Nuovetendenze
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Nostalgia della luce di Bavcar - Jarrett

“Questa penombra è lenta e non fa male; / scorre per un mite pendio/ e somiglia all’eterno./ Gli amici miei non hanno volto,/ le donne sono quello che furono in anni lontani,/ i cantoni sono gli stessi ed altri,/ non hanno lettere i fogli dei libri./ Dovrebbe impaurirmi tutto questo/ e invece è una dolcezza, un ritornare”
J. L. Borges, da Elogio dell’ombra

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Evgen Bavcar

Le sue foto sono strane, magiche, giochi di contorni luminescenti contro sfondi scuri. Un´atmosfera surreale un po’ alla Zavattini. Sembrano dire: così vedono i ciechi, nel modo in cui si sfiora un fiore. O forse siamo sempre lì: abbiamo fatto dell´arte di vedere il mestiere della nostra vita, ma la realtà ci sfugge, e i sentimenti rendono più confusa la nostra visione. Saramago, nel suo romanzo Cecità scrive di un´epidemia che fa sprofondare nelle tenebre la popolazione di un paese immaginario, e proprio nel mondo delle ombre i protagonisti scoprono aspetti sconosciuti di se stessi e del mondo che credevano di conoscere. Bavcar insiste: «Impedire a me di fotografare perché sono cieco significherebbe affermare che le immagini le fa la macchina, e non la materializzazione di un´idea, di un desiderio. Un giorno il destino mi ha portato una donna, un amico mi ha chiesto di descriverla. Ho toccato i suoi capelli e ho pensato: è come un´arpa sostenuta dal vento. Ho accarezzato il suo volto: un orologio, rotondo, preciso, perfetto. Ho sfiorato la sua bocca, una ciliegia nel mese di maggio». Nessuno di noi vede mai tutto. Bavcar è stato anche in un altro tipo di buio, disperato e infernale. «Nell´anniversario della liberazione dei campi di concentramento sono andato con un mio amico, invalido di guerra, Boris Pakor, 91 anni, scrittore, a Struthof inAlsazia. Toccare il forno, per me è stato terribile. Lui mi ha sussurrato: io qui ho portato i cadaveri. In quel momento lui mi ha dato un´autorizzazione etica a fotografare. Sono tornato al campo di notte, ma le due ragazze che mi accompagnavano non ce l´hanno fatta, sono scappate. E’ dai lati più oscuri della terra che bisogna cercare la luce. Perché comunque anche se debole e fragile una luce c´è sempre. Di mattina mi hanno portato a pranzo, lì vicino. "Non posso", ho detto. Si sogna ad occhi chiusi. Si ritorna nei luoghi visti, senza poterli più vedere. Bavcar guarda e ti guarda. Occhi azzurri. La vita è carogna, come la nostalgia. Allora capisci: la luce si perde, ma non si dimentica. Evgen, per favore, scatta”.
Il giorno e la notte nella fotografia di Evgen Bavcar »

Emanuela Audisio, La Repubblica   22-02-2005 Tra i testi di Evgen Bavcar ricordiamo: Nostalgia della luce (Milano, Motta, 1995); Le Troisième œil, Il terzo occhio, edito dal Grenoble di Napoli in occasione di una sua importante retrospettiva italiana nel 1997 e un’autobiografia ancora inedita in Italia, Le Voyeur absolu, Parigi, Seuil, 1992.

Keith Jarrett

“Non ho nemmeno un seme quando comincio. È come partire da zero” K. Jarrett

Non servono parole di presentazione per Keith Jarrett, pianista, clavicembalista e compositore statunitense. È considerato tra i più importanti pianisti jazz viventi, ma come esecutore è capace di spaziare dal jazz alla classica, passando attraverso mille suoni e armonie. In questo caso il brano da lui eseguito, che dialoga con la voce di Evgen Bavcar, è tratto dal CD ‘The Melody At Night.With You’. Gli autori del brano sono Howard Dietz e Arthur Schwartz e il titolo è Something To Remember You By.

Per saperne di più su di lui si può comunque consultare il sito: www.keithjarrett.it/