una candelina da spegnere?” allora ho ordinato la torta io, e dopo che aveva spento la candelina, l’ho baciata sulla bocca, questo è vero!, ma era un bacio assolutamente normale per farle capire che le ero vicino nella sua sofferenza di donna ex prostituta. Pensa che lei, dalla sorpresa del mio bacio, non ha avuto neanche il tempo di rispondere e, quando siamo usciti dal ristorante, mi ha detto “Grazie, Carlo! Da tempo immemorabile non avevo una festa di compleanno come questa in cui tu mi hai fatto sentire una regina, la tua regina anche se solo per una sera.” Ora capisci che non hai motivo di essere gelosa?”
“E’ vero! Ciò non toglie che, in questi giorni, tu mi stia trascurando e ho paura che lei, giocando sul fatto che è sola al mondo e che ha solo te che la consideri una donna normale, usi questa tattica di seduzione per spingerti tra le sue braccia. Capiscimi, Carlo, ti prego, nella mia insicurezza!”
“Io penso che tu non abbia nessun motivo di essere così gelosa, tra l’altro di una povera straniera alla quale ho voluto dare una seconda opportunità di farsi una vita. Hai idea di quante persone xenofobe ci sono in città? E di quanti colleghi mi abbiano sconsigliato vivamente di assumere una straniera e per giunta che si guadagnava da vivere facendo la prostituta? Dovresti essere fiera di me, non gelosa! Anche perché, come ti dicevo prima, non ne hai alcun motivo!”
“E’ proprio per il fatto che prima di essere assunta da te, ha fatto la prostituta, che sono così insicura e ti chiedo di non darle troppa corda ma di mantenerti un po’ distaccato. Sono una donna e le arti di conquista femminili le conosco abbastanza bene, per quanto riguarda le donne normali, così immaginati cosa potrebbe fare una ex prostituta se solo lo volesse…”
“Irina è una donna brava nel proprio lavoro e molto sensibile. Poi, perché dovrebbe farmi una cosa del genere? Allora poteva tranquillamente continuare a fare la prostituta! Quantomeno era pagata e profumatamente, per fare quello che faceva. Ti posso garantire che ora è cambiata e non ci pensa proprio, a conquistarmi nel senso che pensi tu.”
“Il lupo perde il pelo ma non il vizio; stai molto attento ma…come fai ad esserne così sicuro?”
“In ufficio siamo spesso da soli ed ha tenuto sempre un comportamento nei miei confronti onesto e dignitoso, vestendosi sempre in maniera più che normale. Poi, se avesse voluto, avrebbe potuto tentare di conquistarmi durante la festa del suo compleanno, ad esempio invitandomi a bere qualcosa a casa sua, e invece non l’ha fatto! Questo non ti dice nulla?”
“Mi dice che non si sente ancora coinvolta abbastanza da te; per questo ti chiedo di mantenere le distanze con lei, sennò corriamo il serio rischio di mettere in pericolo il nostro matrimonio.”
“Ascolta: io non so dire di no a chi mi chiede una mano. Sarà anche sintomo di ingenuità (pensa quello che vuoi!) ma tu mi hai conosciuto così e non cambierò sicuramente il mio modo di essere perché tu ti fai delle paranoie su una povera straniera che non ha avuto dalla vita un attimo di pace e serenità, ma che si è dovuta sempre arrangiare per potere provvedere al proprio mantenimento, riducendosi e umiliandosi addirittura a vendere il proprio corpo per guadagnare 100 euro e potere mangiare qualcosa: pensa, che a dormire andava sulle panchine della stazione, coperta solo di giornali. Ti sembra che una persona così non meriti una seconda opportunità? E tu ti vai a fidare di persone gelose marce della nostra felicità, e che farebbero di tutto per mettere zizzania tra di noi semplicemente perché sono andato a festeggiare il primo compleanno di Irina vissuto finalmente in maniera felice? Tu hai mai provato cosa significa vendere il tuo corpo per un pezzo di pane, a volte anche muffito, o dormire la notte al freddo, sentendo il gelo nel cuore perché sai di essere completamente sola a questo mondo senza una sola persona, uomo o donna che sia, che ti voglia bene e si preoccupi veramente per te senza secondi fini? Dimmi, hai mai provato tutto questo? Ti prego, Anna, fatti un bell’esame di coscienza e chiediti se è giusto mettermi di fronte ad un aut aut per un gesto di solidarietà che ho fatto volentieri per una persona che, dopo tante sofferenze, se lo merita.”
