di Oriana Rispoli

Un recente viaggio in Sicilia mi ha spinta ad esplorare le meraviglie paesaggistiche della costa tra Palermo e Trapani; così ho scoperto luoghi come San Vito lo Capo e la Riserva dello Zingaro, dove sono rimasta incantata da un mare cristallino e luccicante, brulicante di vita.

Oltre alla natura, c’è stato un altro immancabile elemento di forte attrazione per me, la curiosità per le opere degli uomini, per le tracce lasciate dal passato su quella terra… ho visitato, piena di stupore, musei, pinacoteche e chiese. Ma ho ritrovato quella sapienza antica anche nelle vive mani degli uomini. Sono molti gli artisti siciliani di cui si potrebbe parlare, ma legata ai ricordi di quel viaggio a San Vito è soprattutto la figura del maestro Toti Taormina, un ceramista che riflette nelle sue creazioni l’essenza profonda della natura dell’isola. Nei suoi lavori è costante la raffigurazione, su sfondi colorati e vivaci, di pesci di ogni sorta e di altri animali marini: polpi, granchi, insieme a coralli dal rosso intenso… vengono inoltre narrati, in con scorci di sapore popolare, episodi della vita quotidiana dell’isola: la pesca, la cattura del pesce spada, le opere della campagna. Si aggiungono figure sospese tra il mito e la tradizione: i pupari, i paladini e altri personaggi. Ma non è soltanto il soggetto raffigurato che colpisce, nelle ceramiche di Toti Taormina. Sono anche le forme dei vasi, variamente zoomorfe e antropomorfe, il disegno originale di brocche, acquamanili e bottiglie, lo stile personale che evoca in qualche misura la maniera di celebri pittori siciliani…

Lascio ai lettori la scoperta di questo artista, il cui laboratorio merita senz’altro una visita. E non è detto che la Sicilia vada frequentata soltanto d’estate: perché non calcolare anche un viaggio autunnale, alla scoperta dei gioielli più autentici dell’arte e della tradizione isolana?

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1) Vuole raccontarci come lavora nella sua bottega, insieme ai suoi figli Mauro e Iuri?

Chiaramente il rapporto con i figli non può essere lo stesso che si ha con collaboratori esterni. Riproduciamo grosso modo le dinamiche familiari, fatte anche di un lessico familiare.


2) Come mai lei afferma di se stesso di essere un autodidatta, anche se ha frequentato il liceo artistico?

Perché il liceo artistico che ho frequentato negli anni ’70 non offriva un approccio pienamente laboratoriale. Il liceo mi ha fornito una solida base teorica, una discreta conoscenza della storia dell’arte ed il contatto con un ambiente creativo e stimolante, frutto del fermento culturale che si respirava nell’immediato post ’68.

Le prime esperienze con la ceramica sono maturate però grazie all’incontro casuale con un professore che aveva un laboratorio di ceramica artistica, dove potevo recarmi quando volevo a fare ciò che desideravo, avendo a disposizione materiali e attrezzature. I primi giorni li passai ad osservare incuriosito le trasformazioni di questa materia, in primo luogo mi colpì la duttilità dell’argilla. Agli occhi di un ragazzo tutto ciò appariva quasi magico. Non ho ricevuto molta collaborazione da parte dei dipendenti, che erano molto gelosi del proprio sapere. Il mio apprendistato si è svolto quindi senza una guida precisa, rubando con gli occhi i gesti di chi lavorava.


3) Il suo è uno stile molto personale, ben distinto da quello dei grandi centri di produzione siciliani, Caltagirone e Santo Stefano di Camastra: qual è il suo rapporto con la tradizione?

Non si può parlare di un vero rapporto con la tradizione. Non provengo da una famiglia di ceramisti, ho svolto per buona parte della mia vita l’attività di grafico pubblicitario e, come dicevo prima, per me la ceramica è stata una passione adolescenziale mai sopita. Dopo un’intensa attività di grafico, di cartellonista, di creatore di piccole scenografie pubblicitarie, e non avendo più stimoli per continuare, ho voluto riprendere l’esperienza con le ceramiche che, di tanto in tanto, appoggiandomi a qualche laboratorio, ha continuato a lavorare dentro di me senza che me ne rendessi pienamente conto. La voglia di stabilirmi in campagna, vicino al mare, ha fatto maturare in me  l’idea di cambiare lavoro, dedicandomi alla ceramica. All’inizio ho ripreso contatto con argilla e smalti riproducendo ceramiche antiche, ma ben presto ho sperimentato i limiti della tradizione in cui stili e modelli codificati non consentono grandi possibilità di espressione, pur essendo un validissimo punto di partenza. Insoddisfatto ho quindi tradito la tradizione, cercando soluzioni espressive che attraverso le macchie di colore e le trame grafiche restituissero il piacere di guardare e soprattutto di stupirsi. Far confluire il mio sapere grafico in uno stile personale, adattandolo alla ceramica, è stato un passaggio del tutto naturale e un percorso di continua ricerca.

