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La razionalità nascosta delle cose nella poesia di Anna Laura Longo
Che
cosa c'è dietro le cose? - sembra chiedersi Anna Laura Longo nella sua
seconda silloge, Nuove rapide scosse retiniche (Joker, 2009),
proseguendo il lavoro di esplorazione sulla poesia raccolto in Plasma
(Fermenti, 2004). Ma soprattutto: che cosa c'è dietro la scrittura? La
giovane autrice romana risponde con azioni creative plurime e composite
spaziando, grazie alla formazione umanistico-musicale, dall'attività
pianistica e concertistica a quella di performer con allestimenti
verbo-visivi (anche in forma di libro) e con stesure di testi e partiture
di segni che ben esprimono la sua cultura contemporanea. Per entrare nel
merito di Nuove rapide scosse retiniche, sempre che si abbia qualche
rudimento di scienze fisiche, si può iniziare dalla nota sui risguardi di
copertina firmata da Sandro Montalto: "l'occhio osserva e si muove non in
maniera fluida ma a scatti (il titolo del volume allude ai movimenti
saccadici), e questi scatti ricordano i salti quantici degli elettroni, i
quali a loro volta ci rimandano all'atomo e ai concetti di vibrazione […]
Una poesia - finalmente - consapevole dello stato delle cose, della
complessità del reale, della simultaneità, della discontinuità." Come a
dire che la lettura, senza pretesa di addentrarsi nella filosofia della
scienza, procederà per fotogrammi, associazioni, folgorazioni. Così accade,
di fatto; e come in un sogno o in un incubo l'universo sembra mutare in un
<<continuum / parto>> a più dimensioni, curvato sì dalla presenza della
materia, ma anelante parimenti a <<solvere vincula>>. Un diapason di
suggestioni che ricalcano gli elementi all'apparenza estranei disseminati
da Anna Laura nella tessitura dei versi, nell'ideazione dell'opera, come il
collage a pag. 17 (profilo simil-Polifemo <<con due linee passanti>>); o, a
pag.23, la cucitura simil-sorcetto in filo bordeau su carta nuda; o la tela
bianca delle <<Ribattute sillabe neganti>>, con due orifizi di diversa
grandezza, su facciata vuota (pag. 36), insieme a varie altre licenze
tipografiche. Spunti di originalità certo non fini a se stessi, ma messaggi
che si espongono a essere interpretati o persino a essere fraintesi, o
caricati di inattesi significati, un po' come avviene con le disturbing
images di Bacon, o con i "libri" di Munari. Forse ci si avvicina al vero
provando a considerare tali riempitivi non come una trama che si avvolge a
gomitolo, ma come una via di 'mezzo', simile a quella che costringe l'ago
della bussola a cercare il nord, la parola a dialogare: <<Veramente larghi
sulle ringhiere / - poi spremuti al sole - / i solchi delle domande. //
Siamo lievi se parliamo di notte / su una sabbia atavica e premurosa. //
Questa strada è in qualche modo nuova / quando il collo si espande / e
profuma di tigre.>> Nonostante la crudezza di certe percezioni, nella
raccolta aleggia la fiducia in un ordine che è dietro le cose, in una
razionalità nascosta che chi scrive, per via saccadica o sinoptica, o
rifratta, può penetrare e verbalizzare. Da qui la centralità dello
'strumento' (<<Allenare la voce / su un recipiente per l'acqua >>), delle
sue modulazioni: voce <<lustra>>, <<mitigata>>, <<smunta>>, <<lapidaria>>,
<<sintetizzata>>… Una accorta gamma di timbri da forte-piano, con una
declamazione possibilmente priva di peso emotivo: un suono davvero nuovo,
venato di eros, attraversato da sinistre inquietudini corporali: <<Si ciba
dunque il corpo di creta, / vuole forse grondare di gesti taciti / ma
seminali. // Restavi seduto sull'ossatura intatta / come sul letto di un
fiume.>> A libro chiuso, resta insoluto il dubbio sul rapporto che
intercorre, nella realtà, fra chi osserva e chi è osservato, tra chi scrive
e chi legge, nonostante le certezze della fisica quantistica. Questo per
dire che l'interattività dell'opera di Anna Laura Longo - e di ciascuna
opera in generale - dipende anche dalla creanza del lettore, il quale si fa
testimone delle pagine attraversate registrando sul proprio occhio, come
sulla propria psiche, le scintille dei frattali. Nel caso nostro, col già
detto, questo è quanto: <<Abitando una parte del corpo divincolarsi / con
fragore acerrimo solvere vincula>>, <<Tendi la schiena vivente / e
fiduciosa>>, <<la luce è ancella su una moltitudine / di danneggiamenti.
Notte salda, / impermeabilizzata: / coglila da lontano / -anche
muscolarmente- // La sua Forma è bucata / da essenze e ricercatezze. //
Basterebbe strapparne l'onda / che è sperduta e furtiva / come cadendo.>>
Germana Duca Ruggeri