“Sicuramente, Carlo, hai ragione tu! Io non ho mai provato simili sofferenze materiali, anche perché la mia famiglia di origine era benestante, ma ti invito una volta di più a stare attento. Non preoccuparti, lo conosco bene il lato umanitario del tuo carattere e ti ho sempre apprezzato e voluto bene per questo, ma devi sapere che al mondo esistono donne senza scrupoli che, appena si sentono solo guardate in un certo modo, non si fanno nessun tipo di problema a rovinarti la vita.”
“Sì, lo so. Ma Irina è diversa…”
“Lo spero vivamente per te e per noi, perché non vorrei mai che tu avessi portato a casa nostra una serpe.”
“Attenta! Ora stai esagerando: mi sembra eccessivo definire Irina una serpe. Perché invece non provi a conoscerla meglio, così magari darai meno retta alla voce degli sconosciuti cattivi ed invidiosi e ti tranquillizzerai tu stessa?”
“E’ una buona idea! Avevo intenzione una di queste sere di fare i tortelli casalinghi in brodo. Che ne dici di invitarla a cena?”
“Ottimo direi! La invito di sicuro, se questo può servire a tranquillizzarti circa le sue intenzioni nei confronti della nostra famiglia.”

Sono Carlo, e ormai sono ormai passati due anni da quella cena con le due donne più importanti della mia vita, Anna ed Irina, la mia ex segretaria. Sembra passato un secolo ed invece sono passati appena due anni, incredibile! Devo riconoscere che Anna aveva avuto quasi un sesto senso durante quella chiacchierata, ma la faccenda che mi sono trovato ad affrontare con Irina, è stata molto impegnativa e difficile, più di quello che avrei mai immaginato. Irina, qualche giorno dopo quella cena gioiosa e divertente, incontrò, non so quanto casualmente, un suo ex sfruttatore che la ricattò dicendole che se non gli dava 500 euro a mese, avrebbe informato la polizia che era ancora una clandestina senza regolari documenti e avrebbe fatto la stessa cosa se me ne avesse parlato. Poi lo stronzo se ne era andato ridendo come un pazzo, cosa che fece andare Irina fuori di senno perché non sopportava di essere presa in giro e, meno che meno, da un suo ricattatore. Il bastardo l’aveva messa proprio con le spalle al muro e la poverina non sapeva proprio cosa fare, perché era chiaro che c’era una talpa vicino a me che avrebbe informato il bastardo se me ne avesse parlato. Insomma la poverina non poteva che cedere al ricatto e versare al ricattatore 500 euro a mese, sottraendolo dal budget della mia azienda. Dopo qualche mese, guardando i bilanci della mia azienda, cominciai a vedere che c’era qualcosa che non andava, perché ogni mese venivano prelevati 500 euro per fare cosa era un mistero; e la responsabile era proprio Irina.
“Irina, vorrei parlarti di una cosa importante. Tra 10 minuti c’è la pausa pranzo, potrei approfittarne per offrirti il pranzo e mangiare qualcosa a mensa insieme a te. Che ne dici? Ti va l’idea?”
“Dico che è un’ottima idea, Carlo! Così avremmo modo di parlare più tranquillamente e più a nostro agio.”

“Allora, dimmi pure, Carlo! Di cosa mi volevi parlare?”
