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Tutto cominciò per caso nel 1986, quando ci fu l’occasione di allestire una mostra e gli organizzatori ci chiesero – a noi, Gianni Verna e Gianfranco Schialvino, i due adepti di Nuova Xilografia – di dichiarare a quale sodalizio fossimo associati, non prevedendo il regolamento l’organizzazione di eventi relativi a singoli artisti. L’occasione era ghiotta e, sorretti da un sano egoismo, non trovammo espediente migliore di quello di costituire un’associazione, unendoci sotto lo stigma di xilografi.

Abbiamo quindi, ormai da tre decenni, scandito con tre parole “passione-costanza-determinazione”, incise su solide matrici di bosso e di pero, il nostro impegno. Perché il nostro credo nel mondo dell’arte figurativa, da promuovere e difendere, è il linguaggio xilografico. Con mostre, conferenze, lezioni, laboratori didattici e sperimentali, dimostrazioni formative e cattedratiche, che ci hanno consentito di divulgare la tecnica xilografica, sulla quale l’amico Nico Orengo ebbe a scrivere «Nell’arte contemporanea c’è sovente un oblio verso tecniche che pur appartengono a un passato storico, ad una pratica sedimentata nel tempo e nei risultati: è una di quelle cesure ingiuste che fanno di una tecnica qualcosa di datato e obsoleto. Quasi che la modernità, la contemporaneità non volesse più usarle per non apparire abbastanza innovativa». Occorre a questo punto spiegare questa tecnica con una breve nota.

La xilografia, ossia la stampa realizzata incidendo tavolette lignee, è la più antica tecnica adottata per ottenere più esemplari di un’immagine impressa su fogli di carta. L’inchiostro viene spalmato sulla superficie dei segni che costituiscono il disegno, quella parte del legno che l’incisore non ha asportato dalla tavoletta lavorandola con le sgorbie o i bulini, e pertanto questa tecnica si definisce anche incisione a risparmio oppure stampa a rilievo. I legni più usati sono il pero, il ciliegio e il noce per la tecnica su ‘legno di filo’, quando cioè l’asse su cui si incide si ottiene segando il tronco dell’albero longitudinalmente, in senso parallelo alle sue fibre; si usano invece bosso, ulivo e ancora pero per la tecnica su ‘legno di testa’, che si ha segando il tronco in senso trasversale alla fibra. Nel primo caso lo xilografo ne inciderà la superficie con coltelli, sgorbie e scalpelli; nell’altro con i bulini o le ciappole,  che hanno la punta romboidale, ellittica o quadrata. L’inchiostro si stende poi sulla matrice con tamponi o rulli, e la stampa si ottiene attraverso lo sfregamento con una stecca del verso della carta poggiata sulla matrice inchiostrata o facendo pressione con un torchio, sia in piano sia con passaggio tra i rulli.

Angelo Dragone, critico torinese del quotidiano La Stampa, ci definì «operativo cenacolo a due» e su questa via proseguiamo – dalla prima fortunata esposizione Legni incisi per Montale, presentata in Europa e fuori, ad Ankara, Montevideo e Buenos Aires, le mostre a oggi sono già un centinaio – nell’unione dei linguaggi letterario e di figurazione: illustrando D’Annunzio e Leopardi, Yeats e Gozzano, mantenendo viva e attuale un’arte meravigliosa e antica, classica e rivoluzionaria, con cui si stampavano i tessuti in Corea duemila anni fa e i manifesti della Primavera di Praga nel 1968. Una tecnica facile e immediata: bastano un coltello, un pezzo di legno e un po’ di inchiostro. Unitamente alla volontà di essere artisti, di parlare liberamente di poesia, di cercare un ideale da realizzare e vivere con la consapevolezza di poterlo raggiungere.

Per festeggiare i trent’anni della nostra attività abbiamo scelto Milano, dopo l’Expo sempre più al centro dell’attenzione internazionale, costruendo in quattro sedi prestigiose una settimana dedicata alla xilografia, nostra e di tanti amici che abbiamo riunito attorno a Smens, una rivista di arte e lettere, stampata con caratteri di piombo e con le figure incise su matrici a rilievo, cui partecipano i più prestigiosi e abili xilografi di tutto il mondo, dal decano di quelli italiani Remo Wolf, fino a Jean Marcel Bertrand dalla Francia, Evgenij Bortnikov dagli Urali, il fiammingo Gerard Gaudaen, Leonard Baskin, Barry Moser e Penelope Jencks dagli Usa, Suzanne Reid dal Canada, Osvaldo Jalil dall’Argentina, WangWei dalla Cina, insieme a Salvo, Togo, Nespolo, Luzzati, Paladino, Casorati e tanti altri. Tutti a esprimersi, con bulini e ciappole, su un pezzo di legno per realizzare le xilografie a commento dei testi di Federico Zeri, Elémire Zolla, Ceronetti, Sgarbi, Ravasi, Orengo, Luzi, e ancora Norman Mailer, Alan Dugan, Philippe Jaccottet, Elena Loewenthal. Sono più di cento, con scritti originali, come le tavole incise, in pagine raccolte da musei e biblioteche di dodici paesi del mondo.



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