di Oriana Rispoli

Presentarvi una guida turistica attiva a Roma può sembrare cosa di poco interesse, tanto ovvio e scontato è associare il termine turismo ad una città che ha da sempre attratto ogni genere di visitatori. L’affluenza dai luoghi più disparati è stata nel corso dei secoli il suo tratto caratterizzante. Se vogliamo indicare un punto fermo sulla linea del tempo, dalla fine del Trecento, quando i papi ritornano da Avignone stabilmente in città, Roma torna ad essere un polo di attrazione religioso e culturale imprescindibile: nuova Gerusalemme per i pellegrini che seguono le tracce di Pietro e dei martiri cristiani, luogo di studio per letterati ed intellettuali al servizio di principi e cardinali, occasione di lavoro per gli artisti che la corte pontificia chiama da ogni dove, per partecipare al rinnovamento edilizio che dalla metà del Quattrocento trasforma la città in quel palcoscenico rinascimentale ma soprattutto barocco che oggi tutti conosciamo. Gli artisti che vi hanno lavorato, hanno contemporaneamente studiato la città e le sue antiche vestigia: la misurazione e il disegno delle testimonianze architettoniche e scultoree dell’antichità permetteva loro di assimilare quei canoni estetici eterni che poi avrebbero infuso nelle opere commissionate da papi, principi e mecenati. E’ risaputo come Raffaello e i suoi amici si calassero nelle “grotte” della Domus Aurea di Nerone sul Colle Oppio con lo spirito scientifico dei moderni archeologi ma anche con il più naïf degli stupori che li portò, proprio come fanno ancora oggi gli scolari in gita scolastica, a segnalare la loro presenza con la firma sul muro, con tanto di data del passaggio e magari con un toccante messaggio. E’ una città, Roma, il cui passato alimenta continuamente il presente e i molti che l’hanno percorsa, abitata, studiata, amata o criticata, mai ne sono rimasti indifferenti o delusi. Ci conferma questa idea il diario tradizionalmente attribuito a Michel de Montaigne che, in viaggio in Italia tra il 1580 e il 1581, coglie la peculiarità di Roma definendola città “dal carattere più cosmopolitico del mondo […] fatta in parte di stranieri, e dove ognuno ci sta come a casa sua”. Ecco allora che l’iniziativa di cui voglio parlarvi, uscendo dai consueti schemi di una normale guida turistica, può rientrare appieno nelle “nuove tendenze” che amiamo segnalare in questo sito. Lascio la parola a Cristiana Serafini, animatrice di questo progetto.

D.: In che consiste la tua proposta?

R.: Come hai giustamente segnalato, una guida turistica a Roma è cosa ovvia, come il papa in Vaticano potremmo dire. La mia idea però è quella di rivolgermi ad un turismo che oggi viene definito impropriamente “culturale”, per indicare un turismo meditato, consapevole, felicemente “slow”. Dico impropriamente culturale perché sempre il turista, secondo me, compie un gesto culturale: scopre, conosce, impara. Certo, il termine serve per distinguere questo tipo di turismo da quello di massa che, con le sue dinamiche del mordi e fuggi, stride con qualsiasi idea di approfondimento e scoperta goduta e assaporata. Comunque, anche nel caos di una città disordinata e poco organizzata, anche dal punto di vista dell’ospitalità, come Roma, mi sono resa conto che ci sono spazi per parlare d’altro.

D.: A che cosa ti riferisci?

