Il brano scelto per dialogare con la voce di Massimo Fioravanti è quella di Nazarkhan Sevara, esecutore di un branno tradizionale dell’ Uzbekistan dal titolo ‘ Yol Bolsen

Ella fece un lungo viaggio in Asia Centrale, in luoghi appena conquistati dalla nascente U.R.S.S.
Viaggiò in treno, sui carretti, in cammello e da un certo punto in poi, dopo Bukhara verso Khiva e verso Nukus, in barca sul fiume Amu Darja, l’antico Oxus.
Progettava di tornare a Mosca e poi in Europa attraversando il Lago d’Aral in nave, per poi ricollegarsi alla ferrovia.
In realtà l’arrivo dell’inverno gelò il fiume e il Lago, rendendo impossibile la navigazione.
Così con una lunga attraversata (500 chilometri) finale in cammello attraverso il deserto del Kyzyl – Kum
arrivò infine a Kazalinks e da li poi, tramite la ferrovia, a Mosca e infine in Svizzera.

Ella Maillart parla di un grande fiume navigato da grandi battelli, da caicchi, abitato da pesci, con una forte vegetazione sulle rive, di un grande lago Aral
pieno di vita e di gente. Tutto questo dopo lo sfruttamento selvaggio delle acque dei due fiumi Amu Darja e Sir Darja, i due grandi affluenti che
formavano il lago d’Aral, per irrigare con migliaia di chilometri di canali il deserto per la coltivazione intensiva del cotone, non c’è più.
L’Amu Darja, l’antico Oxus che aveva impressionato anche Alessandro il Grande, è oggi un ruscello, non scherzo, che finisce nel deserto
e non raggiunge più il lago che così non c’è (quasi) più.
Io, colpito dal racconto della Maillart e sapendo quello che ormai ne è del lago, sono partito per andare a vedere con i miei occhi…

“… a ventiquattro chilometri dall’Amu Darja, l’antico, grande Oxus che nasce dal Pamir. (…)Al momento delle piene, dopo le piogge d’aprile e il disgelo di giugno, questo grande fiume di 1400 chilometri è color cioccolata e ha una larghezza di tre chilometri, raggiunge il livello massimo di profondità, venti metri, in un tratto lungo trecento metri, dove il suo letto si restringe. (…) Sto navigando su quel fiume chiamato Oxus dai Greci, l’Oecus, l’Okus-Su, l’Acqua del Toro. (…) Mi imbarcherò dunque al più presto per la traversata del lago d’Aral. (…) Il dado è tratto. Mi imbarco. Il ritorno sarà impossibile: presto il gelo impedirà alle imbarcazioni di risalire il fiume. (…) Gli sciacalli ululano fra i canneti lungo l’argine, popolato forse anche da tigri. (…) Lungo le rive del fiume si distende un melanconico paesaggio di case abbandonate prossime a crollare insieme con le loro falesie erose dall’acqua. Sul greto, cammelli e barili d’olio: (…) Scivoliamo
davanti a lagune già coperte di un sottile strato di ghiaccio. (…) Nel grande porto di Kodjeili, distante duecento chilometri da Kantucjak, iniziano le ramificazioni del delta. (…) Nell’Amu Darja vive un pesce straordinario, lo skaferingus, che ha un suo uguale soltanto nel Mississipi. (…) Questa sera il paesaggio lungo le rive del lago d’Aral è grandioso nella sua desolazione: cielo e ghiaccio si confondono in un’unica grigia distesa. (…) Attraversiamo un ramo di lago ghiacciato, sulla cui superficie i cammelli si muovono a disagio, scivolando spesso.”

Ella Maillart

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Fabio Massimo Fioravanti

Nato a Roma nel 1955, dopo la laurea in Lettere Moderne segue i corsi del Centro Sperimentale di Cinematografia. Fotografo professionista dal 1980, collabora con riviste, case editrici, agenzie fotografiche, e con numerosi artisti – pittori, musicisti, scrittori – a progetti multidisciplinari comuni. E´ autore di reportage fotografici sul Giappone, l´Asia Centrale, l´India e l´Africa del sud. Ha pubblicato vari libri tra cui: Imagine Uzbekistan, Edizioni Novale; Per Alberto Moravia: Luoghi e Ricordi, Edizioni Empiria; Bambini in Uzbekistan, Edizioni T.T.L; Zui ganji. La vita dei Monaci Zen, Edizioni Editalia.
Principali mostre:
- “Antichi Costumi del Teatro Noh”, Castello Sforzesco, Milano, 1989
- “Da Sendai a Roma: un’Ambasceria Giapponese a Paolo V”, Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, Roma, 1990/1991
- “Un’azione pi ttorica Zen”, Biblioteca Nazionale Centrale, Roma, 1990
- “Studi d’artista”, Palazzo Savelli, Albano Laziale, 1993
- “La vestizione del Maestro Iwao Kongoh”, Teatro Kongoh, Kyoto, 1994
- “Luce e Materia: le sculture di Junkyu Muto”, Ginza Gallery, Tokyo, 2000
- “Comunità”, II Festival Internazionale della Fotografia di Roma, Scuderie Aldobrandini, Frascati, 2003
- “Imagine Uzbekistan”, Scuderie Aldobrandini, Frascati, 2007
- “Viaggio a Roma”, Palazzo delle Esposizioni, Roma, 2007
- “Per Alberto Moravia: Luoghi e Ricordi”, Empiria, Roma, 2008
- “Arte in forma di Libri”, Ministero dei Beni Culturali, Abbazia di San Nilo, Grottaferrata, 2009
- “Le Mani vogliono Vedere”, Centro Internazionale per l’Arte Contemporanea Sala 1, Roma, 2009
- “Zui ganji. La vita dei monaci Zen”, Museo Nazionale d’Arte Orientale “G. Tucci”, Roma / Museo d’Arte Orientale “Edoardo Chiossone”, Genova, 2010.



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