“Ciao. Volevo salutarti.”
“E perché? Sono anni che non mi rivolgi più la parola!”
“Aspetta, ti prego! Non correre così. Mi fai venire il fiatone.”
“Grasso come sei, un po’ di moto non può che farti bene!”
“Tu non vuoi parlare con me! Hai paura di me… per questo mi stai fuggendo!”
“E perché dovrei parlare con te? Quando tu (ho dimenticato quanti anni fa!) mi hai tolto la possibilità di spiegarti la situazione incresciosa tra noi due.”
“Era colpa tua! Ti ricordi, vero?”
“Era colpa mia, hai ragione, su questo hai perfettamente ragione! Ma tu mi hai impedito di chiarirti la situazione trincerandoti dietro quel tuo maledetto orgoglio che ha distrutto la nostra grande amicizia.”
“Come eri illuso! E noto che lo sei ancora. La nostra amicizia era già al capolinea da qualche anno, tutti se ne erano accorti anche Anna e Marco, i nostri migliori amici. L’unico a non essersi accorto della situazione ormai compromessa tra noi due, eri tu che non te ne volevi dare per vinto.”
“E’ che io ho sempre creduto che tutti i problemi si possano risolvere parlando da uomini civili, ma a te in quel periodo, le mie parole ti entravano da un orecchio e ti uscivano dall’altro. Poi non mi parlare dei nostri vecchi amici Anna e Marco! Gli hai fatto una testa così con le tue argomentazioni farneticanti, intese solo a distruggere la mia immagine e a farmi apparire come un mostro, mentre io cercavo in tutti i modi possibili e immaginabili di spiegarti la situazione con la giovane Giuliana.”
“…che è mia figlia! E tel’ho presentata io! Te ne sei dimenticato?”
“Assolutamente no! Ma non è colpa mia se è successo quel che è successo tra noi due? lei aveva quasi 17 anni ed io ne avevo 30. La nostra tenera amicizia mi è rimasta bene in testa per tutto questo tempo e tu non hai fatto altro che distruggerla ai suoi occhi mettendomi, appena potevi, in cattiva luce con lei. Come hai potuto essere così crudele? Fare piangere il tuo migliore amico e tua figlia senza volere sentire ragioni…”
“La ‘vostra amicizia’ come la chiami tu, stava diventando un sentimento ben più forte per la povera Giuliana e lei passava le nottate a piangere perché non aveva un futuro con l’uomo che amava, ovvero ‘il mio migliore amico’! Non sai come ti ho odiato quelle notti, quando la sentivo piangere disperata nel suo letto in camera sua, senza avere la speranza di consolarla e farla sentire più serena. Capisci, caro amico?”
“E tu pensi che io non le sappia, queste cose, e non ne abbia sofferto insieme a tua figlia? Ne abbiamo parlato pomeriggi interi, lei ed io, purtroppo senza trovare una soluzione che soddisfacesse entrambi. Io le dicevo che amavo Marina e che ciò che provavo per lei era diverso, ma lei non voleva accettare questa realtà e mi pregava inutilmente e disperatamente di lasciare Marina e di mettermi con lei, cosa assolutamente impossibile per me, allora.”
“Ti prego: mettiti nei miei panni, di padre e di genitore che vede la propria figlia illudersi per un amore impossibile, soffrirci, tornare a casa la sera, non mangiare affatto e andare di volata in camera, buttarsi sul letto disperata e passare la notte a piangere. Oltretutto, il padre sa che la figlia si strugge per il suo migliore amico…”
“Sì, ti capisco ma non dovevi distruggere l’immagine che lei aveva di me poi con quel ghigno contento e soddisfatto, di questo non ti perdonerò mai.”
“Ti ha detto anche del ghigno… incredibile!”
“Bel padre che sei stato per tua figlia! Che begli insegnamenti le hai dato! E pensare che eravamo amici…”
“Ma non lo eravamo più…”
“E che vuol dire? Lo siamo stati in passato. E poi, se anche non lo fossimo mai stati, se fossimo stati perfetti sconosciuti, hai mai sentito parlare del rispetto che si deve a tutte le persone?”
“Io ti odiavo come non ho mai odiato nessuno in vita mia. Stavi distruggendo mia figlia; poverina, non riusciva più neanche a studiare perché non riusciva a smettere di pensare a te, e quell’anno aveva l’esame di maturità.”