R.: Questa entità “altra” è una Roma parallela ai circuiti proposti dalle grandi agenzie, dai tour operator, dai viaggi organizzati che riducono il soggiorno ad una marcia forzata tra Colosseo, Foro Romano, Musei Vaticani, Fontana di Trevi. Ti faccio un esempio: come tanti pifferai di Hamelin, ad ogni ora del giorno e della notte, guide stravolte con auricolare e bandierina percorrono via del Lavatore alle pendici del Quirinale, seguite da una massa informe di turisti accaldati e affaticati, che arrivano a Fontana di Trevi, gettano la classica monetina, scattano una foto e via, la marcia continua perché domani si riparte. Ecco, questo non fa per me. E’ vero comunque che, parallelamente ai tour d’agenzia, Roma in questi anni ha visto anche il proliferare di una moltitudine di associazioni culturali che propongono itinerari spesso dedicati proprio a chi abita in questa meravigliosa città. Io stessa, 20 anni fa, ho iniziato in questo modo: ero ancora all’università, studentessa di storia dell’arte. Prima della laurea, con due amiche decidemmo di dar vita alla nostra associazione, una delle prime all’epoca. Si chiamava “Mirabilia Urbis”, proprio come le prime guide scritte nel Medioevo ad uso dei pellegrini.fig 1_MARCO FABIO CALVO.jpg Il nostro logo era un’immagine simbolica della città, disegnata da un amico di Raffaello, il filologo Marco Fabio Calvo: una pianta rotonda, quasi una Roma “pizza”, divisa in 16 spicchi, vale a dire le Regiones di classica memoria, ed ogni spicchio era individuato da un monumento caratterizzante, quasi la quintessenza di quello che valeva la pena vedere e scoprire.

Ecco, l’idea era, ed è, proprio questa: individuare e rendere visibili luoghi significativi ma poco conosciuti, magari perché chiusi al pubblico. Questo è l’intento che voglio riproporre, dopo essermi resa conto che molte delle associazioni oggi presenti a Roma, spesso presentano itinerari che di alternativo ormai hanno ben poco: sentir parlare di “Fantasmi a Roma” o di “Angeli e demoni” passeggiando dal Pantheon a Castel Sant’Angelo mi fa pensare un po’ a “Voyager”, il programma televisivo sul mistero e il paranormale di cui Crozza fa la divertente parodia con il titolo significativo di “Kazzenger”.

D.: E’ possibile ancora “scoprire” qualcosa di nuovo in una città studiata come Roma? Dove trovare i luoghi alternativi?

Fig 2_Stufetta_di_Clemente_VIIR.: Roma non si finisce mai di scoprire, banale ma è così, e questo vale per tutte le grandi città dal passato complesso e stratificato. Inoltre, almeno per la parte archeologica, si continua a scavare e le sorprese sono continue, senza contare i siti, come ad esempio la Domus Aurea, in attesa di essere restaurati e riaperti. Anche nei luoghi più frequentati dai circuiti turistici c’è sempre la chicca che ci apre un universo di idee: a Castel Sant’Angelo, per esempio, passa inosservato ai più il minuscolo ambiente delle “stufetta”, cioè il bagno privato di papa Clemente VII.  fig 3a_Appartamento_borgiafig 3b_Appartamento_borgiaUno scrigno minuscolo, completamente affrescato con le storie degli dèi antichi. La novità iconografica è che sono stati dipinti non gli dèi ma solo i loro abiti e attributi, perché loro sono a fare il bagno con  l’umanista papa Medici. Altro esempio: nel più gettonato degli itinerari, quello dei Musei Vaticani, quasi sempre si tralascia l’appartamento Borgia, nel quale è allestita la collezione di arte contemporanea. E’ situato al piano sottostante le celeberrime stanze di Raffaello. Ora, papa Alessandro VI Borgia commissionò a Pinturicchio la decorazione degli ambienti con uno straordinario e preziosissimo ciclo di affreschi, dalla non facile interpretazione. L’artista infatti seguì un complesso programma iconografico elaborato dagli umanisti della corte pontificia, che mirava all’esaltazione della figura del pontefice e della sua famiglia con continui riferimenti alla cultura classica, sapienziale e astrologica: un percorso tra pianeti, Sibille, Santi e Arti Liberali tradotto in forme preziose, che merita un’attenzione pari a quella che normalmente, e comprensibilmente se si ha poco tempo, viene dedicata alla più famosa Sistina. 

D.: Non pensi che possa essere complicato, non dico noioso ma magari troppo specialistico proporre itinerari del genere?

