invisibile rivelato

L’invisibile rivelato

Il manifestarsi della santità profetica

di Ildegarda di Bingen

Percorso musicale sulle tavole miniate raccolte nel Lucca codex

(Codex Latinum 1942, Lucca, Biblioteca Statale)

Musiche e testi di Hildegard von Bingen (1098-1179)

Symphonia harmoniae celestium revelationum, Liber divinorum operum

(il concerto è in ricordo di Ulrike Wurdak)

L’evento si svolgerà sabato 5 marzo alle ore 21.00 nella chiesa dei Ss. Giovanni e Reparata, in piazza S. Giovanni, Lucca, centro storico, e fa parte del Festival “Le vie dei Santi” (2a edizione) curato dal Comune di Lucca in collaborazione con l’Arcidiocesi di Lucca. L’ingresso è libero.

L’invisibile rivelato.

Il manifestarsi della santità profetica

di Ildegarda di Bingen

Il concerto in S. Giovanni dell’In unum ensemble mira a valorizzare il manoscritto

della Biblioteca Statale di Lucca con le preghiere di santa Ildegarda,

nell’ambito del festival ‘Lucca e le vie dei Santi’

Sabato 5 marzo alle 21.00, nel contesto del festival Lucca e le vie dei santi, l’associazione culturale ‘Nuove Tendenze’ presenta il concerto L’invisibile rivelato, un percorso musicale che trae ispirazione dal prezioso manoscritto n. 1942 della Biblioteca Statale di Lucca contenente l’opera di Ildegarda di Bingen. Le preghiere e le musiche composte da Ildegarda verranno presentate, nell’interpretazione dell’In unum ensemble, in una sequenza di dieci “visioni”, corrispondenti alle dieci grandi miniature conservate nel codice lucchese. Alla novità dell’evento, già di per sé particolarmente originale, si aggiungerà per il pubblico una sorpresa inaspettata: durante lo svolgersi del concerto si potranno infatti ammirare le splendide miniature del codice, attraverso la loro proiezione su grande schermo.

Ildegarda di Bingen, nata alla fine dell’XI secolo e proveniente dall’ambiente dell’alta nobiltà germanica, nel suo tempo fu una figura di spicco per la sua straordinaria cultura enciclopedica, che spaziava dalla teologia alla filosofia, dalla medicina alla botanica, dalla musica all’astronomia. Ildegarda fu in contatto con tutti i grandi sovrani, teologi e intellettuali suoi contemporanei, tra cui Federico Barbarossa e Bernardo di Chiaravalle; scrisse diverse opere e compose lei stessa le musiche per accompagnare la sua preghiera. Ildegarda dichiara, nella corrispondenza epistolare, di aver elaborato i suoi scritti attraverso una dettatura interiore che avveniva, appunto, tramite “visioni”, e ribadisce che la sua funzione era soltanto quella di tramite nella comunicazione tra il divino e l’umano, tra macrocosmo e microcosmo.

Il codice lucchese 1942 rappresenta un manoscritto di grande pregio, realizzato poco tempo dopo la morte di Ildegarda, ovvero all’inizio del Duecento. Si tratta di un libro molto curato, e realizzato proprio per l’esposizione in pubblico. E’ conservato a Lucca ormai da secoli: proviene infatti dalla biblioteca dell’Ordine dei Chierici della S. Madre di Dio in S. Maria Corteorlandini, che fu acquisita dallo Stato italiano nel 1877, allorché il Convento dell’ordine venne soppresso e la Biblioteca Statale ne occupò gli edifici, incamerandone anche il patrimonio librario. Il manoscritto solitamente non è visibile al pubblico, per la necessità di preservarlo nella sua integrità, ma viene esposto in circostanze speciali ed è largamente noto per le miniature a pagina intera, in ciascuna delle quali è sempre raffigurata santa Ildegarda.

I musicisti che compongono l’In unum ensemble, Elisabetta Tiso, Elena Modena e Ilario Gregoletto, sono specializzati nel repertorio musicale medievale e svolgono da molti anni una costante attività di ricerca sul suono vocale e strumentale di quell’epoca. Per il pubblico de L’invisibile rivelato, il concerto di sabato 5 marzo sarà anche un’occasione preziosa per ascoltare e osservare strumenti musicali inusuali come l’organistrum, l’arpa romanica, il cialamello, la lyra, la viella grande: strumenti a fiato, oppure a corde o a percussione, pensati per essere perfettamente complementari alla voce umana, con i quali i musicisti accompagneranno alcuni brani, e improvviseranno partendo dalla traccia del testo cantato.

