Pubblichiamo un racconto inedito, dalle sfumature nostalgiche e malinconiche, e pieno di affettuoso amore verso i personaggi che lo animano, della scrittrice esordiente Silvia Pastorelli, che dipinge un quadro intimo e vivace di una piccola comunità umana in un borgo marino.
Il ritmo della prosa, dolcemente scandito come una sequenza di versi, conduce il lettore con leggerezza dall’inizio alla fine, attraverso il fluido snodarsi della narrazione.

 

Siamo quelli che sotto la luce della luna cerchiamo pane, fichi e prosciutto, un bicchiere di vino buono e risate, tante risate.

Eravamo stanchi di veder passare vele bianche all’orizzonte, che tese e grandi sfioravano il cielo sfrecciando sulle onde. Volevamo partire anche noi un giorno alla ricerca di tesori nascosti, di avventure amorose e di pescato miracoloso. Ma il paese era tutto quello che adesso avevamo sotto le scarpe. Un paese arroccato sopra uno scoglio, come una cozza.

Ci tornavo volentieri dopo il lavoro in città, e se stavo fuori qualche settimana, il che succedeva spesso, mi mancavano il suo porticciolo disordinato e l’intenso odore di salmastro e di resina delle sue pinete, traboccanti di ginepro spinoso e rosmarino. E poi c’erano gli amici, quelli strani che ti toccano in sorte solo in posti come quello. Un po’ artisti, pescatori, sognatori e matti solitari. La Giulia aveva cinque gatti e tanti pennelli. Dipingeva la luce della luna, diceva lei. Nel suo studio ci trovavamo in cinque, proprio come i gatti e lì, in un susseguirsi di serate fredde e lunghi pomeriggi festivi, passavamo l’inverno. Erano poche le parole, non servivano. Ci scaldavamo alla stufetta a legna dove in verità buttavamo di tutto per ricevere calore, anche le alghe in ammassi puzzolenti, raccolte dopo le sciroccate e messe a seccare al sole d’estate. Dario era patito di barche a vela e della bella vita: e chi non lo è? Raccontava delle ultime sue conquiste, ereditiere sfaccendate milanesi che se lo portavano a fare shopping per qualche mese con il proprio cagnolino. Viveva di promesse. Le portava in barca, le spupazzava lontano dai rispettivi mariti, loro lo sfoggiavano come fosse un trofeo, giovane, sempre abbronzato, vestito di bianco e poi lo abbandonavano dopo avergli cavato gli occhi e l’anima, come avevano sempre fatto col loro peluche. Ma non riusciva a vedersi lontano da quel mondo, scintillante, capriccioso, irraggiungibile e folle.

Con Daniele giocavamo a scacchi. Quando vincevo, spesso, si consumava una piccola tragedia. Sì perché lui giovane studente di Fisica e io semplice biologa. Daniele teneva molto all’astratto concetto di intelligenza e, soprattutto, nello specifico caso degli scacchi, tralasciava il particolare che non è solo questione di calcolo. Spesso è anche intuito, è l’istinto a farti imboccare una strada che poi risulta essere impervia e distruttiva per l’altro esercito. Il malumore di Daniele veniva colmato pian piano a suon di torte di riso da Viviana e dal trascorrere del tempo, tanto tempo.

Vivvi, silenziosa come le profondità oceaniche, ci nutriva della sua bontà e della sua fragilità. La sua vita era nascosta, un mistero per tutti noi. Trapelavano pettegolezzi sul suo conto, ma nulla di certo, nonostante in paese fossimo tutti, in fondo, dei sorvegliati speciali. Si narrava di una sua presunta fuga dalla casa della sua facoltosa famiglia, anni e anni prima. Di una fuga d’amore con un uomo molto, ma molto più grande di lei che da tempo deceduto le aveva lasciato un enorme vuoto, tanti soldi e quella piccola casa in paese. Cuoca sopraffina, veniva a leggere i suoi libri preferiti allo studio di Giulia e a deliziarci il palato con i suoi biscotti all’anice o alle scorzette di agrumi.