R.: la sfida in questo senso è trovare la giusta miscela tra rigore scientifico e capacità divulgativa. Ti  racconto quanto l’anno scorso ho vissuto in prima persona. Mio figlio in prima elementare ha avuto come insegnante di italiano una scultrice, dunque una persona che filtrava ogni nozione con l’occhio dell’artista. La classe, bimbi di 6 anni, ha visitato tutte le mostre presenti a Roma, anche le più complesse per un pubblico adulto, come quella di Pierre Soulages, il maggiore esponente dell’astrattismo francese, a Villa Medici. Hai presente la sua opera? Meditazioni pittoriche solo sul nero o solo sul bianco, in parole povere enormi tele che hanno per titolo solo le indicazioni sulla tecnica usata, le misure, l’anno, il mese e il giorno della creazione. Molti adulti vivono, quindi rifiutano, l’arte contemporanea come un’incomprensibile provocazione. “Ma questo è un quadro?” è la domanda più sentita e anche il titolo di un illuminante libro di Angela Vettese sull’arte contemporanea. Bene, gli gnomi di 6 anni davanti alle opere di Soulages, erano pronti, disponibili e soprattutto liberi di apprezzare i mille riflessi, le innumerevoli sfumature di quelle enormi superfici, materiche, lisce od opache, tutte comunque pronte a captare, assorbire, riflettere, interagire con la luce. La spiegazione che di volta in volta veniva data ai bambini li aiutava nel percorso conoscitivo, ed è questo che faceva la differenza. Spiegando si aiuta a capire, dunque ad apprezzare anche le cose più complesse ed enigmatiche.  E’ questa la sfida.

D.: Mi fai qualche altro esempio di luogo romano sconosciuto o inaccessibile?

fig. 5_stufetta del cardinal Bibbienafig 4_torre dei venti_sala della meridiana_voltaR.: Ce ne sono un’infinità, non si finisce mai di scoprire, come ho già detto. Il Vaticano è sicuramente un polo d’attrazione, se non altro per l’alto grado di inaccessibilità di molti dei suoi angoli. Mi piacerebbe organizzare un itinerario che possa comprendere una serie di luoghi veramente “segreti” e quasi mai visitati. Ad esempio la Torre dei Vènti (non il numero, ma proprio i venti atmosferici che vi sono rappresentati), un ambiente che attualmente fa parte dell’Archivio Segreto Vaticano, ma che in origine era un osservatorio astronomico. fig. 6_Casina di Pio IV in VaticanoLe sue sale completamente affrescate furono abitate per pochi giorni nel 1655 anche da Cristina di Svezia, quando decise di vivere a Roma dopo la conversione al cattolicesimo. Ancora: la Cappella Paolina con gli ultimi affreschi di Michelangelo, la stufetta del Cardinal Bibbiena, (sia l’una sia l’altra sono riuscita a visitarle una ventina di anni fa, una vera emozione), le logge di Raffaello… tutto chiuso e non compreso nel consueto itinerario dei musei Vaticani. Aggiungerei anche la Casina di Pio IV, sede della Pontificia Accademia delle Scienze, visibile dall’esterno nel giro dei giardini vaticani, ma che sarebbe interessante vedere da vicino, entrandoci, per godere appieno della decorazione scultorea che riveste la palazzina progettata da Pirro Ligorio, vero scrigno al centro di un’oasi di silenzio e suggestione.

D.: Oltre al Vaticano, che cosa ti attrae particolarmente?

fig. 8_veduta di Roma dalla Loggia di Villa Lante al GianicoloR.: Sono incuriosita da ciò che artisticamente a Roma è inaccessibile. Per esempio il settecentesco Coffee House nei giardini del Quirinale insieme alla Fontana dell’Organo, presente anche nell’altra residenza estense, la Villa d’Este a Tivoli. Ancora, il Coffee House di Palazzo Colonna (sicuramente più accessibile del precedente), o il Bosco Parrasio , settecentesco giardino privato raramente visitabile. Arrampicato sul Gianicolo, era l’antica sede dell’accademia dell’Arcadia che ancora oggi lo gestisce. Sempre al Gianicolo non tralascerei Villa Lante, gioiello rinascimentale realizzato da Giulio Romano ai primi del Cinquecento e ora sede dell’Institutum Romanum Finlandiae, istituto scientifico di ricerca archeologica. Volendo continuare con il Rinascimento di Raffaello, non si può non vedere Villa Madama dove più di una volta ho fatto delle visite richiedendo il permesso al ministero degli Esteri che la gestisce come sede di rappresentanza.fig. 9_villa madamafig. 7_Bosco Parrasio - progetto

 

D.: Qualcosa di cronologicamente più vicino a noi?

