“[...] E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; [...]”
G. Leopardi

“[...La spiegazione] deve quindi lasciare inesplicata tanto l’intima essenza di una pietra quanto quella dell’uomo”
A. Schopenhauer

Immagino un paesaggio, sempre più spesso, come un luogo caratterizzato da uno scarso senso della possibilità, edificato su una complessa articolazione di enti a volte elusi o dimenticati lungo la catena dei significati. Immagino che gli elementi di questo luogo interiore siano copie, riscritture mai identiche di codici interpretativi dello spazio e del tempo che si adagiano su una superficie sempre più astrusa dell’inadempienza. Il rumore del vento, il caos e la melodia, le pagine di libri, i frammenti del cielo, un volto dimezzato, tutte porzioni di territorio in contemplazione così poco persistenti nell’assoluto.

L. V.

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Note Biografiche

Luigi M. Verde dimora nella piacevole quiete delle colline reggiane. Interessato ai rapporti tra arte e scienza, conduce una personale ricerca sulle relazioni tra segno fotografico e linguaggio. Ha iniziato a stampare fotografie in bianco/nero durante il periodo di studi in fisica. Attualmente si occupa di consulenza software come libero professionista. Ha collaborato per diverse attività culturali in Italia e all’estero, alcune sue opere sono state esposte presso: il Complesso Basilicale di Cimitile (Na), il Consolato d’Italia a Dortmund, la Städtische Galerie “sohle 1″ di Bergkamen, la Società Cicero Deutsch-Italienische Gesellschaft di Schwerin.

E’ raggiungibile al blog: http://ideografie.blogspot.com


Tiziana Verde
, sorella (anzi gemella) di Luigi ha curato il brano recitato di questo Paesaggio Impossibile.
Insegna da quindici anni in una scuola elementare di ‘frontiera’. Scrive. Ha pubblicato tre storie di sud: L’Ordine del vento, Il Testamento di Marlon Brando, Il Fazzoletto Rosso da cui è stato tratto il film “Del 1799″ di Vin Santini.

Pratica inoltre con rigore intransigente la nobile categoria dell’indolenza.

Danilo Casti, musicista e compositore autodidatta, esperto in composizione elettroacustica e live electronics.
Applica le sue ricerche musicali in diversi media, spaziando dal teatro di ricerca, alla danza contemporanea, al video e all’installazione. Fonda il gruppo OOFF.OURO, occupandosi della composizione musicale, della regia e della direzione tecnica degli spettacoli prodotti. Sviluppa nel corso degli anni un interesse verso le metodologie compositive in tempo reale, ricercando le diverse possibilità performative applicate alla danza e al video. La sua ricerca è volta prevalentemente alla modalità esecutiva del live electronics e alle possibilità gestuali della musica elettroacustica applicata ad altri media. Una critica profonda verso la società e di tutto l’ambiente sonoro contemporaneo spinge la sua linea filosofica verso influenze estetiche decostruttiviste.
Lavora come sound engineer e light designer per concerti e spettacoli teatrali. Insegna Acustica e Illuminotecnica alla scuola Namm di Cagliari.

Il brano di Danilo che ho scelto per dialogare con il parlato di Luigi Verde si intitola “Lux istantanea”.

F.V.



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