 

- Cosa c’è Giulia sotto la luce della luna? -

- Ci sono farfalle dalle ali leggere e trasparenti -

- Ci sono stanze misteriose senza tetto -

- Ci sono donne amazzoni su onde scure che planano verso il mare aperto -

 

Per anni ci siamo incontrati a casa di Giulia, la pittrice del paese. Una donna tanto bella e affascinante quanto irraggiungibile. Quante volte avrei voluto restare solo con lei in quei chiarissimi pomeriggi di tramontana, a raccontarle la mia profonda solitudine e godere magari di qualche insperata sua attenzione. Quanti sogni ad occhi aperti sprofondato su quel divano che ingoiava, al momento dei saluti, tutta la mia anima e la mia speranza insieme, fino al nostro successivo incontro. Sentivo il calore del suo sguardo su di me, intuivo il suo tenero trasporto, ma non è mai venuta meno la sua convinzione che sarebbe stato un errore grave cedere alla tentazione. Lei mi diceva troppo vecchia ed io troppo giovane. Cercavo nella fisica una risposta a tutti i perché degli accadimenti della vita, ma la risposta al perché l’amore potesse essere condizionato non l’ho mai trovata. Non avevano potuto nulla la poesia, il pianto e la preghiera, non avevano potuto nulla la pioggia, la pazienza, la perseveranza, non erano serviti pugni, parole e pane. Quella donna era forgiata d’acciaio purissimo e luminoso sul quale si infrangeva tutta la mia pazzia.

Silvia con la sua fissa per le culture orientali era l’unica a mettere in dubbio insieme a me l’assurdo rinchiudere l’amore in un qualsiasi sistema vivente di tipo logico e razionale. Non c’è regola che sia sufficientemente aperta per contenerlo. Viviana, che ci leggeva spesso brani di letteratura, forniva materiale ogni volta diverso sull’amore, che immancabilmente riempie da sempre pagine e pagine e pagine. Le letture ispiravano discussioni accese, farneticanti e assurde che ci facevano gridare gli uni verso gli altri e che per sfinimento, giungevano a delle conclusioni affrettate, giusto per dargli un taglio e tornarsene coi musi lunghi a casa. Viviana faceva anche una strana collezione di giochi da tavolo, piccoli, spesso di legno e vetro, dove una o più biglie entravano o uscivano da fori disposti lungo il percorso. Erano, in verità, piccole riproduzioni di labirinti, quelli in cui si era persa tanto tempo prima. Ne aveva di bellissimi, finemente disegnati, con palline che scorrevano veloci, come sui tappeti verdi dei biliardi. Si accumulavano da anni su una lunga mensola insieme a svariati cofanetti di CD musicali ed era incredibile come ogni tanto ne comparisse uno nuovo, incredibile era che ne esistesse al mondo ancora uno diverso, così come le varianti dell’amore, pensavo. Magnetici e ipnotici, erano un ottimo modo per raggiungere in breve stati meditativi molto elevati, soprattutto se ci eravamo fumati un po’ d’erba per allontanare velocemente gli affanni del mondo là fuori e la tristezza di chi come me vedeva morire ogni giorno il suo sogno d’amore.

 

- Cosa c’è Giulia sotto la luce della luna? -

- C’è l’amore grande come un pozzo -

- C’è l’amore acuto come un chiodo -

- C’è l’amore duro come un sasso -

 

Andavo spesso allo studio di Giulia, si stava al caldo, si chiacchierava poco e c’erano sempre un po’ di sostanze per passare al meglio le serate. Mi annoiavano i discorsi e preferivo starmene in disparte a fumare sigarette e a guardare il sole affondare lentamente dentro al mare. Mi attirava quella distesa immobile e fredda e, vista da lassù , anche silenziosa. Niente nella mia vita appariva tale. Le donne non mi si appiccicavano addosso per più di un’estate; come le donne anche i soldi. Sempre al verde in attesa di un nuovo ingaggio. Gente rumorosa, frivola e danarosa, avrebbero potuto sistemarmi al semplice volerlo e invece me ne stavo ancora in bilico sul pennone più alto in balia dei venti. Ero in stand- by, da sempre. Dormire, fumare, dormire. Come il mare che va e viene senza sosta e scopo apparente. Avrei avuto tanta fortuna nella vita a nascere bello, alto e biondo. Ma senza soldi in questo mondo non sei nessuno. Avevo, comunque, ancora diversi anni da giocarmi nel paradiso dei potenti ed ero certo che prima o poi la ricca ereditiera sarebbe caduta inesorabilmente tra le mie braccia e ci sarebbe rimasta. Così finalmente avrei finito con questi quattro morti di fame e questa vita da miserabile, tra fumo e gatti puzzolenti. Una villa con una piscina tra le colline, camicie sempre candide e profumate cucite su misura, macchine cabriolet sempre pulite, aereo privato per andarsene altrove, Montecarlo, Ibiza, Pechino, Delhi e giovani amanti per soddisfare tutti i miei bisogni.

Silvia, Viviana, Daniele, Gloria: ciao belli. Le vostre menti come vuoti orizzonti.

Fatica, problemi, rinunce, gatti: addio!

Madre, paese, freddo, fame: fine di tutto.