R.: Mi viene in mente un edificio assai particolare nei pressi di San Giovanni in Laterano, il Casino Massimo, ciò che rimane della seicentesca villa del marchese Vincenzo Giustiniani (committente di Caravaggio). La sua villa è completamente scomparsa alla fine dell’Ottocento, quando l’Esquilino subì le trasformazioni urbanistiche della Roma postunitaria, ma fortunatamente il piccolo edificio è sopravvisuto alle demolizioni. Vi si conserva un ciclo di affreschi che sono un’esemplare testimonianza dell’attività romana di un gruppo di pittori tedeschi che nel 1809 si trasferirono a Roma, dove furono conosciuti come Nazareni, per via del look “cristologico” fatto di barbe e lunghi capelli. Nel casino affrescarono tre sale traendo i soggetti dalla Divina Commedia, dall’Orlando Furisoso e dalla Gerusalemme Liberata.

D.: Il tuo prossimo impegno?

fig. 10_caravaggio_casino_ludovisi_giove_nettuno_plutoneR.: Sto organizzando una visita in un altro piccolo edificio sopravvissuto alle demolizioni di una villa famosa nel Seicento, villa Ludovisi, immensa area verde distrutta alla fine dell’Ottocento per urbanizzare la zona dell’odierno quartiere Ludovisi, la cui strada più famosa è Via Veneto, di felliniana memoria. Bene, in via Lombardia sopravvive un edificio cinquecentesco che entrò a far parte della seicentesca villa ma che in origine apparteneva al Cardinal Del Monte, uno dei più importanti committenti di Caravaggio. Nel suo studiolo, vero e proprio laboratorio alchimistico, il cardinale commissionò a Caravaggio un dipinto murale ad olio raffigurante Giove, Nettuno, Plutone, simboli della trasmutazione alchemica degli elementi. Nel ’600 poi Guercino affrescò un’altra sala con la famosissima Aurora. Chi mai immaginerebbe tutto questo in un quartiere fatto di grandi alberghi, bar e locali notturni?

D.: Hai dei libri o dei siti da consigliare per avvicinarsi a Roma?

R.: La bibliografia romana è sterminata, come dimostra una semplice ricerca in questo sito, dedicato appunto all’argomento: http://host.uniroma3.it/progetti/bibliografiaromana/Pag1.htm. Aggiungo che a Roma esiste la biblioteca della Fondazione Besso, specializzata su Roma e il Lazio, oltre che su Dante. I suoi cataloghi sono un buon punto di partenza per qualsiasi ricerca, consultabili anche sul sito http://www.fondazionemarcobesso.it/nuovobesso/. Voglio segnalare anche il sito della rete dei musei del Comune, ben fatto, esaustivo e anche aggiornato: http://www.museiincomuneroma.it/. In ultimo, oltre ai lavori di uno dei più importanti studiosi di Roma, Cesare D’Onofrio, mi piace ricordare un libro che probabilmente ormai è reperibile solo sulle bancarelle dell’usato: Guida di Roma di Georgina Masson, una vera specialista di storia dei giardini ma anche una eccellente conoscitrice della città, dove visse dalla fine degli anni ’40. Un personaggio misterioso, Giorgina, ma la sua guida è un itinerario affettivo che si legge con gusto, visto che al linguaggio scientifico di un saggio preferisce il discorso semplice, arguto, mai banale e sempre documentato, con il quale ci conduce in ogni angolo della città.

D.: Quale itinerario ti senti di consigliare, non segreto o esclusivo ma semplicemente poco frequentato?fig. 11_Mausoleo_di_santa_costanza,_mosaici_001

