“Pronto! Chi è?”
“La maiala, la maiala di tu ma’! di tu ma’, di tu ma’…la maiala la maiala di tu ma’!”
“Scusi?! Ma lei è matto?”
“Mila e Shiro…due cuori della palla a volo! Mila e Shiro…che dolce sentimento è!”
“Questo è sicuramente uno scherzo di cattivo gusto! Ora riattacco.”
“Silvia, non riconosci i vecchi amici?”
“Marco…”
“Quanto tempo, eh? Eravamo bambini quando i nostri genitori ci separarono.”
“ancora ti ricordi…”
“Il vecchio Marco non dimentica!”
“Ma ti sei sposato? Chissà quanti bei bambini avrai fatto…”
“Purtroppo separato dopo tre anni di matrimonio, senza figli.”
“Mi dispiace, davvero! Io sono sposata ed ho un figlio maschio di due anni.”
“allora è proprio il caso di dire: auguri e figli maschi!”
“Ma come hai fatto a trovarmi? Voglio dire, a trovare il mio numero telefonico? Tu da dove stai chiamando, giramondo e gran viveur che non sei altro?”
“Se te lo dico, tanto non mi credi!”
“Mettimi alla prova!”
“E va bene. Ti diró la verità. Sono diventato un dottore e, dopo la separazione da mia moglie, ho sposato il progetto “Medici senza frontiere” ed ora sono in angola a costruire una scuola per bambini disagiati.”
“Cavolo! avrai tanto da fare…dove hai trovato il tempo per telefonarmi? E, meglio ancora, come mai ti sei ricordato di me dopo 20 anni che non ci vedevamo? avevamo sette anni quando i nostri genitori ci separarono e ruppero la nostra bell’amicizia.”
“Sai, questo è un paese dove c’è grande povertà e questo ti spinge a riflettere sulla tua vita, soprattutto quella passata, e a riconsiderare amicizie che tu ormai hai sepolto nel tuo inconscio. Qui ci sono realtà inimmaginabili, i bambini muoiono con una facilità impressionante di malattie portate da batteri che neanche noi conosciamo.”
“allora come fate a salvarli? Tanto sono destinati alla morte. Dài, Marco, ti ho sgamato! Fuori la verità!”
“E va bene. Proprio perché sei una vecchia amica. Mi piaceva scrivere, ero portato per la scrittura. Quando sono uscito dal liceo, ho fatto diversi corsi di formazione per la scrittura e alla fine, ho scritto un thriller dal titolo Morire come le foglie d’autunno sugli alberi.
“Hai sempre avuto fin da bambino una fervida fantasia e vedo che non l’hai persa. Ma si dà il caso che io lavori proprio in una libreria abbastanza grande e frequentata, e di un libro intitolato come il tuo non ho mai sentito parlare. Il tuo bestseller… allora ti decidi a dirmi la verità o vuoi continuare a fantasticare?”
“Cavolo, Silvia! Sei cambiata così tanto? Quando eravamo bambini, ti piaceva anche a te inventare storie e raccontarle. Dove è finita la mia Silvia, la Silvia che conoscevo bene?”
“La Silvia che conoscevi tu, è cresciuta, semplicemente questo è successo. Ora ho delle responsabilità: un marito, un figlio… tutte cose che tu non puoi capire perché sei rimasto bambino dentro, l’eterno Peter Pan.”
“Sai, Silvia, certe volte senti il bisogno fisico e mentale di rifugiarti nella fantasia perché il mondo intorno a te ti rifiuta o è estremamente ingrato nei tuoi confronti e allora tu, per difesa, ti ritiri in te stesso e nella tua fantasia.”
“Caro Marco, vuoi che non lo sappia quanto a volte il mondo puó essere stronzo e cattivo nei tuoi confronti? anche io ho avuto esperienze particolarmente difficili, ma ho sempre pensato che se non reagisci alle difficoltà che il mondo ti crea, questo non cambierà mai e quando tante altre persone avranno le tue stesse difficoltà, sarà anche colpa tua, perché non hai contribuito a rendere il mondo in cui vivi, migliore.”
“Evidentemente tu sei stata piú forte caratterialmente di me, ed hai saputo reagire! Complimenti! (ironico) Il mondo è bello perché è vario!”
“Io ti rispondo col cuore e tu fai il sarcastico? Grazie tante!”
“Tu non rispondi affatto! Dall’alto della tua superiorità, non ti sforzi neanche di capirmi e mi giudichi subito un debole… senza neanche avere ascoltato il mio avvocato difensore. Francamente pensavo che tu mi conoscessi un po’ meglio.”