“Non è che stai inventando scuse, nascondendo per primo a te, le vere ragioni dell’odio che provavi nei miei confronti?”
“Ora stai sviando il discorso per fuggire le tue responsabilità, ma me lo dovevo aspettare, d’altronde hai sempre fatto così.”
“Io, veramente, le mie responsabilità me le sono prese tutte. D’altronde io sono stato sempre sincero con lei, non potevo certamente farle il lavaggio del cervello che invece le hai fatto tu per spingerla a cancellarmi definitivamente dalla sua vita.”
“Stava soffrendo troppo. Doveva studiare e doveva rimanere tranquilla. Non potevo vederla in quello stato per colpa di un amico che se ne stava approfittando alla grande, e che le girava intorno senza lasciarle tregua.”
“O non sarà che eri geloso di quell’amico, perché aveva saputo accattivarsi le simpatie di tua figlia che non ti ascoltava più e, per somma delle vendette, hai distrutto l’immagine di lui ai suoi occhi con grandi falsità, affinché tua figlia potesse tornare ad ascoltarti?”
“Ma come puoi pensare certe cose? Come puoi essere così crudele con un tuo vecchio amico? Domando e dico…”
“E’ inutile che strabuzzi gli occhi in quel modo, visto che ti sei rifiutato di sentire le mie spiegazioni dopo quel che avevi fatto, per il fatto che non potevi sopportare di parlare con me faccia a faccia, ti vergognavi troppo. Ma lasciamo stare. Mi spieghi una cosa?”
“Dovrei essere infuriato con te e offeso dopo quello che mi hai detto, ma non ce la faccio… non so perché!”
“Questo è già qualcosa; vuol dire che il tuo inconscio ha cominciato a metabolizzare tutto quello che è successo. E’ una cosa positiva, dammi retta.”
“Tu hai il potere di farmi confondere… tra un po’, se non vado via immediatamente, mi inginocchierò davanti a te confessando colpe che non ho e chiedendoti scusa!”
“Non voglio da te assolutamente nessuna scusa, né tantomeno vederti inginocchiare davanti a me. Non è mia intenzione umiliarti o darti colpe che non hai. Voglio solo che tu ammetta la tua parte di colpa in quello che è successo a tua figlia, e che nemmeno la povera Giuliana sa ancora. Perché non lo fai? Così starai sicuramente meglio e più in pace con te stesso. Ma vedo che te ne stai andando di fretta per fuggire la verità. Almeno parla a tua figlia! Fallo per lei, per la sua serenità di neomamma.”
“Papà! Che sorpresa! Cosa fai qui a quest’ora tarda?”
“Devo parlarti, Giuliana! Devo dirti una cosa molto importante! Non posso assolutamente aspettare!”
“Papà, ma hai visto che ore sono? E’ quasi mezzanotte… io stavo leggendo un libro sul divano nel tentativo di rilassarmi un po’ prima di addormentarmi.”
“Aspetta, ti prego! Il nome Giulio ti dice niente?”
“Aspetta un momento… ma Giulio non è quel tuo ex amico stronzo che ha cercato di circuirmi e di prendermi in giro, senza avere la minima intenzione di lasciare la sua compagna Marina? Queste cose me le hai dette tu, te lo ricordi, vero?”
“Cavolo se me lo ricordo! Ho visto Giulio nel pomeriggio e ci siamo parlati, scambiando anche opinioni forti.”
“Papà, per favore! Mi stai spaventando. Quel viso rosso, quest’ansia di parlarmi che hai addosso anche a quest’ora tarda della notte… insomma, cosa è successo nel pomeriggio tra te e Giulio? Poi non mi avevi detto che non gli avresti più parlato per tutta la vita?”
“Se è per questo, te l’avevo anche promesso, ma questo pomeriggio qualcosa mi ha portato a ricercarlo, a parlargli, a scambiare opinioni con lui… e devo ringraziarlo, perché ora ho le idee molto più chiare rispetto alla questione.”