“Lo sai che io ho grande stima di te e del tuo lavoro, vero, Irina?”
“Questo suona come un avvertimento, ma… un avvertimento di cosa?”
“Come mia brava segretaria, non ti sarà sfuggito che ogni mese vengono prelevati 500 euro dal budget dell’azienda, non so bene a quale fine. Tu sei la responsabile e devi darmi una spiegazione.”
Cominciò a piangere.
“Io non volevo, Carlo…credimi! Ma qualche mese fa mi ha telefonato mia sorella Sandra che è venuta in Italia, ed ora è disperata e non ha mezzi per mantenersi e mi ha chiesto un aiuto economico. Io non sapevo come fare perché tu, Carlo, molto generosamente, mi paghi l’affitto dell’appartamento in cui vivo e non mi fai mancare nulla… scusami, ti prego, non tradirò più la tua fiducia, mi troverò un lavoro altrove e restituirò all’azienda tutti i soldi che le ho sottratto indebitamente, basta che tu mi copri per qualche mese e vedrai che ci riuscirò.”
“Tu non hai assolutamente bisogno di scusarti. Quando i nostri parenti prossimi hanno bisogno del nostro aiuto, economico e non, è giusto darglielo. Ti coprirò, questo è sicuro, e ti darò delle ottime referenze per un mio amico che ha bisogno di una segretaria e che ti pagherà altrettanto generosamente di me in modo che tu possa aiutare tua sorella a vivere agiatamente e, contemporaneamente, pagare il tuo debito nei confronti dell’ azienda. Ti va bene così?”
Un grande sorriso apparì sul suo volto e mancò poco che non mi gettasse le braccia al collo come ringraziamento. Mi bastò come risposta e non mi posi più domande. Le scrissi le referenze e la mandai dal mio amico e collega Giuliano, che la assunse con gioia pagandola 2000 euro al mese e non lamentandosene mai: anzi, appena mi incontrava, mi ringraziava calorosamente per avergliela raccomandata. Ma i ricattatori, si sa, non diminuiscono mai le loro pretese, anzi semmai le aumentano; più agiatamente vivono le loro vittime, più amano e godono se loro riescono a metterle in difficoltà. Così, il bastardo si rifece vivo con Irina e questa volta le chiese 1.300 euro al mese, facendole gli stessi ricatti. Ma Irina questa volta aveva deciso di reagire, e andò di volata a farsi preparare i documenti per avere la cittadinanza italiana, in maniera da annullare la minaccia. Il bastardo si trovò spiazzato, ma non tardò a fare sentire di nuovo la sua influenza negativa sulla vita di Irina; era proprio deciso a rovinarle l’esistenza. Dopo due mesi e mezzo da quando Irina aveva chiesto ufficialmente la cittadinanza italiana, le telefonò il giudice che si occupava del suo caso e che si era dimostrata una donna di buona volontà: “Mi dispiace, non posso aiutarti più. E ti conviene non insistere con le tue richieste con i miei colleghi, e pagare quello che ti viene chiesto senza tentare furbate, altrimenti potresti finire all’ospedale.” Ma quello era l’ultima preoccupazione per Irina che si era fatta coraggiosa, e di pagare quei 1.300 euro non aveva per niente voglia. Conosceva nome e cognome di quel giudice e la denunciò alla polizia per minacce; prima che la giudice fosse portata in galera, questa disse ad Irina “Hai sbagliato a non dare retta al mio consiglio. Ora Dio salvi la tua anima perché il tuo corpo verrà straziato a calci e pugni e tu soffrirai molto. Non hai idea della potenza e degli agganci della gente che ti sei messa contro. Era meglio se pagavi, davvero!” La povera Irina era davvero in una situazione assolutamente non invidiabile! Da una parte i bastardi con molteplici agganci tra polizia e magistratura, che volevano a tutti i costi quei 1.300 euro mensili, dall’altra la consapevolezza che, anche se fosse riuscita a trovare quei soldi, le richieste sarebbero aumentate sempre di più; non sapeva veramente che cosa fare. Non aveva coraggio di confessarmi la verità perché avrebbe voluto dire ammettere di avermi mentito e, considerando i buoni rapporti che c’erano tra di noi, non voleva rovinarli per niente al mondo. Era proprio senza via di uscita, un topo in trappola. Questi problemi le tolsero la sua solita serenità e la sua gioia di vivere e la immalinconirono giorno dopo giorno, al punto che il mio amico e collega che le aveva dato lavoro se ne accorse, e un giorno mi invitò a pranzo fuori perché voleva parlarmi.
