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L'ora di Baum di Peter Dimpflmeier

L'orologio del tuo volto d'azzurre fiamme coperto offre in dono le sue cifre, la mia origine cercava e cercava, che finisce, ri- congiunti i cristalli piangono sommessi. P. Celan (da: Luce coatta, Mondadori, 1983)

Ecco un frammento del carteggio tra Peter Dimpflmeier e Francesca Vitale, che rivela una storia molto particolare nel vissuto di Peter, seguito da un augurio del fotografo alla sua intervistatrice...

Cara Francesca, Ti vorrei proporre due insiemi di immagini come ipotetiche Madeleines.
Una è L'ora di Baum: l'hai già vista in Camera Verde, è una madeleine che mi riporta all'infantile ma mai sopita passione per gli orologi, ma soprattutto agli ultimi anni di mio padre e alla sua appassionata indagine sul misterioso e, come poi scoprì, tragico destino di suo zio Fritz Baum, cui si riferiscono gli scritti visibili nelle immagini, associati all'orologio di suo fratello (mio nonno). I due fratelli Baum lasciarono separatamente Danzica da giovani (verso la fine del 19° secolo), viaggiarono ampiamente per il mondo e paradossalmente si persero completamente di vista proprio negli ultimi decenni di vita, quando all'insaputa l'uno dell'altro vissero entrambi in Italia. Terzo elemento delle immagini è l'albero ("Baum" anche lui, in tedesco!) che si affaccia alla finestra della mia camera.
(...)

Una vera madeleine agisce attraverso il gusto e l'olfatto aprendo vie altrimenti inaccessibili ad un viaggio di esplorazione dentro se stessi, che eludono quelle, troppo spesso senza uscita, della razionalità: sicuramente quanto di più lontano ci sia da una pagina web! Una bella sfida dunque, la tua rubrica, al rischio che della madeleine resti solo una criptica soggettività. (...)
Un caro saluto,
Peter

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Peter Dimpflmeier

Nato nel 1961 a Roma, si è laureato in Matematica nel 1987. Il suo interesse per la fotografia, iniziato nell'adolescenza, ha motivazioni prossime a quello per la matematica e la musica, legate alla scoperta di strutture e immagini innate. Nel 2005 ha partecipato alla mostra collettiva "La memoria, il giorno dopo", cui è seguita nel 2007 la personale "Erde! unsichtbar" ("Terra! invisibile!"), entrambe presso il centro culturale "La Camera Verde" di Roma.

Friedrich Jaecker

E' nato a Soest nel 1950. Dopo aver compiuto studi musicali a Detmold e ad Amburgo con György Ligeti, dal 1980 è professore di composizione alla Hochschule für Musik di Colonia. Come compositore è stato dapprima un costruttivista, come dimostrano "Descrizione di un declino" per orchestra e in "in excelsis" per tre strumenti a tastiera e tre percussionisti, entrambe del 1976. Dopo alcune svolte stilistiche, ha dato crescente importanza all'osservazione del processo compositivo in se'.

Nelle sue opere, realizzate con la massima economia di mezzi, suoni e note sono isolati da pause ed arricchiti da interrelazioni tali da generare un'impressione più di potenziamento che di rarefazione. Ciò avviene anche nella serie di composizioni "..., Ensemble" di cui fa parte il pezzo qui presentato, "Bratsche, Ensemble" del 1993. In qualità di musicologo ha svolto ricerche approfondite e chiarificatrici sul controverso metodo compositivo di Giacinto Scelsi; si veda p.es. "Der Dilettant und die Profis; Giacinto Scelsi, Vieri Tosatti & Co." in MusikTexte 104 (2005).