“Tu cosa hai fatto?! Sei andato a cercarlo? Ma sei matto! Lui è bravissimo ad ingannare e circuire le persone perché vuole divertirsi alle loro spalle, senza farsi assolutamente nessuno scrupolo. Ti ricordi? Queste parole me le hai dette tu quando quel furbo mi aveva circuito così bene da farmi perdere la testa e non farmi più ragionare, appunto l’anno della mia maturità.”
“Mi ricordo fin troppo bene di averti detto quelle parole ed oggi pomeriggio, mentre parlavo con Giulio, me ne sono amaramente pentito. Potrai mai perdonarmi, Giuliana mia?”
“Papà, ma hai la febbre? Stai dicendo un sacco di stupidaggini. Tu non puoi tornare a casa in questo stato, sennò alla mamma prende un colpo. Per stanotte dormirai qua, poi domattina, dopo esserti fatto una bella dormita su questo comodo divano, tornerai a casa.”
“Non sono ubriaco, Giuliana, né tanto meno ho la febbre, anzi sto riacquistando piano piano la tranquillità mentale, e tutto questo grazie a Giulio e alle cose che ci siamo detti (qualcuna anche a muso duro).”
“Papà, ma che…”
“Ti capisco: magari ora non riesci a comprendere, ma quando avrò finito di dirti certe cose, ti sarà tutto chiaro e magari non vorrai più vedermi per un po’.”
“A questo punto, anche se è quasi l’una di notte e quando sei arrivato avevo molto sonno, mi è venuta una grande curiosità: dimmi pure, facciamo l’alba come facevamo quando ero più giovane. Sputa il rospo, papà, ché deve farti proprio male in bocca.”
“Ebbene, Giuliana, devo ammetterlo: 20 anni fa ero geloso marcio del bel rapporto che si stava instaurando tra te e Giulio e volevo che tu tornassi ad essere tutta per me, così ho esagerato un po’ i toni nel parlarti di Giulio in modo da distruggere totalmente l’immagine che avevi del mio ex amico. So di avere sbagliato, ma ora che te l’ho detto, mi sento molto più sereno perché mi sono preso le mie responsabilità senza buttarle tutte quante sulle spalle di Giulio. Di questo abbiamo discusso oggi pomeriggio, e lui mi ha fatto capire quanto sbagliassi.”
“Mi dispiace, papà! Mi dispiace tanto! Chissà quanto devi avere sofferto per la mia lontananza, in quel periodo in cui stavo diventando una donna. Poi, chissà quanto male deve averti fatto tenerti dentro tutti questi anni queste verità.”
“Sei troppo sensibile, Giuliana, ed anche troppo carina: io non merito tutto questo affetto incondizionato…”
“Cosa credi, papà? Lo so bene che ti sei comportato male nei miei confronti accentuando i lati negativi di Giulio, che così hai compromesso irrimediabilmente il bel rapporto che ci poteva essere tra di noi, tuttavia la colpa non devi dividerla solo tra te e Giulio ma devi includerci anche me, perché in quel periodo, trascurandoti, ti ho spinta ad avere quel comportamento nei confronti di Giulio e, di riflesso, anche nei miei. Tutti e tre abbiamo colpa, solo che finora non ce ne siamo resi conto.”
“Sei una donna molto saggia e più matura di tante donne della tua età. Sono fortunato ad averti come figlia!”
“Anche io sono fortunata ad avere un padre come te. Infatti, quanti padri pensi che avrebbero avuto il coraggio di andare dalla figlia ed essere totalmente sinceri riguardo ad un comportamento cattivo avuto in precedenza? Grazie mille, papà, di essere stato così sincero con me, ti assicuro che non lo dimenticherò.”
“Non devi ringraziare me, Giuliana, ma Giulio; lui mi ha fatto riflettere sul comportamento sbagliato che ho tenuto con te e mi ha fatto prendere la decisione di venire a parlarti. Ora vai a riposarti, ché ti vedo stanca. Domani pomeriggio, se vorrai, andremo a trovare Giulio per ringraziarlo entrambi, sperando che voglia reinserirci nella sua cerchia di amici.”
“Stai scherzando, spero! Certo che lo voglio e con tutte le mie forze. Allora buonanotte. Ci vediamo domani pomeriggio dopo pranzo.”
“Puoi starne sicura, Giuliana! A domani pomeriggio.”

© Daniele Lazzeri 2009



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