In conclusione, il concerto in S. Giovanni con l’In unum ensemble offrirà l’opportunità di ascoltare musica religiosa di grande bellezza e di scoprire un universo musicale insolito, non tanto lontano dalla nostra sensibilità odierna. Più in generale, l’evento rappresenterà, per tutti coloro che vi prenderanno parte, l’occasione giusta per concedersi un momento di calma e di distensione attraverso la fruizione dell’arte e della musica medievale, e consentirà di apprezzare e di sentirsi più vicini allo straordinario patrimonio culturale che la città di Lucca ha conservato nei secoli.

Riepilogo dati:

Concerto L’invisibile rivelato. Il manifestarsi della santità profetica di Ildegarda di Bingen

Esecutori: In unum ensemble – Elisabetta Tiso, Ilario Gregoletto, Elena Modena

Luogo: chiesa dei Ss. Giovanni e Reparata

Indirizzo: piazza S. Giovanni, Lucca centro storico

Data: sabato 5 marzo ore 21.00

Organizzazione: Associazione culturale ‘Nuove Tendenze’ (www.nuovetendenze.org)

Informazioni: Oriana Rispoli, cell. 338 6995438; e-mail: posta@nuovetendenze.org

Contesto: festival “Lucca e le vie dei santi” (II edizione)

Elisabetta Tiso

ElisabettaTisoSoprano, si è diplomata in canto nel Conservatorio della sua città, successivamente si è dedicata al repertorio rinascimentale, barocco e cameristico. Collabora assiduamente con “La Capella Reial de Catalunya” (J. Savall), la “Cappella Ducale” di Venezia (L. Picotti). Il suo percorso professionale è inoltre arricchito da importanti collaborazioni con “Concerto Italiano” (R. Alessandrini), ensemble “Elyma” (G. Garrido), “Sacro & Profano” (M. Mencoboni), “Accademia Bizantina” (O. Dantone), il maestro Michael Radulescu e Radio Televisione della Svizzera Italiana (D. Fasolis). Come solista e madrigalista ha frequentato prestigiose sedi e festival in Italia e all’estero, tra i più noti: “Festival Monteverdi” Cremona, “Musica e poesia a S. Maurizio” Milano, “Settembre musica” Torino, “Festival Scarlatti” Palermo (Italia); “Early Music Festival – Queen Elisabeth Hall” London (Regno Unito); Colmar, Ambronnay, “Cité de la Musique” Paris, Versailles (Francia); “Oude Muziek Festival” Utrecht, “Flandern Festival” Anversa, Amsterdam (Paesi Bassi); Salisburgo, “Styriarte” Graz (Austria); “Fundacao C. Gulbenkian Lisbona” (Portogallo), Festival Musique et Histoire (Abbaye de Fontfroide), l’Usher Hall (Edinburgh), Musica Antigua y Medieval (Alicante). La discografia comprende incisioni per Astrée-Audivis, Alia Vox, Decca, OPUS 111 e Tactus, oltre a registrazioni dal vivo per le Radio Italiana, Tedesca, Francese e Svizzera.

Elena Modena

Elena ModenaDiplomata in pianoforte, clavicembalo, organo, composizione, prepolifonia, è laureata in Lettere con il massimo dei voti, lode e menzione di stampa. Nel 2001 si è specializzata in canto funzionale presso il Lichtenberger Insitut für Gesang und Instrumentalspiel (attualmente Lichtenberger Institut für angewandte Stimmphysiologie, Lichtenberg, Darmstadt), conseguendo il diploma d’insegnante di Metodo funzionale della voce, ideato da Gisela Rohmert. Dal 1987 collabora stabilmente come Duo Claviere al clavicembalo, al fortepiano e nel repertorio vocale antico con Ilario Gregoletto, effettuando concerti in Italia, Belgio, Germania, Svizzera, Croazia, Slovenia e Polonia. E’ membro stabile dell’ensemble Claviere (repertorio rinascimentale e barocco) e di In unum ensemble (repertorio medievale) in qualità sia di voce sia di strumentista. Ha inciso per le case discografiche Rivoalto, in particolare con strumenti storici a tastiera (Duo Claviere), e Tactus, con repertorio liturgico medievale (Ensemble Oktoechos). Con l’Ensemble Oktoechos ha partecipato a numerose produzioni in forma sia di concerto sia di drammi liturgici.

