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Maria Teresa Stoduto
Sono nata in Abruzzo, in agosto, al mare, qualche decina di anni fa, mentre i
miei erano in vacanza. Tutta la tribù dei parenti ed amici la sera precedente
aveva festeggiato il compleanno di mio cugino. Mia madre per il troppo ridere è
scivolata dolcemente dalla sedia del bar, finendo seduta a terra nell’ilarità
prorompente degli altri. Nessuna conseguenza.
Poi tutti a casa a dormire: all’alba le doglie.
Sono nata in tre ore e con due settimane di anticipo. Senza alcun problema e
senza corredino, gli amici di spiaggia e tutta la combriccola mi hanno
omaggiato di un corredo improvvisato.
Forse è per questo che mi piace l’ironia, un sorriso in fondo non costa niente.
Negli anni avevo scritto di tanto in tanto, ma solo per me. Mi sono divertita a
scrivere questo racconto un po’ strampalato ad un breve corso estivo di
scrittura a Lucca, dove vivo. Dopo essere stata per più di vent’anni a Roma.
Il primo lavoro, ormai a metà, raccontava di una cronista in Etiopia e fu
inghiottito per sempre dal mio computer. Allora in fase sperimentale e
provvisoria, coi fili penzolanti come un malato terminale, grazie agli
interventi creativi e a volte decostruttivi di mio figlio.
Accadde poi realmente uno scambio e nella mia cassetta postale trovai una busta
di un signore con un un altro indirizzo e così in pochi giorni buttai giù
l’avventura di Giulia.
Rileggendola ho trovato significativo l’uso dei colori. La mia vita ne è piena,
anche quando è grigia, oserei dire anche quando è nera, se si lascia uno
spiraglio aperto, prima o poi, un po’ di luce arriva.
Anche le poesie mi hanno accompagnata quasi sempre, insieme alla pittura e ad
altre forme di sperimentazione creativa.