Intervista di Tiziana Tommei in occasione della mostra DIALOGHI di Luigina Turri, dal 5 settembre ad Arezzo.

LuiginaTurriDialoghi2009a) Materia, astrazione ed empatia. Osservando le tue opere si ha la sensazione di essere di fronte a creazioni vitali, che comunicano gioia di vivere, parlando, anche se in chiave non figurativa, un linguaggio comune, semplice ma mai banale. Come nasce in te un nuovo progetto e qual è il processo che lo traspone dal disegno mentale alla realtà concreta?

L.T. Il primo pensiero nasce dal materiale e dal suo linguaggio. Nel primo periodo del mia esperienza creativa, ad esempio, ero attratta da pietre, sassi, rame, elementi ispiratori che diventavano struttura del mio quadro e attorno ai quali costruivo le mie composizioni. Continuo ad avere una grande curiosità e attrazione verso i materiali – sabbie, tessuti, pigmenti, caffè, carte, fotografie – ma l’approccio alla composizione è strutturata via via strutturato in maniera più complessa. Ho avuto modo, in più occasioni, di cimentarmi su un tema definito e l’interpretazione è stata con le stesse modalità di abbinamento di superficie e volumi.

b) Pittura, scultura, fotografia: in un’unica parola, sperimentazione. La tua appare come una ricerca continua, che come l’energia che la sottende, non si esaurisce mai, ma si trasforma in forme sempre nuove. Opere però che dialogano tra loro, unite da un filo comune: conferire sostanza a emozioni, sentimenti e accadimenti che non hanno un corrispettivo riconoscibile, ma che possono essere traslati in composizioni che prendono le sembianze di quello che i nomi gli associano. Come scegli i titoli delle tue opere?

L.T. Nel mio lavoro creativo, non avendo interesse in nessuna forma rappresentativa, cerco di esprimere i miei stati d’animo e i titoli li mascherano e definiscono maggiormente. Guardando a ritroso il mio percorso artistico, lo trovo fortemente autobiografico. Se posso, non affianco il titolo alle mie opere, ma preferisco che il fruitore riesca a penetrarle con la sua sensibilità, usando la propria chiave interpretativa. L’astratto ha questa peculiarità molto stimolante.

 

c) Parlando delle più recenti opere, la serie di collage su carta, come è stata concepita la serie e quali sono le sue specifiche tecniche? La carta è un materiale bello e difficile, tutt’altro che facile o scontato…

L.T. La carta è una mia vecchia passione, visto il mio lungo trascorso di disegnatrice scientifica, grafica e illustratrice. Quindi ho voluto presentare questa serie di collage dove, oltre ad abbinare nuance e superfici, sono intervenuta con pennellate e colori ad acqua. Inoltre ho usato tagli netti e strappi a mano, che conferiscono carattere alla composizione.

c) Nel tuo corpus c’è un lavoro molto particolare e personale: dialoghi. La reiterazione di un modulo geometrico che può essere liberamente posto in infiniti rapporti di “dialogo” con i suoi simili. La forma circolare (ancora l’idea di energia che non si crea e non si distrugge, ma circola e si ricrea), il colore neutro, gli elementi di raccordo tra i singoli elementi… È un’opera che lascia libertà di creare dalla creazione stessa, ma che nel contempo risulta trasposizione nella terza dimensione delle opere di pittura… Puoi parlarcene?

L.T. Questo progetto era nato per essere collocato all’interno di una chiesa sconsacrata e più precisamente su di un altare. Avrei voluto sviluppare questi volumi con altri due materiali, il ferro e il polistirolo. Ispirata al rosario, gli elementi possono essere o non, collegati tra loro e dialogare con lo spazio. Quindi, è una scultura che cambia forma a seconda della sua collocazione. Non ha solo una sua tridimensionalità, ma anche una forma compositiva che si può rinnovare continuamente. Dialogo con lo spazio che la circonda, Dialogo tra i fili di materiali diversi che sono incastonati nelle sue forme.

 

d) La personale in apertura legata al premio ora è una grande soddisfazione. Guardando indietro quali sono state le più importanti occasioni espositive e di visibilità?

L.T. Sia per la visibilità che per la situazione espositiva “Mille Artisti a Palazzo” 2009 a Cesano Maderno (MI) nel palazzo Arese Borromeo. Un’inaugurazione con circa 1.500 persone, con il mio pezzo in bella vista alle spalle delle autorità, catalogo Giorgio Mondadori e curatore della mostra Luciano Caramel.

e) Cos’è per te l’arte?

L.T. Domanda molto impegnativa. Penso che si possa chiamare arte un prodotto o un progetto che riesca a mettere in comunicazione lo spettatore con l’autore. Riuscire a trasmettere il proprio sentire attraverso una pennellata, uno scatto fotografico, una sequenza di film, questo credo che sia un grande punto d’arrivo che definisco arte.

 

Arezzo, settembre  2014



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