Nel 2003 ha fondato a Vittorio Veneto il Centro Studi Claviere (dal 2004 in rapporto di convenzione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia per attività sostitutive di stage); le principali finalità statutarie sono la conservazione degli strumenti musicali di tradizione, la divulgazione della musica antica con criteri di studio filologici, la valorizzazione del repertorio sacro, la ricerca sul suono vocale. Dal 2006 è direttore artistico de La via al Santuario. Itinerario poetico, musicale e di conoscenza entro i luoghi della spiritualità, e dal 2009 di Luoghi dello Spirito e dell’Arte, iniziative sinora realizzate nel territorio bellunese.

Con Ilario Gregoletto si occupa dell’allestimento di esposizioni di strumenti musicali antichi, e ha curato i cataloghi delle mostre effettuate presso le sedi storiche di Casa Cima (2003, 2004 e 2005, Conegliano) e di Gaia da Camino (2007, Portobuffolè).

Dal 2003 è docente a contratto presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, facoltà di Lettere e Filosofia, dove attualmente tiene gli insegnamenti di Storia degli strumenti musicali (Corso di Laurea triennale in Tecniche Artistiche dello Spettacolo) e di Analisi musicale sp. (Laurea specialistica in Musicologia e Scienze dello Spettacolo).

Fra il 1987 e il 1993 ha pubblicato articoli di analisi musicale sulle riviste Quaderni Patavini di Linguistica, Quaderni di Musica/Realtà, Analisi, Diastema; occupandosi di analisi schenkeriana, ha curato in collaborazione con il Prof. Mario Baroni dell’Università di Bologna la traduzione italiana di Counterpoint in Composition di F. Salzer e C. Schachter, edita nel 1991 dalla EDT.

Per la Casa editrice Aracne ha pubblicato L’altrOrfeo. Considerazioni analitiche sulla vocalità (Roma, 2009) e Strumenti musicali antichi a raccolta (Roma, 2010).

Ilario Gregoletto

Ilario GregolettoNato a Vittorio Veneto, insegnante e concertista, si è diplomato in pianoforte e clavicembalo con studi in organo e strumenti antichi a fiato al  Conservatorio B. Marcello di Venezia. Si è presto dedicato all’interpretazione con criteri filologici: punti di riferimento sono stati Kennet Gilbert per il cembalo e René Clemencic per gli strumenti a fiato antichi. Ha tenuto numerosi (un migliaio circa) concerti anche per prestigiose istituzioni. Attualmente collabora con R. Croce, L. Lupo, E. Contini per il repertorio classico col fortepiano e barocco con il clavicembalo. Fondamentale la collaborazione con Elena Modena con cui, da alcuni anni, si  dedica anche al repertorio medioevale con strumenti coevi.

Ha all’attivo pubblicazioni di carattere filologico sulla storia degli strumenti musicali. E’ insegnante di ruolo in clavicembalo da oltre venticinque anni nei Conservatori italiani e dal 1991 ad oggi al Conservatorio J. Tomadini di Udine. Nel 2004 e nel 2005 ha insegnato al Conservatorio Buzzolla di Adria ‘Ornamentazione e Improvvisazione degli Abbellimenti’, come docente ospite, per il biennio di specializzazione e per l’A.A. 2005/2006 e 2006/2007 all’Università Cà Foscari di Venezia, Corso di Laurea in Tecniche Artistiche e dello Spettacolo, come docente a contratto per l’insegnamento di Elementi di Storia degli Strumenti Musicali; per l’A.A. 2008/2009 all’Università Ca’ Foscari di Venezia – SSIS – come docente a contratto per l’insegnamento di Storia e Didattica degli Strumenti Musicali.

Ha inciso più di una quindicina di CD per le Case Discografiche Rivoalto, Tactus e Brilliant con strumenti copie ed originali, in particolare clavicembali e fortepiani, appartenenti alla propria collezione personale che conta, con gli strumenti a fiato e gli archi del periodo medievale e rinascimentale, complessivamente oltre 50 pezzi.