“anche io pensavo che tu mi conoscessi un po’ meglio. Evidentemente, anche se questi anni passati lontano l’uno dall’altro, ci hanno vivere esperienze simili, abbiamo reagito in maniera diversa alle avversità; tu ti sei chiuso nella tua fantasia immaginandoti mondi migliori, che ti accettassero per i tuoi ideali, nobili quanto vuoi ma irrealizzabili nel nostro mondo; io invece ho cercato di migliorare questo mondo dall’interno con il mio esempio.”
“Secondo te, ci sei riuscita?”
“Certo, se tutti quanti si comportassero come te rinunciando a combattere, ritenendolo un mondo non migliorabile, allora tutti quelli che se ne approfittano e sfruttano gli altri indegnamente, avrebbero vita facile. Ma se le persone sfruttate non si limitassero ad immaginare nuovi mondi piú adatti alle loro esigenze, e invece si riunissero per decidere il modo in cui fare valere i propri diritti contro gli sfruttatori, beh, magari il mondo prenderebbe un aspetto diverso. Lo sai dove sta il problema?”
“No, ma penso che me lo dirai lo stesso.”
“Stavolta hai ragione! Certe persone, per non perdere quel poco che hanno, sono disposte ad accettare ogni angheria alla quale le sottoporranno gli sfruttatori senza fare la benché minima protesta o rimostranza, e cercano di convincere anche gli altri al silenzio facendo presente, ad esempio, la minaccia di licenziamento o quant’altro; ma non si rendono conto che così il mondo non cambierà mai, e gli sfruttati rimarranno tali e anzi saranno sfruttati peggio perché, nel mondo di oggi, se stai zitto e non ti muovi per fare rispettare i tuoi diritti, ti metteranno tutti i piedi in testa come se tu fossi il loro zerbino o il loro scendiletto personale.”
“Il tuo ragionamento è chiaro. Ma tu cos’hai fatto, da solo o con altre persone, per cambiare questo mondo o per vedere rispettati i tuoi diritti o quelli delle persone che lavoravano con te?”
“Devo confessarti che ho dovuto fare una strenua battaglia per convincere le persone, soprattutto quelle piú paurose e reticenti, a combattere giornalmente per vedere rispettati i propri diritti, lavorativi e non, e per vedere anche rispettati i miei ma, alla fine, ho ottenuto buoni risultati e certe persone sono venute anche a ringraziarmi per avere ricevuto un aumento di stipendio a seguito di una protesta ben condotta o per avere salito un gradino della gerarchia della fabbrica dove lavorano. Non mi faccio illusioni, perché di gente paurosa e reticente, anche molto convincente nel prospettare un futuro ancora piú duro, ce n’è e ce ne sarà sempre tantissima, ma se riescono a emergere anche persone come me e con le mie convinzioni, è possibile un bilanciamento, e sono certa che il mondo migliorerebbe notevolmente.”
“Hai idee grandiose…sai che mi hai quasi contagiato?”
“E’ quel quasi che mi preoccupa! Ma dimostramelo che sei stato contagiato affrontando la tua realtà, per quanto brutta possa essere, e dicendomi con sincerità dove sei.”
“Tanto non mi crederesti ugualmente!”
“Rimettimi alla prova!”
“Va bene. Sono povero in canna. Per guadagnare qualche euro sono costretto a suonare un vecchio violino nelle piazze di Milano…”
“Ho sentito bene? Hai detto Milano? Ma anche io vivo a Milano…”
“Lo so bene. Sono in una cabina vicino al Duomo e stasera salteró la cena perché ho speso gli ultimi 15 euro per comprare la carta per telefonare a te.”
“Capisco. Dove hai trovato il mio numero di telefono?”
“E’ stata una botta di fortuna: ero seduto in un bar ed una signora ha appoggiato davanti a me un elenco telefonico aperto su una pagina, così, per perdere un po’ di tempo, ho dato un’occhiata ai nomi e ai numeri di telefono di quella pagina ed ho visto il tuo nome ed il tuo numero, e ho subito deciso di chiamarti.”
“Hai fatto molto bene! Mi ha fatto estremamente piacere parlare con te. Io non abito lontano dal Duomo e c’è solo una cabina lì in piazza. Se mi aspetti, ti offro la cena. Mi ha fatto troppo piacere parlare con te che sei un vecchio amico!”
“Va bene. allora ti aspetto. Ciao.”
“Ciao.”

© Daniele Lazzeri 2009



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