Presentazione

(…)  La ‘scoperta’ del deserto è stata per me, appunto, unica. Un luogo (o non luogo, si potrebbe anche definire) dove anche il vento era ‘rumore’, non suono. Qualsiasi altro mezzo di attraversamento diverso dai propri piedi o dal cammello/cavallo mi pareva estremamente fuori luogo: jeep, moto o altro che senso hanno? Sono occidente e nel deserto distolgono l’attenzione dal ‘senso’ di questo posto, tra i più profondi che abbia mai visto. Non è come per una cascata, per una cima innevata di una montagna, tutto poesia, bellezza, pienezza. Qui guardi l’orizzonte e puoi ‘sentire’ te stesso. E’ stata una folgorazione, non l’avrei mai pensato.

Luca Serasini

Il Didjeridoo usa un linguaggio sonoro, vibrazionale, un suono ancestrale, e suonato con disciplina respirando correttamente, così come i maestri Zen insegnano, le frequenze che fuoriescono entrando in risonanza con le parti interne e esterne del corpo umano.

(…)Il lavoro che svolgo è quello di decodificare alcune di queste frequenze che ho avuto modo di conoscere ed esplorare in Australia e che hanno l’effetto di aprire spazi sacri.

Attraverso il respiro corretto e il suonare ciò che si vede in uno stato di assoluto silenzio interiore, si stabilisce una connessione con un universo di energia cosmica.

(…) Lo Zen, il Chado, le esperienze maturate nei frequenti viaggi hanno fatto in modo di offrirmi un linguaggio con il Didjeridoo fatto di suoni, sogni e di essenza pratica. A. Biondi

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Luca Serasini

Nasce a Pisa nel 1971. Dal 1993 inizia ad interessarsi alla pittura e dal 1996 a tenere mostre collettive e personali in varie città usando un linguaggio poetico e surreale insieme, ma mai uguale a se stesso. Utilizzando infatti vari stili, materiali e tendenze, Luca vuole così ripercorrere i più interessanti movimenti artistici del ’900 riproponendone in modo personale gli ideali e i messaggi, soprattutto quelli sociali. Dal 2003 si avvicina ai movimenti di arte contemporanea (concettuale, arte povera), alla videoinstallazione per realizzare infine corto, mediometraggi e performance video. La serie fotografica “Around me” fa parte dell’esposizione collettiva di collage fotografici e fotopittura dal titolo Around me, il gesto, l’occhio, la parola che si terrà dal 1° al 16 Maggio 2010 a Montegemoli di Pomarance (Pisa).

Per approfondire la conoscenza di Luca Serasini: www.lucaserasini.it

Abitazione e studio: Calci (PI), via Ruschi 71

E-mail: info@lucaserasini.it This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it

Tel: +39 347 7574083

Skipe: pittore35

Antonio Biondi

Antonio Biondi, nato a Roma nel 1962, suona il Didjeridoo da più di dieci anni. Il Didjeridoo è uno strumento proveniente dall’Australia e appartenente alla cultura degli aborigeni, più esattamente alla regione nord dell’Australia, nel Northern Territory. Lì, perchè vivono le termiti, formiche che si mangiano l’anima del legno di eucalipto liberandola in forma naturale. Il legno viene successivamente dipinto e infine viene posta all’estremità più piccola un cordolo di cera d’api per rendere più facile il poggiare delle labbra sull’estremità dello strumento.

Antonio Biondi studia il Chado (l’arte di offrire il Tè secondo l’antica tradizione dell’Urasenke di Kyoto) da oltre dieci anni al ‘Centro Urasenke’ di Roma. E’ ceramista e produce oggetti per la cerimonia del Tè. Ora sto lavorando su un nuovo progetto che vede insieme il Chado, il Didjeridoo, lo Zen, la Ceramica giapponese (Raku). Il concetto è quello di proporre un percorso spirituale ascoltando la vibrazione di alcuni strumenti che lavorano su talune frequenze specifiche del corpo umano. Il progetto ha un nome, “Healing Music”, Music for Therapy e prevede alcuni incontri anche nei monasteri in Giappone, ma questo sviluppo è ancora in fase di studio.

Di certo c’è che l’unico linguaggio comune è il respiro. Il Chado è un’arte che permette di rendere tangibile uno stile di vita, il Didjeridoo è il suo linguaggio.

Cell. 3392184922

E-mail:  biondiantonio@yahoo.it

Il Didjeridoo »



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