“Sai quella ragazza russa, quella certa Irina che tu mi hai raccomandato?”
“Allora? Ti crea problemi? Non lavora bene?”
“Assolutamente. Non è questo il problema. Lavora benissimo, è gentile con i clienti e con i colleghi ecc… il problema è un altro, semmai.”
“In tutti questi anni che ci conosciamo non ti ho visto mai preoccupato. Questa è la prima volta. Mi dici cosa succede con Irina?”
“Penso, anzi sono sicuro che abbia un problema e anche abbastanza serio ma che, per qualche motivo a me oscuro, non può o non vuole parlarne per avere un aiuto. So che con te ha un rapporto speciale perché le hai dato l’opportunità di rifarsi una vita, quando tutti l’avevano abbandonata. Beh, penso che avrai capito cosa voglio chiederti…”
“Va bene. Proverò a scoprire il segreto che nasconde così gelosamente la nostra unica e valente dipendente e amica!”

“Pronto?”
“Irina? Sono Carlo.”
“Carlo! Che piacere sentirti! Scusami, ti prego, se di recente ti ho trascurato; non era mia intenzione, credimi!”
“Figurati! Non era di questo che volevo parlarti. Comunque, giovedì prossimo è il tuo compleanno… o mi sbaglio?”
“Ma lo sai che mi ero dimenticata? Che cosa hai in mente?”
“Ti ricordi le belle chiacchierate che facevamo una volta? Da un bel po’ di tempo non ne facciamo, vero? Che ne diresti di rifarne una davanti ad una pizza fumante e ad un boccale di birra?”
“Dico che è una magnifica idea! Vengo volentieri in pizzeria con te. Verso che ora passi a prendermi giovedì prossimo?”
“Verso le 20:00 dovrebbe andare bene.”
“Ti aspetto.”

“I signori cosa ordinano?”
“Io vorrei un antipasto di terra ed una pizza al prosciutto crudo e mascarpone.”
“E la signora?”
“Anche io un antipasto di terra e poi una pizza capricciosa.”
” E da bere cosa vi porto?”
“Due boccali di birra da mezzo litro.”
“Ben detto, Carlo!”
“Eccoci a noi! Al telefono mi sembrava tu volessi parlarmi di qualcosa.”
“Sei serena, Irina, in questi giorni? Stai bene? O hai qualche problema di cui vuoi parlarmi?”
“Assolutamente nessun problema! Come mai questo dubbio?”
“La settimana scorsa sono andato a pranzo fuori con Giovanni e abbiamo parlato… anche di te!”
“Scusa ma… cosa ti avrebbe detto che ti ha preoccupato così tanto?”
“Hai perso la tua gioia di vivere e la tua serenità! Ma questo non c’era bisogno che me lo dicesse lui, perché l’avevo notato anche io al lavoro. Mi spieghi cosa succede, che tipo di problemi hai?”
“Se sei mio amico, ti prego non chiedermelo! Potrebbero minacciare anche la tua famiglia ed io non voglio questo. Perché finchè hanno solo me, non mi importa, sono abbastanza forte: ma pensa a cosa potrebbe succedere ad Anna se…”
“Qualcuno ti ricatta, Irina?”