In particolare hanno avuto particolare riscontro dalla critica specializzata i CD dedicati all’incisione di 25 Sonate per cembalo solo di Baldassarre Galuppi, e l’incisione integrale nel 2006, di un cofanetto di quattro CD della Brilliant con i Quintetti op. 56 e op. 57 di Luigi Boccherini per fortepiano e quartetto d’archi.

Gli strumenti musicali in uso in epoca medievale sono generalmente portatili. Dall’organo a canne alla viella, al liuto e all’arpa – da suonarsi rispettivamente con l’arco, con il plettro e con il pizzico, dai tubi sonori – il flauto, i cialamelli – alle percussioni – in metallo, legno o con membrana di pelle, in ogni caso abbiamo a che fare con strumenti a misura d’uomo, da suonarsi imbracciati, tenuti al petto o appoggiati alle ginocchia, oppure posti a contatto con le labbra. I loro tratti organologici riportano puntualmente al corpo umano e allo strumento ch’è insito in ogni uomo: la voce. Al pari della dotazione naturale della voce, agli strumenti il musico medievale chiede di concretarsi come propria parte integrante, pur nei limiti morfologici dell’oggetto, ideato dall’uomo per vibrare e risuonare. Forte di questa consapevolezza, dei propri mezzi costruttivi e dei materiali a disposizione – vari tipi di legno, leghe metalliche, pelle, budello – l’epoca medievale fa degli strumenti musicali oggetti dotati di anima, risposte multiformi al nostro riflesso musico, ch’è prima di ogni intento tecnico o tensione virtuosistica: ovvero, rapporto amplificato con il suono, in primo luogo con la propria natura vocale, che si manifesta direttamente nel canto. L’umanità degli oggetti sonori medievali risulta da numerosissime fonti iconografiche, dove il musico, spesso raffigurato in veste d’angelo, mostra prima della specificità dei tratti organologici un contatto diretto con lo strumento, di volta in volta imbracciato, tenuto alle ginocchia, agganciato alle spalle, sorretto dalle mani. Spesso il musico medievale canta e suona insieme, accompagnandosi con l’organo portativo, le cui canne risuonano tramite l’aria insufflata da un mantice, con la viella o la fidula, armate da tre a cinque corde strofinate dall’arco, pizzicando l’arpa oppure scandendo il ritmo con percussioni piccole; altre volte è solo cantore o solo strumentista, qui in particolare se impegnato con i tubi sonori – il flauto diritto nelle varie taglie, ovvero dimensioni del corpo ligneo e corrispondente estensione sonora, e il cialamello, dotato di ancia e per ciò connotato da una sonorità più penetrante rispetto al flauto. In ogni caso, esecutore agli strumenti o strumento esso stesso, è parte di un rito il cui significato profondo è l’evocazione di quell’intima unità cui l’uomo da sempre aspira.

Nel programma L’invisibile rivelato in alcuni dei brani di Hildegard von Bingen l’esecuzione vocale dialoga con la presenza di uno o più colori strumentali, per scelta interpretativa del gruppo; quasi sempre, infatti, nella musica medievale non compaiono esplicite indicazioni d’uso degli strumenti, poiché è il repertorio vocale, in quanto portatore di testo, a richiedere la maggior attenzione in termini di riporto documentato tramite la scrittura. Pertanto, molto del suonare è legato all’improvvisazione, che scaturisce dall’elaborazione strutturale dei brani vocali. Qui s’impiegano una viella grande, ossia tenuta a gamba, a tre corde, copia da una Bibbia miniata tedesca della seconda metà del XII secolo, conservata al British Museum di Londra; un organistrum, cordofono a ruota tratto dal repertorio iconografico scultoreo del Portico de la Gloria della Cattedrale di Santiago de Compostela (XII secolo); una lyra sassone, risalente al X secolo, cordofono a pizzico armato di sei corde; un’arpa romanica di influenza celtica con fregi a testa di cane (secolo XI-XII, da una miniatura del Salterio di Santa Elisabetta, Museo Archeologico Nazionale di Cividale). Tutti i cordofoni sono pregevoli copie realizzate da Paolo Zerbinatti (Mereto di Tomba, Udine). Della categoria dei tubi sonori, sono presenti il flauto diritto a blocco unico, caratteristico dell’epoca medievale, e il cialamello, aerofono ad ancia doppia di forma simile alla chiarina, ma in legno. Come percussioni, le campanelle intonate sulla gamma diatonica e le membrane semplici, tese su cornice lignea.

(Elena Modena)

 



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