R.: Ne propongo due. Il primo parte dalla michelangiolesca Porta Pia, e segue via Nomentana. Sul lato sinistro della strada, si trovano due chiese medievali, con un apparato decorativo strepitoso: il Mausoleo di Santa Costanza, a pianta centrale, con il famoso mosaico paleocristiano del IV secolo nel deambulatorio, con scene di vendemmia e motivi naturalistici di grande raffinatezza. Si prosegue nella contigua chiesa di Sant’Agnese, con il famoso mosaico absidale bizantino, i ruderi della vicina basilica circiforme costantiniana, e le sottostanti catacombe. Si attraversa la strada e ci si immerge nel verde dell’ottocentesca Villa Torlonia, un piacevolissimo parco per chi vuole passeggiare o fare jogging, ma anche un insieme di musei affascinanti, che dopo gli ultimi restauri valgono veramente una visita. Chi ha figli dai 6 ai 16 anni può approfittare di Technotown all’interno del cosiddetto villino medievale, ludoteca tecnologica con una gran varietà di sale dove si impara ma soprattutto ci si diverte con strumenti e giochi tecnologicamente di grande impatto per i giovanissimi. fig. 12a_villa torlonia_ casina delle civettefig. 12b_Villa Torlonia_casina delle civette_vetrataI grandi intanto si possono deliziare visitando la casina delle Civette, dal curioso stile alpestre-liberty, il Casino Nobile, vero museo della Villa, e il casino dei Principi, che ospita anche l’archivio della Scuola Romana. Stremati, ci si rifocilla con un tè o un cioccolato caldo nella Limonaia. Il secondo itinerario è nel quartiere Ostiense: prima un invito alla Centrale Montemartini dove sono accostati due mondi in netto contrasto, l’archeologia classica e l’aercheologia industriale.fig. 13a_centrale montemartinifig. 13b_centrale montemartinifig. 13c_centrale montemartini Le sculture antiche, parte della collezione dei Musei Capitolini, nella sala macchine o nella sala caldaie della ex centrale termoelettrica sono uno spettacolo suggestivo che non ha pari altrove. Uscendo si può passeggiare nell’ex quartiere industriale, pieno di locali interessanti anche per mangiare. Non sarà difficile imbattersi nei murales della street art: i migliori esponenti di questa forma d’arte hanno trasformato i muri di moltissimi edifici.  Molti di questi interventi sono di Blu, uno dei dieci street artist più influenti al mondo.fig. 14a_Ostiense-street artfig. 14b_Ostiense-street art1fig. 14c_Ostiense-street art-sottopasso di via delle Concefig. 14d_ostiense-street art-via del porto fluviale

D.: Ora una visita impossibile.

R.: Ne ho in mente due. La prima è Villa Albani, sulla via Salaria, fatta costruire da cardinale Alessandro Albani per ospitare la sua prestigiosa collezione di antichità. Bibliotecario del cardinale era Winkelmann che redasse probabilmente il programma iconografico per il Parnaso, affresco realizzato in puro stile neoclassico da Mengs nel salone della villa. Ora, la collezione di antichità è in gran parte chiusa da decenni in casse conservate in vari luoghi, mentre la villa, chiusa, è accessibile raramente agli studiosi che ne fanno richiesta. Ma la vera missione impossibile, un autentico desiderio irrealizzabile, è visitare la collezione Rospigliosi Pallavicini, ospitata nell’omonimo palazzo, accanto al Quirinale, dove la famiglia abita e riceve solo i proprio amici e selezionatissimi studiosi. Magari “Nuove Tendenze” potrebbe tentare chiedendo il permesso per una visita esclusiva. Ci potremmo provare, ti lancio la sfida, che ne dici? In caso negativo, ci si può sempre “accontentare” della superba Aurora di Guido Reni, sulla volta dell’omonimo Casino, sempre della famiglia.

D.: Per concludere, la tua iniziativa ha un nome, un logo, un sito?

fig. 15a_SantIvo alla Sapienza_spiralefig. 15b_sant_Ivo_alla_Sapienzafig. 15d_cortile e chiesa di Sant'Ivo alla SapienzaR.: Il sito prima o poi ci sarà, ma da indecisa cronica, non so ancora se impostarlo come un blog, o come semplice portale informativo per la mia attività. Vedremo. La mia iniziativa si chiama RomAdArtE e il mio logo non è più la “pizza” di Marco Flavio Calvo dei miei inizi, ma la spirale della cupola di Sant’Ivo alla Sapienza, la cappella dell’antica sede universitaria di Roma, realizzata da un genio assoluto, Francesco Borromini. Con buona pace del suo rivale, Bernini.

 

D.: Ma un tour tradizionale lo faresti?

R.: Certo, ma a modo mio: con poche persone e sempre con un occhio al particolare poco conosciuto.

I miei recapiti sono: cristiana.serafini@gmail.com – 3283391083



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