4) I suoi smalti sono particolarmente brillanti: qual è il suo segreto? Ha aggiunto qualcosa rispetto a quello che le hanno insegnato i suoi maestri?

Nessun segreto, sono smalti reperibili in commercio presso le aziende specializzate. E’ piuttosto la mia voglia di sperimentare che mi porta a miscelarli e provare nuove combinazioni.

5) Quando mi sono accostata alle sue ceramiche, mi hanno colpita i richiami al mondo marino… che significato ha questo mondo nel suo immaginario?

Il mio laboratorio, in cui trascorro quasi tutta la giornata, si trova a 400 metri dal mare in una zona scarsamente antropizzata. In inverno il mare sembra ancora più vicino quando è in tempesta. E il continuo mormorio accompagna il mio lavoro, diventando inconsapevolmente la colonna sonora delle mie giornate. Come posso non pensare al mare? Naturalmente mi affascina e mi ispira la sua fluidità ed il continuo mutamento delle forme e dei colori. Il mare lo amiamo un po’ tutti, magari ne abbiamo paura, ma ci fa piacere leggere storie e avventure di mare, marinai, leggende, scoperte di mondi immaginari. Questa attrazione, fatta anche di timore, che proviamo per il mondo liquido e sconfinato, incarna la mia ricerca di libertà. Inoltre mi piace molto osservare il fondo marino, guardare le danze che certi pesci sembrano eseguire, il roteare di altri. Il pesce continua il dinamismo della superficie nel mondo sommerso, quasi fosse una guida verso l’esplorazione dell’inconscio.

Anche se l’elemento marino è presente in buona parte della mia produzione non mi dedico comunque soltanto a soggetti marini, ma sono interessato alla mitologia, ad episodi storici, alla vita quotidiana delle campagne e dei mercati.

 6) C’è un filone, una tradizione, un maestro al quale si sente vicino, che la ispira?

Sinceramente no, sono onnivoro, sono tanti i maestri a cui guardo. Naturalmente, come si può vedere facilmente, tra i tanti mi piace particolarmente Picasso per la libertà del tratto, ma è solo una fase.

© Nuove Tendenze 2013

 Toti Taormina

toti_taorminaLa mia è una piccola attività artigianale formata da me, Toti e dai miei figli Mauro e Iuri Taormina.

Gli smalti con cui decoriamo li creiamo noi combinando i pigmenti base per ottenere ogni volta un oggetto irripetibile. Le tinte cangianti del mare, il giallo riarso dei campi in estate, il verde metallo degli ulivi, sono i colori che ci offe questa terra e che ci forniscono l’ispirazione per le nostre maioliche.

Sono un autodidatta che ha mosso i primi passi in una grande fabbrica di ceramiche a Palermo e devo ringraziare, per il primo incontro con argilla e smalti, un mio professore del liceo artistico che mi propose, forse notando il mio talento, la possibilità di lavorare presso la sua azienda nelle estati degli anni ’70. Oggi posso riconoscere la grande fortuna che mi si proponeva: un intero laboratorio a mia disposizione che non chiudeva mai perché dotato di un forno a nastro e bisognoso quindi  della costante presenza di un “fornaciante”.

Immaginate la felicità di un ragazzo di quindici anni immerso in un universo di sperimentazioni ed esperienze. Mi recavo al lavoro alle prime luci dell’alba attraversando in motorino il parco della Favorita e l’aria fresca del mattino era carica di profumi di zagara, di oli intensi di macchia e sottobosco. Una volta entrato in fabbrica, passavo dall’odore umido dell’argilla a quello secco e ferruginoso dei prodotti in cottura. Lavoravo ai miei progetti fino alle 8 del mattino. Da quell’ora le mie energie venivano utilizzate per il datore di lavoro fino alle 7 di sera, quando finalmente staccavo e potevo tornare alle mie sperimentazioni.

Tutto questo è durato per circa quattro anni, ma la mia natura curiosa e intraprendente mal si adattava ad un ruolo di semplice decoratore che apponeva i colori laddove un altro aveva già tracciato un disegno.

La vita poi mi ha portato, attraverso mille esperienze diverse, a fare ritorno a questo vecchio amore che oggi è diventato il lavoro di cui vivo.

(Profilo tratto dal sito web di Toti Taormina)



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