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Laafi Bala! di Menna-Laneri
La conoscenza è durante il viaggio, ma la conoscenza è a monte del
viaggio.
f.v.
Legge bene Maristella Campolunghi, quando nella prefazione al
testo Laafi Bala di Grazia Menna (Roma, La Camera Verde,
2007) scrive che “Gli indigeni gli uomini, le donne, i bambini,
gli oggetti feticistici sono stati ritratti con un’impostazione
estetica, non documentaristica”.
Ci si accorge subito infatti, che i suoi non sono semplici
reportage antropologici, quasi formalmente antichi, come
potrebbero sembrare di primo acchito ad un occhio inesperto. In
realtà sono ritratti d’arte di un’estrema contemporaneità e a
questa si rivolgono, anche nel segnalare una presunta deformità,
presunta, ma anche reale. Ma nello stesso tempo si distanziano
dall’arte dell’iperrealismo per segnalare diversamente una
vicinanza tra chi ritrae e chi è ritratto: in fondo la deformità
è anche la nostra.
(cliccare sull'immagine ...)
Lo specchio. Sottolinea sempre Maristella Campolunghi, che “nell’era del digitale l’autrice ha utilizzato il bianco e nero per ottenere il massimo della resa affidandosi per il resto alla spontaneità del pathos” e che “il colore sarebbe stato invasivo così fluorescente, moderno, strech…una distanza ci vuole… racconta meglio la fotografia, si sarebbe disturbato il puro racconto fotografico”. Racconti quindi di viaggi vissuti da dentro, narrati attraverso gli sguardi, gli scatti, di volti anonimi e non attraverso il proprio sguardo sul ‘paesaggio con figure’, come spesso vengono realizzati oggi i reportage fotografici. Nessuna connotazione geografica, ma anzi la sua perdita, lo smarrimento, fino al grido di riconoscimento: Laafi Bala!. Per entrare infine nell’essere umano più genericamente inteso, L’Essere Umano, imprigionato nel suo fotogramma senza fondale, senza tempo.
Grazia Menna
Vive e lavora a Roma. Nell’ ‘83 il primo contatto fisico con una reflex, contatto che negli anni si evolve, dandole la possibilità di partecipare ad eventi fotografici di rilevo quali il “Premio Sebastiano Oschmann Gradenico” e le varie edizioni di Photogrammatica, tutte a cura di Cesare Nissirio e Giovanni Semerano, culminando quest’anno con la partecipazione a “FotoGrafia – Festival Internazionale di Roma”. Lo stile fotografico proposto ha la sua essenza, nei fermi immagine, non puramente reportistici quanto d’estrapolazione, scomposizione dell'immagine corretta in frammenti per travalicare ed abbattere, con l'utilizzo del 50mm, la distanza tra soggetto-fotografante e fotografato. Una continua ricerca, con tagli estremi e violenti, per arrivare al riconoscimento ed alla valorizzazione delle differenze. In Camera Verde espone la prima volta nel 2004 con il lavoro “Percezioni Scomposte”, reportage dall’Orissa – India, quindi nel 2007 propone un lavoro di indagine sull’Africa tribale, l’Africa del Burkina Faso. Da questa mostra il libro a catalogo edito da “La Camera Verde”.
Roberto Laneri
Ha studiato filosofia all'Università di Roma e si è diplomato in clarinetto presso il Conservatorio di Santa Cecilia. Dal 1968 al 1975 è vissuto negli Stati Uniti, dove si è laureato in performance e composizione alla State University of New York at Buffalo (B.A., M.A.) e quindi all'Università di California, San Diego (Ph.D.). Tra i suoi molti maestri, Lejaren Hiller, Charles Mingus, William O. Smith, John Silber and Keith Humble hanno lasciato le tracce più durature. Attualmente insegna al Conservatorio L. Cherubini di Firenze. Membro del Center for the Creative & Performing Arts e del SEM Ensemble di Petr Kotick, per oltre 15 anni si è dedicato all'esecuzione e composizione di musica contemporanea. La scoperta delle tradizioni musicali extra-europee e del Canto Armonico, avvenuta nel 1972, lo ha condotto in seguito ad una sintesi personale di tecniche vocali e compositive che va oltre le coordinate geografiche e temporali. Per questa Madeleine abbiamo scelto il brano musicale Mongombi II, tratto dal CD Memories of the Rain Forest, un lavoro del 1994. Per ulteriori informazioni sull’attività presente e passata di Roberto Laneri potete consultare il suo sito all’indirizzo: www.robertolaneri.net