Non c’è niente di interessante in questa vita; una monotonia plumbea batte e ribatte su queste sponde amare. Senza fine, il ciclo si ripete da infiniti anni ed io non voglio fare la fine di mio padre che su questa sabbia ha scavato invano tutta la vita in cerca del tesoro nascosto, per morire con un sorriso storto sulle labbra e un pugno di polvere in mano. Voglio un’altra vita lontano da qui.

 

- Cosa c’è Giulia sotto la luce della luna? -

- Ci sono figure informi che vagano nel nulla -

- Ci sono sogni infranti sulla scogliera come bolle di sapone -

- Ci sono porte e finestre sempre chiuse -

 

Fluttuo nel vento come bandiera a stelle su sfondo blu. A destra e poi a sinistra e di nuovo vibro su e giù. Mi lascio andare senza remore al soffio antico della terra e ai moti del cielo mi abbandono lieve: non ho peso. Cerco la pace in un campo fiorito, ascolto la voce che sempre piano sussurra dentro “guarda in alto”. Oltre i confini del mondo non sono mai arrivata, mi ha sempre guidato una mano sicura e forte che ora mi guida da là. Ed io ascolto la voce che nasce dal nulla e mi dice “c’è sempre un’uscita”. Sono fermamente convinta che tutto quello che faccio abbia un preciso significato, segua un percorso determinato per arrivare dritto all’obiettivo della mia esistenza. Questa consapevolezza mi riempie il cuore di speranza e tutto diventa sopportabile. Le cose che mi accadono sono sempre attinenti alla mia ricerca, al mio percorso: leggo un articolo e trovo un punto di vista che mi fa realizzare un progresso, faccio una casuale conoscenza in treno che mi illumina su un passaggio oscuro del mio viaggio, trovo qualcosa sul marciapiede e scopro essere un messaggio del caso che mi spinge ancora  in quella stessa direzione. È difficile far capire che tutto questo non può essere altro che magia. Sono uno strumento della sapienza del pianeta e questa meravigliosa e incredibile energia è consolatoria e fortificante per chiunque  sia in grado di disporne. Dove guardo vedo oltre, quando ascolto sento oltre e se immagino dò ardore e passione al tempo presente. Anche ciò che intensamente ho desiderato e non è stato, ha trovato un posto congruo e pieno di significato nella mia vita che ho imparato a vivere anche nell’assenza. Ho amato, amo ed amerò. Preparerò una bella torta di riso per tutta la compagnia e da Giulia faremo un profumato castagnaccio con tanti pinoli. Adoro i ragazzi, mi piace la loro misurata compagnia e la miscela che siamo, mi fa pensare a un dolce semplice come un ciambellone riuscito bene nella lievitazione e nella cottura. Intendo l’amicizia come un completo scambio di anima e calde tenerezze del corpo, l’affrancarsi del bene da qualsiasi logica.

 

- Cosa c’è Giulia sotto la luce della luna? -

- Ci sono petali di rose rosse bagnati di rugiada -

- Ci sono foglie gialle di Gimko come farfalle -

-Ci sono tronchi sulla spiaggia come balene -

 

Questa casa è sempre aperta. Sotto la luce della luna. Sento di amare Daniele. Ma non posso dirglielo. È il dono più bello per me, in questo finale di anni di vita, ma non posso averlo. Non mi chiedo più il perché, è giusto così e basta. Lo custodisco dentro e nel silenzio è più forte. È qui ora, senti come batte. Dipingo. È quello che so fare meglio, è quello attraverso cui posso permettermi di esprimere l’arte di vivere la vita e la morte. Mi risulta impossibile ormai distinguere quando finisce la realtà e inizia l’illusione, tutto si mescola come colori sulla tavolozza. Un bacio trascolora nel viola e si bagna di rugiada, l’arancione profuma di albicocca e cola di miele dorato il mattino che investe la stanza. Mi dimentico anche di me stessa, mentre il blu cerca di resistere invano al fascino della luce e scolora lentissimo nel biancore accecante. Mi dimentico del mio corpo, mentre cerco la gloria di un amalgama brunito. Mi dimentico del mio cuore, mentre scavo la materia per ascendere verso il cielo profondo, inaccessibile e freddo. La mia sorte è segnata dall’eterna ricerca di scoprire quel velo che tutto offusca che tutto imbroglia che tutto nasconde. Una verità indicibile, ma che voglio possedere.

 

- Cosa c’è Giulia sotto la luce della luna?

- C’è una mongolfiera colorata che ci porterà via -

- C’è un libro di racconti d’amore ancora da scrivere -

- C’è l’immenso amore a cui abbiamo rinunciato -

 

© Silvia Pastorelli / Nuove Tendenze 2014



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