“Sai, il passato a volte ritorna, più brutto che mai…”
“E non sai proprio cosa fare per uscire fuori da questo problema?”
“Il fatto è che hanno agganci importanti sia nella magistratura sia nella polizia e hanno minacciato di farmi del male fisicamente.”
“Quanto ti hanno chiesto al mese?”
“1.300 euro, mi hanno già dato le coordinate del conto bancario…”
“Ma tu non vuoi darglieli, se ho ben capito. E fai bene! Ti chiederebbero sempre di più.”
“Sì, ma ora non so più che fare!”
“Lasciami fare quattro chiacchiere con il mio avvocato e poi ti saprò dire meglio.”
“Grazie mille, Carlo! Non so proprio come ringraziarti!”

Ma non ce l’avrebbe fatta a ringraziarmi perché, purtroppo, non arrivai in tempo per salvarla dal suo brutto destino. Così persi una cara amica.
“Pronto?”
“E’ il signor Carlo Giovanardi?”
“Sì. Chi è lei?”
“Agente di Polizia Giovanni Terziani. L’aspetto domani mattina all’ufficio di Polizia. Purtroppo è morta malmenata una sua conoscente che lavorava per lei, una certa Irina Alyievna. La conosce, vero?”
“Certo che la conosco! Verrò, non si preoccupi.”

“Chi era al telefono, Carlo? A quest’ora…”
“…”
“Caro, ma che hai? Sembri sconvolto…”
“Ora sarai contenta…”
“Scusami, perché?”
“E’ morta quella che tu, erroneamente, consideravi la tua rivale nei miei confronti ed è morta per preservare la tua incolumità. Ti rendi conto?”
“Irina… la mia incolumità… ma che vai dicendo? Hai la febbre e deliri?”
“Non ho la febbre né deliro, mi dispiace solo per te!”
“Scusami, ma perché ti dispiace per me?”
“Perché, anche davanti al fatto compiuto, non riesci a capire le cattiverie gratuite e senza motivo che hai detto contro una persona che ha preferito tenerti lontana dai suoi guai pur di salvarti la vita.”
“E perché Irina avrebbe fatto questo per me? Il rapporto l’aveva con te, non certo con me…”
“Hai mai sentito parlare di solidarietà femminile?”
“Ma che dici?! Le donne sono vipere tra di loro e, se possono rubarti il marito, lo fanno più che volentieri.”
“Sei di un egoismo mostruoso. Io ti sto dicendo che è morta una donna che tu hai conosciuto e hai potuto verificare che non aveva alcuna mira su di me, e che si è rifiutata di metterti in mezzo per paura che i bastardi ti coinvolgessero nei loro loschi affari e tu, per tutta risposta, mi dici che le donne, se possono rubare il marito ad un’altra, lo fanno molto volentieri? Ma come puoi? Comincio a pensare che ho fatto un errore a mettermi con te, perché siamo troppo diversi di carattere.”
“Irina allora ci è riuscita…”
“A fare cosa, scusa?”
“Ad insinuarsi tra di noi e ad insidiare pesantemente la nostra unione! Vedi che avevo ragione io a metterti in guardia?”
“Io mi chiedo come fai ad essere così insensibile. IRINA E’ MORTA, l’hai capito o no? Non provi almeno un po’ di compassione per lei?”
“Compassione per una che ha provato in tutti i modi a rubarmi il marito e che, alla fine, è riuscita a rovinare la nostra unione? Ma ti rendi conto di cosa mi chiedi?”
“Vedo che ogni tentativo di farti recuperare un minimo di umanità è vano. Non ti riconosco più, mi sembri un’altra persona. Io non ho sposato e non mi sono legato a te!”
“Scusami ma ora cosa stai facendo?”
“Non mi sento di stare accanto ad una sconosciuta! Faccio le valigie e me ne vado. ADDIO, MIA CARA! E stammi bene!!”

© Daniele Lazzeri 2009



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